Nemici interni ed esterni

Gabriella Carlon
04-03-2026

Non so cosa stia accadendo negli altri paesi dell’Unione europea a proposito della “narrazione”, orchestrata da tutti i mezzi di comunicazione, relativa alla scelta di riattivare l’industria in crisi attraverso il riarmo. In Italia siamo immersi in una martellante propaganda che prepara il clima di guerra. Forse non ci rendiamo conto, ma se ascoltiamo o leggiamo con un certo distacco le notizie che ci vengono propinate, non possiamo non capire che siamo sottoposti a una rappresentazione del mondo circostante che ha poco a che fare con la realtà e molto invece con una strategia che alimenta la paura.
Fondamentale è la creazione della figura del nemico, che è la prima fase della preparazione della mente alla necessità della guerra. Il nemico esterno alla nazione è la Russia, che sta per invaderci, ma furbescamente aspetterebbe il 2030, quando noi saremmo pronti e ben armati. Sembra una comica, ma è quanto viene sostenuto anche dalla Presidente Ursula von der Lyen … E viene sostenuto con la massima serietà.
Il clima di guerra richiede però anche un nemico interno, subito individuato in chi non concorda con le scelte politiche del Governo. Chi manifesta il dissenso, fosse anche solo per le Olimpiadi, è un nemico della nazione, nemico dell’Italia: parola della Presidente Meloni. Dunque veri italiani sono quelli che approvano le scelte politiche delle autorità, gli altri non appartengono alla stessa patria.
Per non parlare dei partecipanti al corteo di Torino del 31 gennaio, che sarebbero i veri responsabili dei terribili disordini che si sono verificati in coda alla manifestazione: così il resoconto del ministro Piantedosi alla Camera. Addirittura il Ministro evoca le Brigate rosse (quando mai sono scese in piazza?) per alimentare la paura e farci credere che siamo in un momento di emergenza per la sicurezza: sono in pericolo lo Stato, la Democrazia, la stessa vita civile. Dunque sono necessari provvedimenti di urgenza: un ennesimo Decreto per la sicurezza, volto a reprimere la manifestazione del dissenso, a scoraggiare le manifestazioni di piazza, a limitare progressivamente la libertà di espressione. Senza risolvere il problema vero della sicurezza, che è un problema reale.
Fortunatamente abbiamo una adeguata risposta alla  lettura dei fatti operata dal Ministro da parte del Segretario del Sindacato dei lavoratori di Polizia, che riporta il discorso alla realtà. Vale la pena di leggerla quella risposta, (clicca) per capire di quale mistificazione siamo oggetto. Poche e isolate sono le voci che si oppongono, manca una risposta corale e diffusa. La propaganda volta a diffondere paura e odio  orienta l’opinione pubblica. E non si può pretendere che il comune cittadino, preso da mille problemi,  abbia tempo ed energie per documentarsi su  fonti alternative di approfondimento.
La strategia risulta efficace. Siccome nel clima di guerra il dissenso equivale alla diserzione, che non può essere tollerata, è bene abituare fin da ora i sudditi a remare nella stessa direzione del Governo. Uniti e compatti, passo dopo passo, verso la guerra.

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