Terenzio Lomi
26-03-2026
“ La guerra dura finché qualcuno ci guadagna“ così aveva scritto Bertold Brecht nella sua opera teatrale “Madre coraggio e i suoi figli”. E chi più delle banche e delle istituzioni finanziarie hanno mani in pasta in questo lugubre business. Sono circa 679 miliardi di dollari il giro d’affari, a livello mondiale annualmente dell’industria bellica ( dati 2024), nonostante i report non siano sempre attendibili e precisi. Parte preponderante in questo lucroso affare svolgono le banche, ma anche i grandi fondi di investimento mondiali detengono azioni di aziende belliche; poche sono le istituzioni finanziarie che si esimono da questo redditizio affare per lo più rappresentate, in Italia, da piccole realtà (Banca etica) ed alcune casse cooperative rurali di territorio . Il problema diventa etico quando istituzioni legali (banche, fondi investimento) sostengono finanziariamente industrie belliche e nazioni dedite alla guerra.
È palese affermare che la fabbricazione degli armamenti da una parte giustifica la loro produzione come una normale operazione industriale manifatturiera , con l’impiego di maestranze che producono plusvalore che viene distribuito e tassato contribuendo allo sviluppo e al benessere economico e sociale; d’altro canto la commercializzazione e la vendita è esecrabilmente e moralmente condannabile essendo causa di guerre, morte e distruzione . Motivo di lodevole eticità sarebbe se, da parte di noi cittadini che siamo usi affidare i nostri risparmi alle banche tramite investimenti ed impieghi da cui riceviamo rendite più o meno vantaggiose , scegliessimo con più consapevolezza e conoscenza a chi consegnare i nostri soldi esimendosi di incaricare istituzioni finanziarie dedite a questo commercio di morte e guerrafondaio per non diventare complici inconsapevoli di questo squallido affare.
Alla luce di tutto ciò sarebbe interessante capire come mai in uno scenario economico generale di pesante crisi economica , solo il sistema bancario macini utili a nove zeri salvaguardando il proprio prestigio imprenditoriale elargendo risorse ( utili) ad opere benefiche e di welfare accumulate anche con il finanziamento al commercio e ai produttori di armi. Il sistema economico consolidatosi in questi ultimi anni dà forte impulso e potere al settore bancario/finanziario/assicurativo senz’altro di primaria importanza per l’intera economia , le stesse banche ci finanziano gli acquisti delle nostre case attraverso i mutui fondiari, oltreché la nostra previdenza integrativa attraverso l’investimento in fondi pensione che a loro volta detengono azioni di aziende belliche in cui vengono confluiti parte dei TFR dei lavoratori; la salute: attraverso polizze e convenzioni con cliniche ospedaliere, private , anch’esse il più delle volte partecipate nella compagine sociale dalle stesse banche o fondi, affermandosi ormai sostitutive del welfare pubblico finanziato dalla fiscalità generale però in perenne stato di carenza di risorse, causata, nel nostro paese, dalla diffusa evasione e da un sperequato carico fiscale a danno degli operai e pensionati e delle classi sociali più povere e disagiate a favore dei più abbienti evasori e possidenti .
Il sistema che viene oggigiorno chiamato capitalismo finanziario ha, attraverso le banche, consolidato il proprio potere soppiantando quello che era il capitalismo manifatturiero fatto di fabbriche e maestranze. Le banche ed il sistema economico dalle stesse rappresentato hanno dato un diverso aspetto alla società. I bisogni economici dei cittadini sono mutati e le banche sono diventate soggetti di prima istanza per il soddisfacimento di esigenze e necessità quali casa, salute, previdenza, investimenti, tempo libero, relax; ad esse si ricorre per espletare i normali bisogni della vita quotidiana di ognuno di noi, si può quindi affermare che il sistema delle banche sta sempre più coinvolgendo il sistema pubblico e privato in maniera capillare e totalizzante.
La legge italiana 185/1990 che regola il finanziamento al commercio ed alla produzione delle armi, nonché l’esportazione delle stesse, viene ritenuta fra le più avanzate fra i paesi occidentali in quanto, facendo riferimento all’art. 11 della nostra Costituzione (l’Italia ripudia la guerra…..), ne controlla la destinazione verso paesi che non sempre garantiscono libertà e diritti civili per i propri cittadini vietandone, a volte, l’esportazione, anche se ciò non avviene quasi mai poiché attraverso abili triangolazioni fra paesi, eludendo divieti ed embarghi. Tutto ciò sotto l’egida delle banche.
I capitali coinvolti in questo traffico di morte sono ingenti, non sempre, volutamente, di facile tracciamento e i dati sul loro ammontare non sempre sono acquisibili. L’Africa risulta essere il maggior mercato di sbocco per le armi anche se il primo produttore mondiale sono gli USA seguiti da Russia, Francia, Cina, Germania e, guarda caso, nonostante che l’Italia ripudi la guerra siamo al 6* posto come paese produttore di armi a livello mondiale . I latini dicevano: ”pecunia non olet” e quale detto per le banche è più calzante in questo preciso contesto.
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Note:
Foto di apertura: Il Global Mobile Artillery Rocket System (GMARS) da Esercito degli Stati Uniti
