Clima e agricoltura. Carlo Petrini un uomo del nostro tempo depositario e divulgatore di antichi saperi e sapori.

Terenzio Lomi
8-09-2026

Anche quest’anno il clima è molto caldo. Forse più dello scorso anno. Non a caso l’ONU ha allertato la popolazione mondiale sull’aumento delle temperature causate dal El Nînõ, un fenomeno climatico globale che porta piogge abbondanti in alcune parti del globo terrestre e siccità prolungate in altre, riscaldando in modo anomalo le acque dell’oceano pacifico con gravi conseguenze sul clima .
Sono già diversi anni che questo fenomeno accade insieme a un altro: la Ninã, che invece raffredda le acque dell’Oceano Pacifico, portando anch’esso fenomeni climatici estremi e devastanti. Questi fenomeni e cambiamenti climatici provocano gravi e persistenti danni all’agricoltura rendendo alcune  zone della terra siccitose e incoltivabili, mentre altre sono interessate da piogge torrenziali e incessanti che, di fatto, rendono molte aree agricole non più fertili per molto tempo.
I notevoli danni causati da questi eventi provocano come conseguenza carestia di cibo per molte popolazioni. Con questi presupposti meteorologici in molti luoghi del mondo, a risentirne maggiormente è l’agricoltura, che sta diventando un settore sempre  più difficile da gestire e poco redditizio.
Negli ultimi decenni, infatti, l’agricoltura è stata programmata e organizzata come agricoltura intensiva, impiegando concimi  e fertilizzanti a base di sostanze chimiche di sintesi e con l’impiego di sementi geneticamente modificate, allo scopo di poter aumentare la produttività dei terreni, nonché la ciclicità dei raccolti. Infatti, attraverso l’ingegneria genetica, tali sementi vengono manipolate per poter sopperire agli stress climatici ed ambientali estremi, come la scarsità d’acqua e l’impoverimento organico dei suoli.

Carlo Petrini

Carlo Petrini (gastronomo, noto come “Carlin”, che purtroppo ci ha lasciato nel mese di maggio 2026) con l’organizzazione Terra Madre, da lui fondata, è stato uno dei pionieri del settore più attenti ai fattori climatici e quindi alla necessità di modificare il modo di coltivare la terra.
Il suo contributo è stato quello di diffondere fra i contadini di tutto il mondo l’idea di un diverso modo di fare agricoltura, privilegiando e divulgando un uso diverso di produrre le derrate e disaffrancando  molti agricoltori dal metodo intensivo di coltivazione dei terreni. Terra Madre, infatti, ha attuato una divulgazione capillare e responsabile al fine di informare ed  educare gli agricoltori, rendendoli  consapevoli e protagonisti del valore del loro lavoro e della qualità delle derrate alimentari da essi prodotte, riconoscendo prezzi più equi e sostenibili in modo da garantire un cibo più sano, valorizzando le comunità rurali locali e il cibo da esse prodotto, nonché il lavoro dei contadini ed i loro saperi.
Con gli stessi presupposti, il programma della FAO (Food Agricoltural Organisation), una sezione dell’ONU che punta a debellare la fame nel mondo, ricalca le stesse linee guida di Terra Madre che sono: promuovere la riduzione dello spreco alimentare, fornire supporto tecnico e logistico agli agricoltori, favorendo forme di innovazione e cooperazione fra le piccole comunità rurale nel rispetto e nella salvaguardia dell’ambiente.
Nonostante ciò, dopo la conclusione di EXPO 2015, che aveva come slogan “Nutrire il pianeta, energia per la vita”, il programma di eliminazione della fame nel mondo si è alquanto affievolito, se non interrotto. Ancora ieri, nel 2024, 673 milioni di persone faticano a procurarsi il cibo o non vi hanno affatto accesso. Nel 2025 si sono verificate emergenze umanitarie in Sudan e nella striscia di Gaza dove, a causa della guerra, il cibo scarseggia e provoca morti per inedia fra le popolazioni  dei due Paesi. Perfino in Italia, sempre nel  2025 (dati FAO), circa un milione e ottocentomila persone hanno faticato ad approvvigionarsi del cibo necessario per la loro sopravvivenza. Da questi dati emerge che molta strada rimane ancora da fare per poter garantire a tutta la popolazione mondiale risorse alimentari sufficienti.
Su un fenomeno di tali dimensioni cosa ci ha lasciato Carlo Petrini con i suoi insegnamenti e comportamenti? Innanzitutto che esiste uno stretto rapporto tra natura e umanità, e che la natura ci restituisce più di quanto noi uomini diamo ad essa quando viene rispettata nei suoi cicli naturali. Inoltre, attraverso le “comunità del cibo”, ha diffuso un nuovo approccio al modo di nutrirsi, privilegiando e valorizzando i prodotti e i cibi  locali, a soprattutto sostenendo ‟che ognuno di noi è ciò che mangia”. (Slow Food Italia)
Un’altra grande eredità che ha lasciato Carlin Petrini è che esiste un diverso modo di fare economia agricola, non più basandosi sullo sfruttamento delle risorse e degli uomini, ma attraverso un connubio armonico di saperi, risorse naturali, tradizioni e culture che possono agire in sinergia, evitando di devastare l’ecosistema e di mettere come unico obiettivo il profitto. Ha insegnato a tutti ad essere attori del  loro destino, ognuno nel proprio ruolo: coltivatori da una parte e fruitori dei prodotti della terra dall’altra, senza subire condizionamenti ma, soprattutto, consapevoli sulle scelte da fare rispetto alla produzione del cibo e all’alimentazione umana.

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