“La Ue abolisce le rose di Gaza”

 

 

Accolte dall’Anp le richieste di modifiche dei sussidiari

Adriana F.
04-03-2026
“C’è stato un tempo in cui a Gaza fiorivano distese di rose, che i palestinesi esportavano nelle città costiere del Mediterraneo”, si legge in un recente articolo del Fatto Quotidiano (1). Ma l’Unione europea, che ultimamente non ne azzecca una, ha deciso che non va bene far conoscere questo pregevole aspetto del passato agli studenti della Cisgiordania occupata. Così ha chiesto e ottenuto dall’Autorità Nazionale Palestinese (Anp) la cancellazione i riferimenti alle “rose di Gaza” dai libri di testo scolastici delle dieci classi delle scuole elementari. Al loro posto si dovrebbe scrivere la seguente frase: “Israele è uno dei maggiori esportatori di rose in Europa e le rose sono un simbolo di amore e pace”. No comment!
Lo stesso articolo spiega che sono state messe al bando anche molte altre parole, tra cui sionismo, martiri, prigionieri, sfollamenti, rifugiati, muro di annessione, “Gerusalemme capitale della Palestina”. Bandito perfino l’inno nazionale palestinese dai libri di testo scolastici dalla prima alla decima classe elementare.

Ciò che potrebbe stupire di questa vicenda è che l’ANP abbia acconsentito a una richiesta così demenziale. Perché è come se un gruppo di paesi mediorientali imponesse alla UE di non usare l’Inno alla gioia di Beethoven come inno dell’Unione europea! Purtroppo la ragione c’è, eccome! Infatti la cancellazione di tale memoria storica del Paese è la condizione senza la quale non verrebbero consegnati gli aiuti da parte degli europei. Ossia di quei cialtroni della Commissione europea che per anni hanno visto solo le malefatte di Putin, ignorando  quasi del tutto la carneficina che stava accadendo in Cisgiordania ad opera del governo israeliano presieduto da Benjamin Netanyahu.  Ma oggi, purtroppo, l ’Autorità Palestinese dipende fortemente dagli aiuti europei sia perché deve affrontare una grave crisi finanziaria, sia perché Israele continua a trattenere oltre 4 miliardi di euro di tasse palestinesi destinate al bilancio dell’ANP.
Va poi aggiunto che da diversi anni l’UE fa pressione affinché i libri scolastici vengano modificati. Già nel 2021, l’Unione Europea aveva bloccato per 13 mesi oltre 220 milioni di euro di assistenza all’ANP. E nel maggio 2025 il Parlamento Europeo ha condizionato di nuovo i finanziamenti all’ANP alla rimozione dai testi scolastici di parole e frasi che possono essere considerate “antisemite” o “d’incitamento alla violenza”.
Nel frattempo alle scuole palestinesi mancano i fondi necessari, tanto per la crisi finanziaria, quanto per le tasse dell’ANP tenute in ostaggio a Tel Aviv. Inoltre da anni si verificano continue proteste e scioperi dei professori per i salari, causando interruzioni del servizio, ragion per cui ultimamente gli studenti frequentano la scuola solo tre giorni a settimana. Il risultato è un notevole peggioramento della qualità dell’educazione dei giovani, sempre a causa della guerra economica scatenata da Tel Aviv.

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Note:
Immagine di apertura: credit  Mahmoud Ajjour, The Palestine Chronicle

      1. Da un articolo di Roberta Zunini, pubblicato sul Fatto Quotidiano il 16-2-2026

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