Per la prima volta un Paese membro dell’Onu riconosce la regione separatista somala. Dura la reazione di Mogadiscio, mentre le grandi potenze prendono tempo. Timori che il precedente possa destabilizzare il continente africano. La reciproca convenienza degli accordi Israele -Somaliland.
Eraldo Rollando
02-03-2026
Corno d’Africa
E’ una regione chiave lungo uno dei principali corridoi marittimi globali, attraverso il quale transita circa il 15% del commercio marittimo mondiale e oltre il 30% del traffico containerizzato. Un’area di importanza strategica che convive con una cronica instabilità: tensioni geopolitiche, crisi umanitarie ricorrenti, conflitti interni, rischio persistente di estremismo e una forte pressione migratoria, in particolare su Gibuti (Djibouti).
Il Golfo di Aden e l’imbocco meridionale del Canale di Suez ospitano inoltre una delle più alte concentrazioni di basi militari navali al mondo.
Nove Paesi mantengono una presenza stabile, quasi interamente concentrata a Gibuti, grazie alla sua posizione immediatamente a sud dello stretto di Bab el-Mandeb, snodo cruciale che collega Golfo di Aden, Mar Rosso e rotta verso Suez.
Stati Uniti, Cina, Regno Unito, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e diversi Paesi dell’Unione europea presidiano l’area per tutelare interessi strategici e commerciali spesso divergenti, alimentando una competizione silenziosa ma costante, mentre nel Golfo di Aden e lungo le coste della Somalia una presenza navale internazionale pattuglia costantemente le zone in funzione antipirateria e a protezione degli attacchi dei ribelli Houti contro le navi dirette allo stretto di Bab el-Mandeb.
(una vista della capitale Halgeisa)
Nell’area, Il Somaliland, ex protettorato britannico, che nel 1991 si è separata dalla Somalia con una decisione unilaterale, rappresenta un’eccezione. Uno Stato de facto, ma non de juere, che ha costruito istituzioni funzionanti, organizzato elezioni regolari e garantito un livello di sicurezza relativamente elevato basato su una costituzione propria, un esercito e forze di sicurezza.
Una realtà in netto contrasto con la fragilità cronica della Somalia che, da tempo e in generale, è attraversata da un gran numero di conflitti interni legati al controllo delle risorse economiche e naturali del Paese, tra cui la richiesta di indipendenza della regione del Puntland. (clicca)
Ma il Somaliland non ha mai ottenuto un riconoscimento internazionale che garantisse la sua esistenza di Stato sovrano. Un disconoscimento che, nonostante la presenza di tutti requisiti per poterlo essere, la comunità delle nazioni ha sostenuto per timore di creare un precedente pericoloso, in un continente segnato da confini (che spesso si potrebbero definire bizzarri) ereditati dall’epoca coloniale.
La mossa di Israele
Il 26 dicembre 2025 Israele ha riconosciuto ufficialmente il Somaliland come Stato indipendente. Una decisione senza precedenti: Israele è il primo Paese membro delle Nazioni Unite a compiere questo passo.
La scelta di Israele ha ragioni di carattere geopolitico, economico e di partenariato , ma porta con sé serie controindicazioni. Infatti, la risposta della Somalia è stata immediata e dura. Il governo di Mogadiscio ha condannato il riconoscimento israeliano definendolo una violazione della sovranità nazionale e dell’integrità territoriale. Sul piano politico, la mossa rischia di irrigidire ulteriormente le posizioni della Somalia nei consessi internazionali e di alimentare tensioni interne al Paese già segnato da fragilità istituzionale e insicurezza.
Nel panorama africano, la decisione mette in difficoltà l’Unione Africana, storicamente impegnata a difendere il principio dell’intangibilità dei confini ereditati dall’epoca coloniale.
Le principali potenze globali restano caute: gli Stati Uniti evitano prese di posizione essendo impegnati a definire il “nuovo assetto del Mondo”, mentre la Cina guarda con sospetto a una mossa che potrebbe creare danno ai suoi interessi economici in Africa. La Russia, per il momento, si tiene alla larga avendo altre grane da risolvere.
