Gabriella Carlon
28-10-2026
Nell’ambito della campagna R1PUD1A, Emergency ha elaborato una proposta di legge di iniziativa popolare dal titolo “io obietto la guerra”, per la quale si stanno attualmente raccogliendo le firme. Numerose Associazioni sostengono l’iniziativa condividendone gli obiettivi, per dare attuazione all’articolo 11 della Costituzione. La legge vuole affermare il diritto all’obiezione di coscienza di fronte alla guerra, estendendo l’ambito dell’obiezione, oltre che al servizio militare vero e proprio, anche a tutte le attività connesse alla guerra e al riarmo.
I punti salienti della legge sono:
– istituzione presso ogni Comune di un Registro a cui possano iscriversi i cittadini di ambo i sessi che rifiutano di prestare il proprio corpo, il proprio lavoro e il proprio consenso alla guerra e al riarmo, quindi rifiutano la progettazione, la produzione, il commercio e la movimentazione di armi;
– gli obiettori non devono subire alcuna conseguenza negativa, né sul piano civile né su quello penale;
– per i cittadini dai 18 ai 45 anni, in caso di ripristino della leva obbligatoria, la registrazione vale come obiezione al servizio militare;
– il finanziamento relativo è a carico del Ministero della Difesa.
Non si può che plaudere a questa iniziativa, visto il contesto che ci circonda sia a livello nazionale che europeo e mondiale: sembra infatti che la violenza militare e la guerra agita o minacciata sia diventata lo strumento principe della politica internazionale.
La probabilità di un coinvolgimento diretto dell’Unione europea nella guerra, attraverso la NATO, si fa sempre più alta, anzi sembra addirittura auspicata, vista la decisione di procedere a un massiccio riarmo di ogni singolo stato per combattere la guerra ipotizzata contro la Russia. Si possono mettere a bilancio a debito le spese per il riarmo ma non quelle per la sanità!!
Il rifiuto di costruire una difesa comune europea induce a pensare che non si escluda una strategia che vede gli stati dell’Unione schierati su fronti contrapposti e in lotta tra loro. Comunque è evidente che l’attuale dirigenza dell’Unione ritiene che la guerra sia la via maestra per riattivare la produzione industriale e per risolvere la crisi sociale che si prospetta a seguito della crisi manifatturiera e dell’incognita rappresentata dall’Intelligenza Artificiale. Significativa di tale scelta politica è l’opposizione a risolvere le guerre in atto attraverso la via diplomatica, oltre al perdurante invio di armi all’Ucraina affinché la guerra continui, a costo della totale distruzione di quel disgraziato paese e del martirio della popolazione rimasta (si stima che circa metà della popolazione si sia rifugiata all’estero per salvarsi).
Inoltre in Europa non solo si è cominciato a riconvertire le industrie a fini di produzione bellica, ma anche a riconsiderare il ripristino della leva obbligatoria anche in paesi in cui era stata abolita o sospesa. Il quadro è molto variegato, ma la tendenza è all’aumento del numero dei militari sia nella forma del volontariato sia in quella dell’obbligo.
L’Italia non è da meno in queste scelte, impegnata a produrre e vendere materiale bellico a paesi in conflitto, contravvenendo alle sue stesse leggi che lo vietano.
Pertanto solo una legge che garantisca l’obiezione di coscienza può salvaguardare il diritto a sottrarsi all’obbligo di contribuire in qualunque forma al riarmo e alla guerra. La legge sull’obiezione di coscienza al servizio militare non aveva più ragion d’essere dopo l’equiparazione tra servizio militare e servizio civile, ma diventa di nuovo necessaria nella situazione odierna. Del resto sarebbe coerente con l’art. 11 della Costituzione, così disatteso dal ceto dominante.
Voglio essere ottimista. Cerchiamo di diffondere con il massimo impegno l’iniziativa di Emergency. Una massiccia adesione alla proposta sarà un chiaro segnale del rifiuto della guerra da parte dell’opinione pubblica. E chi ha il potere di decidere in merito non potrà non tenerne conto. E forse sarà possibile cambiare l’orientamento della politica estera dell’Unione.
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Il testo della proposta di legge (clicca per leggere)
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