Saremo sepolti dai rifiuti?

 

La società moderna produce  miliardi di tonnellate di rifiuti che inquinano l’ambiente. Per richiamare l’attenzione su questo tema è stata istituita la Giornata Internazionale del riciclo, che cade il 18 marzo, durante la quale vengono aggiornati i dati di questo preoccupante  ed attuale problema.

Terenzio Lomi
06-05-2026

Nel 2024 sono stati prodotti 2,3 miliardi di  tonnellate di rifiuti urbani nel mondo, cifra destinata a crescere del 70% entro il 2050 (fonti ONU). Di questa enorme  quantità solo il 20% viene riciclato, con sostanziali differenze fra i vari paesi. La plastica è attualmente il rifiuto più impattante (e dunque inquinante) sull’ecosistema mondiale e solo il 9% della quantità complessiva viene indirizzato al riciclo. L’ONU attraverso una moral suasion sta raccomandando a tutti i Paesi di orientarsi verso una politica di riutilizzo dei materiali e quindi di adottare politiche ambientali che abbandonino il consumo di materie prime fossili e l’uso indiscriminato di materiali altamente inquinanti, privilegiando  il recupero e il riciclo dei rifiuti.
A fronte di tale fenomeno, la domanda che tutta l’umanità si dovrà porre, nel presente e nel prossimo futuro, è come trovare una soluzione socialmente ed economicamente sostenibile.
I bisogni economici dell’umanità negli ultimi decenni sono radicalmente cambiati: i cittadini mostrano di avere necessità sempre più voluttuarie da soddisfare. Il consumismo è diventato dottrina insostituibile per molti paesi del pianeta e una vivace tendenza per altri. Ben pochi individui sembrano consapevoli che questa tendenza sta portando l’ecosistema mondiale al collasso.

Nell’attuale contesto economico, però, non sempre vale il binomio ‟più consumo uguale a più benessere”, infatti nelle società moderne si sono sviluppate delle patologie come conseguenza dell’alterazione ambientale e climatica provocata dall’inquinamento, tra cui tumori e malattie neuro degenerative che stanno causando seri  danni alla salute dei cittadini, con conseguenti alti costi sociali per curare i malati. Il problema non riguarda solo i paesi ricchi, ma è presente anche nei paesi in via di sviluppo, che  tendono ad allinearsi ai modelli privilegiati e consumano in modo incontrollato le risorse naturali, ignorando i danni ambientali, sanitari, sociali ed economici che ne derivano e che dovranno essere affrontati in futuro.
Soddisfare i bisogni umani non tenendo conto di queste problematiche sta portando l’umanità verso un tragico destino. Ma purtroppo questi rischi non sono recepiti in modo uniforme, coordinato ed efficace. Quasi tutti i paesi sono oggi sottoposti a forti pressioni affaristiche da parte di industrie e lobby economico-finanziarie internazionali che, quando non ignorano del tutto le questioni ambientali, attuano una politica falsamente ecologista (greenwashing) pur di accumulare ingenti guadagni. Il pensiero dominante, infatti, non tiene conto delle conseguenze negative causati da specifici ambiti produttivi, che si ripercuoteranno sul futuro delle prossime generazioni e dell’ecosistema. 

Sulla questione ha preso posizione l’Assemblea generale dell’ ONU, che il 14 dicembre 2022 ha istituito la giornata mondiale di “rifiuti zero”, celebrata annualmente il 30 marzo. La speranza è che tale ricorrenza serva a mantenere viva l’attenzione al problema. Senz’altro queste iniziative da parte delle istituzioni internazionali sono un grande passo avanti per sensibilizzare cittadini e  stati su questo argomento, ma senza una presa di coscienza generalizzata da parte di ogni individuo e delle istituzioni sarà sempre più difficile arrivare a una soluzione condivisa e incisiva, che porti a una  diminuzione dei consumi, e quindi a un calo dei rifiuti in vista della salvaguardia ambientale. Per questo è importante informare e sensibilizzare i cittadini fin dalla giovane età, sia inserendo nei  programmi scolastici lo studio dell’ecologia e delle biodiversità presenti sul nostro pianeta, sia evidenziando quanto ciò sia importante e vitale per la  sopravvivenza nostra e delle altre forme di vita terrestri. In questo contesto è lodevole quello che ha fatto l’Italia nel 2022, aggiornando gli art. 9 e 41  della carta costituzionale (clicca per leggere), i quali sanciscono l’obbligatorietà, per le industrie, di attivare, durante i processi produttivi, azioni atte  non solo a salvaguardare i lavoratori, ma anche l’ambiente e dunque l’ecosistema, mettendo in evidenza che il rispetto delle leggi ambientali è inderogabile. Tutto ciò colloca il nostro paese fra quelli più sensibili ai problemi ambientali, anche se non sempre tale politica viene applicata con solerzia e determinazione dai vari governi, spesso sottoposti a forti pressioni dalle varie lobby economiche ed affaristiche che perseguono tutt’altro fine che quello della salvaguardia ambientale del pianeta. Pertanto sta a noi cittadini, attraverso le istituzioni, vigilare e impegnarci ad attuare e sostenere politiche ambientali più responsabili.  Incoraggianti sono le scelte adottate  da alcuni settori dell’industria che attuano il  recupero  delle materie prime usate durante il ciclo produttivo. Tra questi possiamo citare la produzione di materiali per l’edilizia, l’industria metallurgica, il settore chimico e della gomma, l’industria del legno e il settore della carta e del vetro,  che collocano il nostro paese fra quelli più virtuosi e con un know-how ambientale fra i più avanzati al mondo. Sarà comunque necessario anche in futuro continuare ad attuare programmi e politiche atte a mantenere un’incisiva e responsabile sensibilità ecologica fra le comunità, le istituzioni  e i cittadini. Sarà, inoltre, importante coinvolgere tali soggetti nel riconoscere il valore dei materiali  e delle materie prime utilizzate per produrre manufatti, perché questo guiderà le comunità a evitare gli sprechi di risorse naturali e il consumo irresponsabile.

Rifiuti abbandonati

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Ambiente