Gabriella Carlon
26-03-2026
Mentre si sta discutendo del 20° pacchetto di sanzioni contro la Russia, il Parlamento europeo ha approvato (11 febbraio 2026) altri 90 miliardi di aiuti all’Ucraina, 60 dei quali destinati agli armamenti (da comprare dagli USA), in modo che la guerra possa continuare. Alla Conferenza di Monaco sulla sicurezza (13-15 febbraio 2026) si parla di vittoria sulla Russia, non si sa in base a quali dati di realtà. I governanti europei, cominciando dalla Presidente von der Leyen, sembrano piuttosto invasati dall’idea della guerra: infatti si oppongono al piano di pace per l’Ucraina, mentre appaiono entusiasti del piano di riarmo (che avrebbe come conseguenza lo smantellamento dello stato sociale). E in generale sembrano impegnati con ogni mezzo mediatico a creare un’immagine della Russia come ‟nemico comuneˮ. Ma l’opinione pubblica dei paesi europei non sembra altrettanto entusiasta di tale interpretazione, anche se non trova modi efficaci per esternare il rifiuto della guerra.
Però rifiutare la guerra non basta: bisogna trovare strade percorribili per costruire la pace. E, come tutti sanno, la storia dell’Occidente è stata spesso ambigua: nell’era moderna l’affermazione dei diritti umani non ha impedito che si praticassero colonialismo, imperialismo, razzismo. Ma è pur vero che l’Europa ha dato vita a un filone di pensiero che ha cercato di porre il diritto, interno e internazionale, e non la forza, a fondamento dei rapporti tra gli esseri umani. Perché non recuperare questo patrimonio?
Esiste un Umanesimo europeo che si alimenta da radici cristiane in Tomaso Moro, Erasmo da Rotterdam, Francisco de Vitoria e si sviluppa come pensiero laico dal giusnaturalismo di Grozio alla pace perpetua di Kant. L’Ottocento e il Novecento vedono la progressiva attuazione dei diritti umani, che si estendono dai diritti civili ai diritti sociali. Il Novecento ha visto gli orrori delle due guerre mondiali e dell’olocausto, ma è anche il secolo del suffragio universale (comprese le donne) e di un’attesa messianica laica di superamento del capitalismo che in Russia ha generato la rivoluzione dei soviet e nell’Europa occidentale, attraverso la socialdemocrazia e le lotte del Movimento operaio, ha favorito il welfare state per limitare lo sfruttamento del sistema economico capitalista. Stato di diritto, democrazia rappresentativa e uguaglianza come fondamento della libertà sono i pilastri che il Novecento europeo ha elaborato a vantaggio universale.
Ma, soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, sia tra gli individui sia tra gli stati si è individuata nella nonviolenza, cioè nella pace, la precondizione necessaria per realizzare libertà e uguaglianza, cioè la democrazia. Purtroppo questa visione radicalmente nuova, a cui hanno contribuito pensatori dell’Europa occidentale e orientale (basterebbe pensare a Tolstoj), oltre a pensatori di altri continenti, è rimasta pensiero minoritario, non è mai diventata opinione pubblica diffusa. Eppure bisogna uscire dal circolo vizioso che all’uso della forza sa rispondere unicamente che con un incremento dell’uso della forza. E in proposito è bene ricordare ciò che sosteneva Gandhi, ossia che la pratica “dell’occhio per occhio” conduce a un mondo di ciechi.
L’umanità è riuscita a regolamentare nell’ambito del diritto i rapporti tra le persone.
Non risolviamo con la clava le nostre individuali controversie, ma ricorriamo a un giudice terzo. Questo medesimo procedimento dovrà essere adottato anche per i rapporti tra gli stati. L’apparato dell’informazione lavora in senso contrario, ma si può costruire la pace futura dando vita a pensieri e prassi che sostituiscano la cooperazione alla competizione e la nonviolenza all’uso della forza.
L’umanesimo europeo ha ancora molto da dire. Orientare l’opinione pubblica verso pensieri di pace, di collaborazione in campo economico, di rispetto dell’altro anche se di civiltà diversa diventa un momento fondamentale nella costruzione di un mondo più umano, capace di usare la diplomazia al posto della guerra.
Passi importanti si erano fatti nel Novecento con l’istituzione dell’ONU e delle relative Agenzie, accompagnata dalla Dichiarazione dei diritti umani del 1948. Di qualche efficacia erano anche alcuni Trattati per la regolamentazione o la proibizione dell’uso di certe armi (bombe a grappolo, mine, bomba atomica).
Attualmente il turbo capitalismo neoliberale conduce l’umanità verso un uso sempre più accentuato e spregiudicato della violenza, sia economica che militare. Il diritto internazionale, sia pure mai applicato compiutamente, sembra addirittura cancellato dalla volontà di gruppi multinazionali straricchi che gestiscono il potere politico in modo arbitrario, usando la forza come unico elemento decisionale: l’Unione Europea, svuotata dei suoi contenuti ideali, appiattita sulla NATO a trazione USA, è diventata asse portante e complice di tale concezione, riducendo il diritto internazionale a pura retorica. Ma anche in questa notte della ragione, costruire un’alternativa è sempre possibile.
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“In questa notte della ragione, costruire un’alternativa e’ sempre possibile”. Cosi’ si conclude l’interessante analisi storico-culturale della prof.ssa Carlon.