Ma, nel frattempo, pendono situazioni dormienti che potrebbero rischiare il risveglio: oltre al Somaliland, tra le secessioni “de facto” più consolidate e con strutture funzionanti troviamo Taiwan, Cipro Nord, Transnistria, Abkhazia, Ossezia del Sud e Kosovo. Altre realtà sono invece meno definibili o legate a conflitti in corso.
Al momento non si vede all’orizzonte un’escalation militare, ma le conseguenze diplomatiche appaiono significative, soprattutto nei rapporti tra Somalia e Israele; a meno che l’attacco di Israele e USA all’Iran di venerdì 28 febbraio 2026 finisca per propagare le fiamme di guerra all’area del Corno.
I perché della mossa israeliana (un elenco non esaustivo)
La scelta geopolitica di Israele:
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- – Tel Aviv ha buone ragioni per proteggere il passaggio delle sue navi attraverso il Canale di Suez, prese ripetutamente di mira nei mesi passati dai ribelli Houti dello Yemen. Con gli 850 km di costa del Somaliland lungo il Golfo di Aden, Isra
ele può istallare una base di osservazione e contrasto di queste attività (varie fonti citano l’aeroporto internazionale di Berbera). - – Nell’area medio orientale l’Iran, che sostiene gruppi armati anti‑israeliani, costituisce il principale avversario di Israele. Il mondo arabo‑islamico non è un monolite, come si è portati a credere: alcuni Stati mantengono relazioni diplomatiche e commerciali con Tel Aviv, altri sono ostili, altri ancora mantengono un comportamento che oscilla tra pragmatismo e retorica.
Tra gli oppositori “irriducibili” troviamo Siria, Libano, Iraq, Algeria, Yemen, Libia, Iran, Pakistan, Afghanistan.
Netanyahu ha collocato questa mossa nel contesto degli Accordi di Abramo (clicca) segnalando la sua ricerca di alleanze pragmatiche con gli stati a maggioranza musulmana, per bilanciare o contrastare il pericolo iraniano.
- – Tel Aviv ha buone ragioni per proteggere il passaggio delle sue navi attraverso il Canale di Suez, prese ripetutamente di mira nei mesi passati dai ribelli Houti dello Yemen. Con gli 850 km di costa del Somaliland lungo il Golfo di Aden, Isra
Tra i numerosi e reciproci vantaggi economici, ne segnaliamo alcuni:
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- – Il Litio del Somaliland è una delle materie strategiche, disponibile in grande quantità e giacente inutilizzata. Un boccone ghiotto, sul quale Netanyhau ha posato gli occhi per la sua alta tecnologia, soprattutto aeronautica militare, e veicoli elettrici . In cambio il Somaliland otterrebbe un massiccio trasferimento di “tecnologia civile” per l’ammodernamento del Paese.
- – Il Corno d’Africa è da sempre un’area fortemente assetata e il Somaliland non sfugge alla cronica mancanza d’acqua. Il negoziato prevede che Israele installi impianti di desalinizzazione lungo la costa e realizzi sistemi di irrigazione a goccia a livello nazionale.
In cambio il Somaliland vedrà sorgere sul suo territori una catena di macelli e laboratori veterinari certificati, per consentire ai suoi allevamenti, forza trainante dell’economia, di soddisfare gli standard internazionali di esportazione di carni verso Israele e il mercato mediorientale.
In sintesi alcuni altri capitoli del negoziato:
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- Assistenza sanitaria: “Salvare il cuore di un bambino” e formazione medica
- Cybersecurity e “E-Government”
- Istruzione e formazione professionale
- Intelligence umana e antiterrorismo
- Scambio culturale e diplomatico
Concludendo
“Israele sta seguendo un modello di “Cooperazione Totale”. Integrandosi nei settori sanitario, idrico e digitale del Somaliland, Israele si sta rendendo indispensabile per la sopravvivenza della giovane nazione, garantendo che l’alleanza rimanga forte indipendentemente dai cambiamenti politici nella regione”. (fonte The Times of Israel)
Tutto ciò è da leggere, ancora una volta, nel contesto internazionale.
E tutto potrebbe accadere, in un Mondo colpito da cambiamenti epocali che, se mal controllati, potrebbero portare a sconvolgimenti dagli esiti imprevedibili.
Sarà così? C’è da augurarsi di no.
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