Il mare che risale i fiumi, la salinizzazione di aree interne: un campanello d’allarme trascurato

La salinizzazione dei territori non è più un fenomeno da trascurare ma un chiaro segnale della crisi climatica in corso. Agricoltura, acqua potabile ed ecosistemi anche in Italia ne fanno le spese, eppure il dibattito pubblico e le scelte politiche nazionali e internazionali non sono sensibili a questo tema. Oggi lo ignoriamo, ma il prezzo da pagare in futuro sarà molto più alto di quello odierno.

Eraldo Rollando
10-06-2026
I Paesi costieri assaggiano l’acqua salata
Il fenomeno, chiamato intrusione salina (o cuneo salino), si manifesta quando l’acqua del mare risale i fiumi o si insinua nelle falde delle zone costiere più basse inquinando o sostituendo l’acqua dolce.
La bassa portata dei fiumi, visibile principalmente nei periodi di siccità, e la pressione del mare sulle coste e negli estuari sono determinanti nella creazione del cuneo salino. E quando i fiumi perdono la loro spinta, non riescono più a respingerlo.
Dal 2025 questi eventi sono considerati in aumento sia a livello nazionale che globale, tanto da far ritenere che la situazione non più figlia di fenomeni sporadici, ma una criticità ormai strutturale legata al clima e ai suoi cambiamenti.
In Italia, secondo l’Autorità di Bacino distrettuale del PO,  la risalita del cuneo salino continua a crescere con la diminuzione della portata del fiume: nel 2022 “è risalito fino a 40 km nel ramo di Po di Goro, con impatti sulle derivazioni idropotabili e sull’equilibrio degli ecosistemi deltizi”.  Sono significative le rilevazioni effettuate dai tecnici dell’Autorità che evidenziano come le precipitazioni condizionino fortemente l’inquinamento delle acque dolci. Nello stesso anno, infatti, il livello delle precipitazioni ha registrato il minimo storico con 55,7 miliardi di m³, meno del 50% dei 120 miliardi di m³ del 2014, abbassando drasticamente la portata del maggiore fiume italiano.
Quello dell’intrusione è un fenomeno lento e silenzioso: l’acqua marina entra nel delta dei fiumi, non si vede e non fa rumore, in questo aiutata dalla pressione del mare che, in alcune aree del pianeta, ha ormai innalzato il suo livello, e dalla subsidenza (abbassamento del terreno, in particolare nelle piane costiere).
C’è una precisa ragione per cui il fenomeno non è evidente: l’acqua di mare è più densa di quella dolce, quindi si insinua nel fondale del fiume e scorre sotto, facendo da cuscinetto. Da quella posizione aggredisce le falde sottostanti inquinandole e rendendole  non più idonee all’utilizzo in agricoltura e per l’alimentazione.
Un terreno ormai “salinizzato” non si limita a diventare meno produttivo, ma può addirittura non essere più utilizzabile per le coltivazioni: un dramma per le popolazioni che vivono su quei territori.  Così come succede per l’acqua potabile: quando le falde sono contaminate non saranno le eventuali piogge forti a modificare la situazione. Occorrerà intervenire con impianti e tecnologie costosi, e non tutti i territori potranno permetterselo.
Il fiume Gambia è paradigmatico di ciò che sta succedendo nei Paesi costieri lontani da noi:  “Il Gambia River, la principale fonte di acqua dolce per la coltivazione del riso, è quasi al livello del mare che infiltra acqua salata fino a 250 chilometri nell’entroterra contaminando pure gli affluenti.” (fonte: quotidiano Avvenire)
Il  Rapporto sulla Salute del suolo in Italia 2023 di Re Soil Foundation  fa notare che “ Circa il 7% delle aree agricole in Italia è a rischio. Il che corrisponde a circa il 4% del territorio nazionale”.

E i Paesi che sono lontani dalle coste?
Non solo i Paesi costieri sono colpiti dalle formazioni saline, anche diversi Paesi interni, senza sbocco al mare, ne sono affetti. In questi, la scarsità o completa assenza di precipitazioni, la deforestazione dei suoli, l’aridità indotta dall’aumento delle temperature del Pianeta, la presenza di aree con alti tassi di evaporazione favoriscono il fenomeno noto come “salinizzazione superficiale”.
E’ quanto si legge nel rapporto Fao “Global Status of Salt-Affected Soil”, prima valutazione dei suoli in 50 anni, dal quale emerge che oggi 10 Paesi (Afghanistan, Australia, Argentina, Cina, Kazakistan, Russia, Stati Uniti, Iran, Sudan e Uzbekistan) rappresentano il 70% dei terreni contaminati dal sale nel mondo.
Sempre secondo il sito Re Soil Foundation,  che cita dati FAO, “nei Paesi più colpiti da questo problema, lo stress da salinità può portare a perdite di resa delle colture, come riso e fagioli, fino al 70% … Il rapporto stima che l’area dei suoli contaminati dal sale sia oggi di 1381 milioni di ettari. Ovvero il 10,7% della superficie terrestre ”

Ma, vista in prospettiva, la situazione è destinata a peggiorare. Il Rapporto prevede che in base alla all’aumento delle temperature le aree interessate potrebbero raggiungere percentuali tra il 24% e il 32% della superficie terrestre totale (oggi stimata, appunto, al 10,7%). Dati che fanno rabbrividire.
E cosa si fa per contenere il problema?
Poco o niente. La miopia del genere umano sembra improvvisamente peggiorata, tanto da non riuscire a mettere in atto provvedimenti capaci di rallentare, o addirittura di bloccare il rialzo termico del Pianeta, contrastando quella che viene chiamata “crisi climatica”. E fa anche di meglio: se non si trattasse di situazioni drammatiche, verrebbe da dire che l’umanità sta “giocando” con 59 guerre sparse nel Mondo. Così si incrementa il fenomeno anziché  mitigarlo. Ma su questo terreno non si tratta affatto di miopia, bensì di vera e propria condotta criminale.

 

______________________________________________________________________________________
Disclaimer e note legali  (clicca per leggere – puoi rivendicare diritti di proprietà su riferimenti e immagini)
_______________________________________________________________________________________

 

Ambiente