L’alternativa alle guerre, alla perdita della democrazia e dei valori europei e’ una speranza di molti e penso che solo un nuovo Umanesimo multiculturale, che attinga non solo a quello europeo ma che sia soprattutto interprete di istanze e di aperture che si affacciano sulla scena internazionale, potrebbe essere l’alternativa al buio dei nostri giorni.
L’eurocentrismo e’ in crisi gia’ nella seconda meta’ del Novecento con le guerre, i totalitarismi, il razzismo e i colonialismi, ma finisce con la presa di coscienza che gli Stati Uniti non siano i continuatori dell’egemonia europea e del suo patrimonio culturale e valoriale, elaborato nell’eta’ moderna e nel XX sec. Questa illusione, alimentata negli anni Novanta del sec. scorso con la caduta del colosso sovietico, finisce con la crisi economica americana e con la comparsa di nuove potenze mondiali tra cui la Cina.
Oggi la politica di Trump, condivisa anche da Netanyahu, Putin e altri, ha dato il colpo di grazia alla cultura europea e all’Occidente affermando che l’uso della forza e della guerra sono le uniche vie percorribili per mantenere l’egemonia mondiale.
E’ in questo contesto di sconvolgimento di equilibri e di valori, insieme alle recenti guerre in atto, al riarmo europeo, al genocidio palestinese, all’invasione del Venezuela, al Medio Oriente infuocato, alla morte del diritto internazionale e alla presenza di partiti e di governi di destra che ignorano i disagi dei lavoratori, dei giovani, delle donne, dei poveri e smantellano istituzioni e il welfare state, che
diventa necessario un nuovo Umanesimo che coinvolga l’intera umanita’.
Diventa necessario un nuovo Umanesimo che sia portatore di dialogo e cooperazione, che riporti la pace e il rispetto del diritto, che tuteli il nostro pianeta, che garantisca una vita dignitosa e il diritto alla felicita’ dell’uomo senza distinzione di razza, di religione, di genere e di classe sociale.
E’ un progetto ampio che apre una nuova epoca, che si intravvede tra mille difficoltà, ma il cambiamento e’ alimentato in questi giorni dall’ inaspettata partecipazione al referendum sulla giustizia e da iniziative di protesta di movimenti e di organizzazioni internazionali che lottano per la pace.
I giovani, le donne, le associazioni presenti sul territorio nazionale e internazionale, il mondo della cultura e della Chiesa potrebbero essere gli attori dell’alternativa insieme ai moderni strumenti e ai nuovi linguaggi. Tra questi l’intelligenza artificiale che ha un potenziale di conoscenza ma che deve essere controllata per porsi al servizio dell’uomo e della verita’, i social che sono veicoli di confronto, di partecipazione e di mobilitazione che pero’ necessitano di regole per evitare manifestazioni di agressivita’ e violenza, infine la libera e critica informazione che non ha confini nazionali ne’ europei.
Questi strumenti sono spesso utilizzati dalle nuove generazioni che potrebbero essere un punto di forza per questo nuovo Umanesimo.
I giovani, spesso ignorati nei loro problemi e molti di loro costretti ad emigrare, hanno dimostrato di essere partecipi e consapevoli della realta’ nelle manifestazioni per Gaza, nella difesa della Costituzione, nella difesa del pianeta e nella quotidianita’ esprimendo passioni, tolleranza e condivisione per chi soffre.
Sta agli adulti dare spazio a questa nuova forza e porsi al loro servizio con l’esperienza e le conoscenze acquisite, rinunciando al protagonismo, a giudicare senza ascoltare e confrontarsi. In una societa’ che invecchia e’ necessario che gli anziani si abituino a dialogare e sostenere le nuove generazioni.
Anche le donne sono costruttrici dell’alternativa e voci portanti di questo nuovo Umanesimo. Spesso ignorate, vituperate, sottoposte a violenza e a discriminazioni si uniscono, collaborano e partecipano nei luoghi di lavoro, nel mondo civile e politico per far valere i loro diritti e disegnare un mondo migliore.
Di cio’ e’ testimonianza la manifestazione del 24 marzo in cui a piedi nudi hanno sfilato a Roma madri israeliane accanto a madri palestinesi per essere vicine alle donne libanesi, iraniane, ucraine che vedono morire in guerre assurde i bambini, i propri figli.
Hanno sfilato per una pace globale chiedendo che i propri figli non vengano uccisi e non crescano per uccidere. Questo movimento mondiale di donne chiede anche di essere presente ai tavoli di trattative per porre fine alle guerre, per esprimere il grido di dolore e la forza del cambiamento.
A loro bisogna riconoscere la capacita’ di perdonare, di dialogare e di costruire il futuro e la pace che gli uomini non hanno.
Anche la mobilitazione “No Kings” del 28 marzo contro le guerre e contro questa deriva autoritaria che investe molti paesi ha portato a manifestare per la pace in paesi europei, negli Stati Uniti e ha riunito a Roma piu’ di 700 associazioni, organizzazioni e movimenti.
Anche la Chesa e’ una voce significativa contro le guerre e Papa Francesco ha indicato le linee guida al cambiamento e al nuovo Umanesimo ponendo al centro i poveri, gli emigranti, la dignita’ del lavoro, la salvaguardia del pianeta, la pace contro la terza guerra mondiale a pezzi, il dialogo tra religioni e la diplomazia come soluzione ai conflitti.
Questo nuovo Umanesimo che non ha confini geografici, trainato dagli esclusi e da coloro che operano nel territorio per la pace senza far scalpore parlano e dialogano in modo nuovo e sanno intonare canti d’amore che lasciano sperare in un’alternativa di luce.