Democrazia e globalizzazione

Laura Mazza
10 aprile 2022

Si parla spesso di Democrazia, e proprio il nostro sito I quaderni del Corallo è nato con l’intento di sviluppare un tema che permea ogni momento della nostra vita anche se non sempre lo avvertiamo. [1]
Nei secoli precedenti, particolarmente durante il diciannovesimo secolo e anche parte del ventesimo,  i modelli di governo erano le monarchie, le dittature, le oligarchie.
Alla fine della Seconda Guerra Mondiale 1939-45 nacque in Italia, ma anche in altri Paesi, un sistema Democratico con procedure derivanti dalle Costituzioni. Si sono creati Parlamenti, Partiti, divisioni dei Poteri e riconoscimento delle Libertà fondamentali e dei bisogni universali dei cittadini per  garantire alla popolazione una maggiore equità.
Ma con il passare del tempo abbiamo assistito a un cambiamento molto importante: in generale i cittadini hanno compreso che la globalizzazione, per molti aspetti utile per scambi di cultura e di tecnologie,  aveva causato un’omologazione di pensiero, creando nuovi bisogni di prodotti del tutto inutili (ma presentati come “indispensabili” per vivere meglio). La delocalizzazione e la globalizzazione dei prodotti alimentari e  tecnologici hanno generato a livello planetario una concorrenza spietata per il massimo guadagno. [2]
Infatti, i Governi si sono trovati di fronte a una situazione molto particolare perché l’aumento della paga ai lavoratori avrebbe creato grandi resistenze da parte delle multinazionali e delle grandi fabbriche che attraverso la delocalizzazione avevano ottenuto un grande vantaggio economico.
A fronte di questa situazione abbiamo conosciuto l’astensionismo dalle elezioni, il populismo di molti parlamentari, e di conseguenza l’individualismo rispetto alle necessità generali.
Democrazia non può essere soltanto una parola, perché la Democrazia non può essere statica, anzi dovrebbe sempre rimodularsi di fronte ai cambiamenti che riguardano le nuove necessità che sorgono nel corso degli anni. Oggi manca il lavoro stabile, ma manca ancora di più la dovuta attenzione alla Sanità, alla Scuola, alle necessità dei cittadini, che non trovano interlocutori validi per fare giungere al Parlamento e al Presidente del Consiglio il loro punto di vista su cosa sarebbe utile per la gestione del Paese. Tutto questo perché è l’economia di mercato che condiziona anche le politiche nazionali, mentre le “assistenze” per i cittadini non portano guadagni ma “soltanto” un po’ di benessere, salute e cultura.
Inoltre la crisi della Politica ci ha mostrato che i Partiti sono spesso costituiti da persone che temono la caduta del Governo perché non avrebbero stipendi e pensioni, e dunque nessuno si azzarda a proporre qualche cambiamento sostanziale.
Oggi, la verità svelata ci arriva dalla tremenda guerra in corso tra Russia e Ucraina che ha messo in primo piano quello che la globalizzazione ci ha portato. Per il prossimo inverno non avremo abbastanza grano e non avremo abbastanza gas per le industrie e per il riscaldamento. Forse il gas e il grano costavano meno in altri Paesi e i prezzi dell’energia gestiti dalle aziende, addebitati ai cittadini con un margine di ricavo che faceva alzare le azioni in Borsa, oggi con la guerra in corso mostrano  prezzi più elevati che parecchie famiglie non potranno pagare. Il lavoro è una meteora che a volte c’è e a volte no e comunque, giusto per mostrare la situazione, in Italia non siamo ancora riusciti a fissare una paga oraria dignitosa per i lavoratori. In Francia è di 10,5 €, in Germania di 12,00 €,  in Italia di 9,00 €. Ovviamente anche in questo ambito nessuno si è fatto carico di chiedere un miglioramento.
Certo è che, nonostante le ripetute richieste, da parte degli esperti, di una modifica dei consumi e di investimenti per la transizione energetica, nessuno in Parlamento ha fatto un accenno alle energie rinnovabili, e ora i cittadini dovranno accettare i piccoli contributi governativi, che saranno insufficienti per compensare gli aumenti dei costi. In un contesto così difficile il Governo pensa solo ad incrementare le spese per il riarmo.

La situazione è sotto gli occhi di tutti, chissà se l’economia di guerra ci farà rinsavire, e… “io speriamo che me la cavo” nonostante lo sciagurato invio di armi. [3]
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Note

[1]   Vedi il tema POLITICA trattato su I quaderni del Corallo
[2]  La Globalizzazione di questi ultimi anni a partire dal 1989, ha in Milton Friedman, economista della scuola di Chicago, uno dei principali esponenti.)
[3] Io speriamo che me la cavo è un film del 1992 diretto da Lina Wertmüller e interpretato da Paolo Villaggio, tratto da un libro di Marcello D’Orta (1990).

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