Governance globale

 

Gabriella Carlon
17-10-2026

Nello scorso mese di giugno lo SCIO (State Council Information Office) del Governo cinese, nella ricorrenza della fondazione dell’ONU, ha pubblicato un Libro Bianco (clicca per leggere) dal titolo Governance Globale più giusta ed equa: Principi, proposte e azioni della Cina. Il documento è interessante perché propone una possibile visione del mondo dopo l’evidente tramonto dell’ordine stabilito a Yalta. Si prospettano sia principi teorici che possono guidare il nuovo assetto del mondo sia possibili azioni in cui la Cina si ritiene impegnata.
Il Libro Bianco fa seguito e sintetizza altri documenti elaborati dal Governo cinese intorno a temi globali: Global Development Initiative, Global Security Initiative, Global Civilization Initiative, Global Governance Initiative. Ciò testimonia lo sforzo teorico e pratico della Cina per trovare nuovi modi di gestire il quadro geopolitico, che sta pericolosamente correndo verso guerre catastrofiche. La Cina, si sostiene nel documento, nella sua storia millenaria ha sempre cercato di realizzare una “grande armonia sotto il cielo”.
Il principio cardine è che i rapporti tra i paesi non devono essere governati dalla forza bensì dal diritto internazionale. Pertanto l’ordine mondiale avrà come centro l’ONU, che deve però essere rivitalizzata e riformata. Il Sud del mondo (che rappresenta il 60% dell’economia mondiale) deve ottenere una rappresentanza più equa: “Le ingiustizie storiche di lunga data devono essere riparate”; si deve riformare il sistema delle quote che governa il FMI e la BM; si deve rifiutare l’egemonia di alcuni per promuovere invece la pari dignità di tutti i paesi e soprattutto si deve respingere la competizione sfrenata a favore della cooperazione.
Infatti “L’universo ha una sola Terra, che è la casa condivisa di tutta l’umanità. I paesi non stanno guidando separatamente in circa 190 piccole imbarcazioni, ma a bordo di una singola gigantesca nave di futuro condiviso. Solo lavorando insieme e sostenendoci l’un l’altro possiamo navigare attraverso le tempeste delle sfide globali e navigare verso un futuro più luminoso”.

Principi fondamentali del nuovo ordine:

    • uguaglianza sovrana di tutti i paesi (non interferenza nei problemi interni);
    • multilateralismo autentico;
    • diritto internazionale applicato in modo equo e universale e non in modo selettivo;
    • sviluppo volto ai bisogni e alla sicurezza di tutti i popoli, superando l’ambito nazionale;
    • coordinamento e collaborazione tra tutti i paesi.

Azioni in cui la Cina si impegna concretamente:

      • prevenire gli scontri militari cercando di agire sulle cause;
      • attuare processi di disarmo nucleare;
      • agire per la sicurezza universale;
      • combattere il traffico di droghe e la criminalità internazionale;
      • svolgere attività diplomatica e presentare proposte di conciliazione nei conflitti in corso;
      • cooperare in primo luogo nei settori in cui è indispensabile: finanza internazionale, intelligenza artificiale, cyberspazio, cambiamento climatico, commercio, spazio esterno.

La Cina si impegna a coinvolgere in tali Azioni anche i paesi aderenti ai Brics.

Si sottolineano poi alcune iniziative già intraprese nell’ottica della cooperazione:
la Cina ha aumentato il proprio contributo al bilancio ordinario dell’ONU e delle sue agenzie dall’1% nel 2000 al 20% nel 2025 (gli USA dovrebbero versare il 22%);
la New Development Bank ha finanziato 139 progetti di sviluppo nei paesi del Sud del mondo;
la Cina ha promosso una Organizzazione intergovernativa, nata a Hong Kong nel 2025, per la mediazione consensuale delle controversie tra stati. Pur essendo ancora in fase operativa sperimentale, può essere una innovazione molto interessante.

L’Occidente ignora questo Libro Bianco: è troppo impegnato a cercare di mantenere l’egemonia mondiale con la forza delle armi, creando  la figura del nemico e cercando nel riarmo la strada per salvaguardare i profitti della sua élite. Se tale orientamento può essere comprensibile nei confronti degli USA, mi stupisce profondamente che venga perseguito dall’UE, che non si pone nemmeno il problema di trovare nuovi equilibri in un mondo ormai lontano da quello dominato dall’imperialismo otto-novecentesco.
Tra l’enunciazione dei principi e la loro realizzazione esiste sempre uno scarto e si vedrà come e quanto la Cina vorrà, o riuscirà, a colmarlo. Tuttavia mi sembra quanto meno opportuno conoscere e diffondere un documento che tenta lodevolmente di pensare un futuro dell’umanità senza guerre, con criteri possibili di equilibrio che possano dare stabilità a una situazione internazionale profondamente cambiata; inoltre si sottolinea il fatto che molti fenomeni presentano sfide che oltrepassano i confini nazionali. Di questo si dovrebbe dibattere pubblicamente nello spazio politico, dove tutti i soggetti in campo potrebbero dare il loro contributo.

Si tratta di prendere coscienza che solo collaborando con spirito di pace l’umanità potrà avere un futuro.

 

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