Adriana F.
22-06-2026
Netta presa di posizione di Emergency che ha una lunga esperienza delle conseguenze drammatiche cui sono sottoposte non solo i militari, ma anche la popolazione civile dei paesi in guerra.
Sta ottenendo numerose adesioni la campagna R1PUD1A lanciata da Emergency, associazione indipendente e neutrale, nata nel 1994 per offrire cure medico-chirurgiche gratuite alle vittime delle guerre, delle mine antiuomo e della povertà. L’iniziativa intende dare voce a un’obiezione preventiva e di massa contro le ipotesi di intervento militare come strumento di risoluzione delle controversie tra gli stati. E l’appello (clicca) in pochi giorni ha superato le 70mila firme.
Il dato è particolarmente significativo in presenza di diverse situazioni conflittuali, assecondate o gestite (se non addirittura provocate) da chi persegue unicamente i propri interessi elettorali e/o finanziari, mentre si propone come “paciere” sperando di aumentare il consenso elettorale da parte dei suoi connazionali eignorando bellamente dei pareri contrari e gli allarmi delle poche figure istituzionali che hanno idee pacifiste presenti nel proprio paese e nei consessi internazionali.
In presenza di tanti scenari di guerra e di instabilità, Emergency – la Ong fondata da Gino Strada [1] – ha lanciato un appello in favore di un’obiezione di coscienza preventiva e di massa contro il ripristino del servizio militare per contrastare un ritorno all’idea che un intervento militare possa essere considerato uno strumento della politica. A fine maggio la campagna, denominata R1PUD1A, aveva già superato le 70mila firme coinvolgendo oltre 650 Comuni, 1.200 scuole, 300 cinema, teatri e festival richiamando al rispetto della Costituzione italiana e contestando il ritorno dell’argomento “guerra” nel dibattito pubblico e politico nel nostro Paese. Un appello che tiene conto delle conseguenze drammatiche non solo per i militari, ma soprattutto per i civili, che rappresentano circa il 90% delle vittime nei Paesi coinvolti in conflitti. Lo dimostra ciò che accade attualmente a Gaza, in Ucraina e in Sudan.
«Nel nostro Paese la leva è stata sospesa dal 2005, ma la legge prevede che possa essere riattivata in caso di guerra o grave crisi – ha affermato Emergency. – Ripristinare il servizio militare significa confermare una concezione di sicurezza internazionale costruita sulle armi, una visione che si scontra con l’articolo 11 della Costituzione italiana, che R1PUD1A la guerra come strumento di risoluzione delle controversie».
Come è noto, il fondatore di Emergency Gino Strada, ha insegnato che la guerra è una scelta che ha conseguenze drammatiche soprattutto per i civili, che sono il 90% delle vittime, come dimostra l’esperienzaultra-trentennale dell’organizzazione in Paesi coinvolti in conflitti, come accade attualmente a Gaza, in Ucraina e in Sudan. Eppure la consistente tendenza di riarmo, fino a ieri considerata inaccettabile, oggi viene presentata come “normale”, a fronte di uno scenario che appare sempre più conflittuale.
In questo contesto, la raccolta di firme da parte di Emergency ( il sito Emergency – clicca) contro la leva obbligatoria ha l’obiettivo di inviare ai decisori politici un messaggio forte e chiaro da parte dei giovani e della società civile: “NO alla guerra e alla militarizzazione della società”. Firmando l’appello della campagna R1PUD1A sul sito www.ripudia.it, gli italiani (uomini e donne a partire dai 14 anni) possono esprimere la propria contrarietà all’uso delle armi e verso qualsiasi ipotesi di ripristino del servizio militare, oltre al proprio impegno per la difesa dell’articolo 11 e di tutti i principi della nostra Costituzione, che contemplano una comunità di pace. Firmare l’appello sul sito di Emergency(www.ripudia.it) è quindi un atto pubblico con cui ognuno può rivendicare il diritto a dichiarare la propria indisponibilità alla logica bellica e all’uso delle armi, nonché a qualsiasi ipotesi di ripristino del servizio militare.
Altro obiettivo della raccolta di firme è quello di promuovere pratiche di monitoraggio civico, per identificare le infrastrutture materiali e simboliche che rendono possibile la guerra: non solo i nodi logistici delle industrie belliche, ma anche il sistema educativo. Altra finalità è quella di aderire o dar vita a iniziative dal basso, trasformando le scelte individuali in azioni collettive coordinate, capaci di incidere nel dibattito pubblico. La campagna è aperta a tutti i soggetti della società civile, uomini e donne a partire dai 14 anni.
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Note
[1] Emergency, nata per offrire cure medico-chirurgiche gratuite di elevata qualità alle vittime della guerra e per promuovere una cultura di pace, solidarietà e rispetto dei diritti umani, dalla sua fondazione è intervenuta in 21 Paesi curando complessivamente oltre 14 milioni di pazienti. Oggi è presente in nove Paesi del mondo, tra cui il Sudan, l’Ucraina e la Striscia di Gaza in Palestina.
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Disclaimer e note legali (clicca per leggere – puoi rivendicare diritti di proprietà su riferimenti e immagini)
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Sono favorevole all’articolo 11 della costituzione italiana che ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali così come sono favorevole al monopolio dell’uso delle armi da parte della comunità internazionale tramite i soldati delle Nazioni unite, deputate a risolvere i problemi relativi alla pace e alla guerra.