L’importanza della PAC, Politica Agricola Comune

Laura Mazza
22-02-2021

La storia della Pac è qualche cosa di oscuro per la maggior parte delle persone perché sui quotidiani se ne parla pochissimo. Se ci fosse un’attenzione maggiore di sicuro noi, italiani, ma anche tutti gli abitanti dell’Europa, chiederemmo con forza che i nostri reciproci governi ci tenessero puntualmente informati sul destino dell’agricoltura. Il motivo è quanto di più quotidiano possa esistere: il cibo che giornalmente acquistiamo e consumiamo.

Finita la guerra, i Paesi europei, prostrati dai costi della ricostruzione e dalla fame patita decisero di creare dei Trattati internazionali che potessero appianare eventuali conflitti di interesse. Per questo motivo ogni singola attività fu declinata e disciplinata. Il 25 marzo 1957 sono stati firmati “i Trattati di Roma”, entrati in vigore il primo gennaio 1958, Trattati che hanno istituito la CEE, Comunità Economica Europea, il segno dell’inizio di una politica economica comune (l’altro trattato di Roma fu il CEEA che istituì la Comunità Europea dell’Energia Atomica, ma per il momento non ce ne occuperemo).
Vennero affrontate molte questioni, linee guida che definirono il quadro per l’attività legislativa delle istituzioni comunitarie, e in particolare è da segnalare il TITOLO II dove specificamente si è affrontato l’argomento “Agricoltura” dagli articoli 38 al 43 per disciplinare la produzione e il commercio dei prodotti agricoli; poi seguono i Trasporti dagli articoli 74-75; e la Politica commerciale comune dagli articoli 110-113. 
Questa è la storia, anche se, comprensibilmente, nel tempo ci sono state fasi diverse per raggiungere e mantenere una politica agricola comune per ogni Paese utilizzando anche finanziamenti a fondo perduto.
Nel corso del 2020 la Commissione Europea ha sollecitato un progetto per l’agricoltura italiana che prevedesse: °un’equa distribuzione del reddito, °creare un contrasto all’evidente riduzione della biodiversità, °superare il costante utilizzo dei pesticidi, e, ° arginare il carico eccessivo zootecnico che grava su alcuni territori.
Infatti, il 1 giugno 2020 la commissione Europea ha messo a punto un piano decennale chiamato Farm to Fork (F2F) per guidare la transizione verso un sistema alimentare rispettoso dell’ambiente.

“È la prima volta che l’Unione europea cerca di progettare una politica alimentare che proponga misure e obiettivi che coinvolgono l’intera filiera alimentare, dalla produzione al consumo, passando naturalmente per la distribuzione.
L’obiettivo di fondo è rendere i sistemi alimentari europei più sostenibili di quanto lo siano oggi. Questo piano decennale dovrà essere seguito da ogni Stato membro dell’Ue adottando norme a livello nazionale che consentano di contribuire a raggiungere gli obiettivi stabiliti dell’Ue. I Paesi membri godranno di eventuali misure di sostegno aggiuntive nel corso di implementazione della strategia”. (1)

In Italia questo progetto che avrebbe dovuto essere stilato dalla ex ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova, e dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa, però non è mai stato inviato in risposta alla richiesta europea.
Si trattava di considerare un’agricoltura che oltre al suggerimento della Commissione europea (vedi sopra°) avrebbe dovuto porre più attenzione agli sprechi di acqua e alla conservazione della biodiversità negli agro-ecosistemi perché questa perdita si traduce anche in una perdita culturale importante.
La delega del Parlamento al Governo riguardava proprio l’aggiornamento delle normative italiane su sementi e materiale di moltiplicazione delle piante rispetto ai regolamenti UE circa protezione delle piante e controlli pubblici ufficiali.

Invece poco prima delle vacanze natalizie la ex ministra Teresa Bellanova ha presentato quattro progetti di decreti legislativi che fondamentalmente prevedevano l’uso di OGM vecchi e nuovi, ma anche di restringere la concorrenza nel commercio delle sementi, e negare agli agricoltori il riuso delle sementi stesse, nonché rendere impossibile anche lo scambio di parte dei raccolti a scopo di scambio sementi.(2) (- produzione e la commercializzazione dei materiali di moltiplicazione e delle piante da frutto e delle ortive (n. 208),– protezione delle piante dagli organismi nocivi (n. 209), – produzione a scopo di commercializzazione e vendita di prodotti sementieri (n. 211), – produzione e commercializzazione dei materiali di moltiplicazione della vite (n. 212).)
E’ inequivocabile che l’interesse della ex Ministra Bellanova era di favorire le imprese multinazionali agroalimentari e le Bonifiche Ferraresi S.p.A. Vedi Atto n. 4-04693 Pubblicato il 28 dicembre 2020, nella seduta n. 287 del Senato della Repubblica (3). Esattamente il contrario di molti Paesi dell’Unione europea che hanno già vietato la produzione OGM sul proprio territorio.

Cerchiamo di spiegare cosa sono i nuovi OGM.
Sono nuove tecniche di manipolazione genetica note come New Breeding Techniques (Nbt) come per esempio è il metodo CRISPR-Cas9 in grado di modificare il genoma di lieviti, di moscerini della frutta, ecc. 

Argomenti difficili. Già nel 2018 la Corte di Giustizia europea ha deliberato che queste nuove tecniche devono essere attentamente monitorate esattamente come gli OGM, per la valutazione del rischio, e soprattutto che devono essere riportati nelle etichette dei cibi che sono stati sottoposti a pratiche di questo genere. (4)
Per chiudere il capitolo dell’agricoltura, per il momento ancora in sospeso, vorrei sottolineare che l’ormai famoso cambiamento climatico dipende anche da un eccessivo sfruttamento del territorio, e pregiudica la sicurezza alimentare che non può essere forzata con modificazioni genetiche.
Ora toccherà al nuovo Ministro dell’Agricoltura Stefano Patuanelli ridare all’agricoltura italiana la dignità che merita.

E’ questo il motivo per il quale è assolutamente necessario occuparsi della PAC. Dietro a una pratica che dovrebbe essere naturale si insinuano multinazionali e grandi potentati che mirano al loro esclusivo interesse economico a danno dei lavoratori del settore, della genuinità e del territorio.

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(1)Slow Food 22.12.2020
(2) Slow Food 2.2.2021
(3) Bonifiche Ferraresi S.p.A. è un’azienda agricola italiana attiva nella coltivazione e commercializzazione di prodotti agricoli. La società agricola, si legge sul sito on line, conta ad oggi un patrimonio di circa 7.750 ettari, affermandosi come il primo proprietario terriero in Italia. L’azienda entrò a far parte, a tutti gli effetti, delle principali aziende agricole italiane nel 1872, quando fu abilitata con regio decreto ad operare nel Regno d’Italia, con il nome di Società per la Bonifica dei Terreni Ferraresi. Successivamente, nel 1942, la Banca d’Italia diventò il maggiore azionista di Bonifiche Ferraresi e nel 1947 la società agricola approdò alla quotazione
(Atto n. 4-04693 Pubblicato il 28 dicembre 2020, nella seduta n. 287. Legislatura 18 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-04693
http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/18/Sindisp/0/1187643/index.html
(4) Slow Food 12.1.2021

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