Tongass forest – uno dei frutti amari di Donald Trump

Eraldo Rollando
18-02-2021

“Un grande ambientalista … il presidente ambientale numero uno dai tempi di Teddy Roosevelt”(1), così si è definito Donald Trump, a 50 giorni dalle elezioni presidenziali che lo avrebbero visto sconfitto, di fronte ai giornalisti attoniti presenti ad un evento presidenziale ufficiale a Jupiter in Florida; uno dei tanti voltafaccia dell’ultimo minuto, nella speranza di volgere a suo favore un risultato che gli si presentava davvero avverso.

Decisamente, non si riesce a comprendere come le dichiarazioni a Jupiter, nella mente di Trump e dei suoi consiglieri, avrebbero potuto far dimenticare l’operato presidenziale in tema ambientale, anche solo limitando il pensiero all’abbandono dell’Accordo di Parigi sul clima.
Nei suoi quattro anni, gli stanziamenti per l’EPA, il ministero per l’ambiente statunitense, hanno rappresentato lo 0,2% del budget federale, il più basso degli ultimi quarant’anni.
Le ricerche effettuate dai dipartimenti di giurisprudenza delle università di Harvard e Columbia hanno rilevato che durante l’amministrazione Trump più di 60 leggi e normative ambientali sono state revocate e annullate.

Tongass National Forest
Una di queste leggi sta interessando una foresta degli Stati Uniti: la Tongass forest, la più grande foresta pluviale temperata intatta del pianeta, un’area di foreste dense, estuari, laghi, soggetta a forti precipitazioni, nevicate e parzialmente coperta da ghiacciai. Percorsa da 450 miglia di sentieri escursionistici, abitata da oltre 5000 orsi bruni, è anche la più grande area di stanziamento di salmoni selvaggi sulla Terra, situata nel sudest dell’Alaska dove, ogni anno, vengono catturati circa 48 milioni di salmoni.

Dal 2001 l’intera area, 68000 chilometri quadrati, un’estensione equivalente alla somma di Lombardia, Piemonte e Veneto, è tutelata dalla cosiddetta “roadless rule”, voluta dall’allora presidente Clinton, che proibisce la costruzione e la manutenzione di strade così come la raccolta di legname. Ma lo sfruttamento delle sue risorse, da tempo, fa gola a molti.
Numerose sono state nel tempo le sollecitazioni da parte dei successivi governatori dell’Alaska e delle delegazioni del Congresso che , infine, hanno spinto il governo federale ad esentare il Tongass dalla “roadless rule”.
Dal 2 dicembre 2002 si sono succeduti quattro governatori repubblicani e uno indipendente. L’attuale è Mike Dunleavy del Partito Repubblicano.
Nell’estate del 2019 è Trump che accoglie l’ultima richiesta di Mike Dunleavy e dà mandato alla sua amministrazione di eliminare ogni forma di protezione.
La palla passa in mano al Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA) che dopo uno studio sulle diverse ipotesi, più o meno draconiane, di modifica della vecchia legge, il 24 settembre 2020 pubblica le sue conclusioni, nelle quali si dice che togliere le protezioni al Tongass non danneggerebbe significativamente l’ambiente.
Questo studio dà mandato al Servizio Forestale degli Stati Uniti di revocare formalmente la regola nel Tongass entro i successivi 30 giorni, aprendo la strada alle vendite di legname e ai progetti di costruzione di strade nella foresta già dalla fine del 2020.
La legge è entrata in vigore giovedì 29 ottobre 2020, sollevando l’immediata levata di scudi da parte di cittadini e associazioni ambientaliste.


Ora l’America si sta mobilitando per salvare il suo polmone verde dell’Alaska.
“Oggi l’amministrazione ha voltato le spalle a decenni di progressi verso un futuro sostenibile per il Tongass. Lo sviluppo insostenibile metterà in pericolo l’habitat critico della fauna selvatica e le corse dei salmoni che sono una pietra miliare dell’ecologia, della cultura e dell’economia del sud-est dell’Alaska”, mette nero su bianco Steve Cohn, che dirige le attività in Alaska dell’organizzazione ambientalista The Nature Conservancy.
Secondo Lifegate.it “I suoi ghiacciai risalgono addirittura al Pleistocene. È l’habitat di orsi bruni, aquile calve, lupi, lontre, cinque diverse specie di salmoni e innumerevoli altri animali. Stando ad alcune stime, da sola assorbe circa l’8 per cento di tutta la CO2 che viene sequestrata dalle foreste di 48 stati americani. Eppure, nemmeno il suo indiscutibile valore potrebbe essere sufficiente per salvarla”

Lyon, una delle prime guide di pesca donna nello Stato, che possiede e gestisce da 11 anni il Bear Trail Lodge (letteralmente Residence sul sentiero degli orsi) sulla riva di una delle molte baie, evidenzia il suo disagio ricordando che l’acqua del lago è chiara 5 metri più in basso, come guardare attraverso il vetro.
Alle spalle del Lodge, la tundra bassa si dispiega per miglia, fermata solo dal muro di neve delle montagne in lontananza, mentre commenta “Non sono mai fuggita da una sfida”.

“L’Alaska, uno Stato dove Trump ha vinto di quasi 15 punti, ha una nota vena pro-sviluppo. I residenti ricevono dividendi annuali dalle entrate del petrolio e del gas, e la maggioranza dei residenti sostiene effettivamente la mossa di aprire l’Arctic National Wildlife Refuge allo sviluppo del petrolio e del gas. Ma la Baia di Bristol e la foresta di Tongass sono una storia diversa, e la gente dell’Alaska meridionale si è sollevata in difesa di questi ecosistemi incontaminati, da cui dipendono i loro mezzi di sussistenza e il pianeta”.
Così ne parla anche il giornale on-line RollingStone, che si occupa di musica, politica, cultura e altro, in un articolo del 19 agosto 2020 dal titolo “ Il saccheggio di Trump dell’Alaska”

Molta è l’attesa per le auspicabili mosse del presidente Biden; la sua nota attenzione ai temi dell’ecologia può ridare speranza alla Tongass forest.

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(1) Theodore Roosevelt Jr è stato il 26º presidente degli Stati Uniti (1901-1909) e ha ricevuto il Premio Nobel per la pace. Divenne Presidente all’età di 42 anni, in seguito all’assassinio di William McKinley, ed è la persona più giovane ad aver ricoperto la carica di presidente degli Stati Uniti. Il suo volto è uno dei quattro scolpiti sul monte Rushmore, assieme a quelli di George Washington, Thomas Jefferson e Abraham Lincoln.

 

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