Missioni di pace

Missione Unifil in Libano (fonte: forzearmate.ue)
Missione Unifil in Libano (fonte: forzearmate.ue)

Gabriella Carlon
25-11-2020
Pochi giorni fa si è celebrato il 17° anniversario dell’attentato di Nassiriya (12 novembre 2003), in cui 19 italiani (militari e civili) e 9 iracheni persero la vita. Gli italiani erano impegnati in una Missione di pace.
Ci si ricorda così che l’Italia è tuttora partecipe di numerose missioni militari all’estero. Argomento di cui poco si sa, soprattutto in merito agli obiettivi e ai risultati di fatto raggiunti.
Il Parlamento, con approvazione definitiva alla Camera nel mese di luglio u.s., ha votato il piano delle Missioni per il 2020, riconfermando quelle del 2019 e istituendone alcune di nuove.
Le Missioni, in totale 41, sono di vario tipo: ONU, NATO, Unione europea e bilaterali. In generale gli obiettivi delle Missioni sono: peacekeeping, addestramento esercito e polizia locali, lotta al terrorismo, contrasto all’immigrazione clandestina. Possono essere impiegati, per il 2020, fino a 7500 militari, con un costo di 1.114 milioni di euro per le missioni riconfermate, a cui si aggiungono le nuove con 1.125 militari e un costo di 47 milioni di euro (1).

Delle nuove Missioni le più rilevanti sono:
– IRINI (517 militari – costo 21 milioni) nel Mediterraneo, per controllare l’embargo di armi alla Libia, ispezionando le navi sospette;
– Missioni nel Golfo di Guinea (400 militari – costo 10 milioni) per contrastare la pirateria e per dare sicurezza agli impianti ENI che si trovano in loco;
– TAKUBA (200 militari – costo 15 milioni) in Mali, Burkina Faso, Niger, guidata dalla Francia, che controlla la propria zona di influenza nel Sahara. L’obiettivo ufficiale è combattere il terrorismo, ma forse si può pensare che si voglia anche contrastare l’immigrazione clandestina spingendo l’argine europeo sempre più a Sud.

Delle missioni riconfermate le più impegnative sono:
– Mediterraneo (varie Missioni per complessivi 1.500 militari – costo circa 120 milioni) con l’obiettivo principale di sostenere la Guardia costiera libica nel contrasto all’immigrazione clandestina, nonostante si sappia con certezza che i migranti rispediti in Libia subiscono soprusi di ogni genere, compresa la tortura. Ma questa è l’esternalizzazione della frontiera Sud dell’Europa.
– Iraq (varie Missioni per complessivi 1.100 militari – costo 263 milioni) con l’obiettivo di contrastare Daesh e addestrare e supportare l’esercito locale. Si tenga presente che dall’Iraq viene importata una quantità cospicua di petrolio e che nella zona di Zubair (Bassora) si trovano gli impianti ENI;
– Libano (Missioni ONU per complessivi 1.076 militari – costo 150 milioni) con l’obiettivo di controllare i confini e contrastare scontri armati all’interno.
Un’altra Missione bilaterale (140 militari – costo 7 milioni) è impegnata nell’addestramento dell’esercito locale;
– Afghanistan (800 militari – costo 160 milioni). La Missione dura ormai dal 2012 con risultati discutibili, infatti il territorio è in larga parte in mano ai talebani e la popolazione civile, anziché essere difesa, è attaccata sia dai talebani sia dall’esercito di Kabul che agisce in spregio alle norme internazionali con l’arruolamento di bambini o bombardamenti sulla popolazione civile da parte dei droni USA. L’Italia per altro non è stata coinvolta nei negoziati con i talebani, che hanno portato gli USA alla decisione di ritirare le proprie truppe nel futuro;
– Balcani (varie missioni per complessivi 628 militari – costo 80 milioni – dislocate in diverse zone: Kossovo, Bosnia, Albania). Importante l’azione in Kossovo per cercare di frenare i crimini di entrambe le parti in lotta; ci si può chiedere però se sia stato opportuno sostenere il presidente Hashim Taçi che si è dimesso il 6 novembre 2020 perché accusato per crimini di guerra presso il Tribunale Internazionale dell’Aia.
La Missione ha anche il compito di controllare la rotta balcanica dei migranti, che grava sul confine orientale dell’Italia. Va ricordato inoltre che l’area balcanica è oggetto delle mire di influenza della Russia e, più recentemente, della Turchia.

L’Africa ospita il maggior numero di Missioni (18), ma di poca entità, per complessivi 1.500 militari. Le più numerose sono: in Niger (292 militari) per contrastare traffici illeciti; in Somalia (200 militari) per addestrare e supportare l’esercito e la polizia locali, anche se l’ONU denuncia l’utilizzo di bambini-soldato e la distruzione di scuole e ospedali da parte delle forze armate locali; a Gibuti è stanziata una base logistica con un centinaio di militari.
Infine in ambito NATO vi è una Missione (200 militari) in Lettonia, ai confini con la Russia, nell’ambito della vecchia politica di contenimento propria della guerra fredda, che mi sembra serva solo ad aumentare le tensioni internazionali.

Qualche riflessione
Lo stanziamento di spesa per le missioni militari supera largamente i 1.100 milioni, quello per la Cooperazione allo sviluppo è di 121 milioni. Le Missioni sono impegnate in generale a dare sicurezza e permettere alla popolazione migliori condizioni di vita. Ma uno sbilanciamento così vistoso indica una netta predilezione per la sicurezza militare; però sicurezza è anche quella alimentare, sanitaria, ambientale. Perché privilegiare gli aiuti militari con stanziamenti quasi dieci volte maggiori di quelli per la cooperazione? L’insicurezza non nasce forse anche da mancanza di sviluppo economico e dallo scarso rispetto dei diritti umani? Le situazioni conflittuali sono spesso alimentate da condizioni di vita intollerabili; non si può pensare di risolvere i problemi con interventi militari di controllo del territorio senza andare alla radice dei fenomeni che generano degrado e conflitti. Sicurezza e sviluppo dovrebbero essere ugualmente sostenuti.
Sorge quasi il dubbio che ci sia qualche obiettivo della nostra politica estera non del tutto trasparente, come spesso accade, con grave disagio di noi cittadini, che avremmo invece il diritto ad essere puntualmente informati.

N.B. I dati riportati sono quelli del piano approvato, che si riferiscono al tetto massimo previsto. Se ci si riferisce alle presenze effettive, si possono riscontrare numeri diversi.

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Approfondimenti
(1)  Elenco completo di tutte le missioni approvate, compresi i mezzi militari impiegati.
       Resoconto delle missioni effettuate nel 2019

 

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