Gruppo Corallo
08-10-2025
Di fronte a quello che succede a Gaza non ci sono parole capaci di esprimere l’angoscia che la maggior parte del genere umano sta provando. Il fatto che le piazze del mondo si riempiano di persone indignate e sgomente dice che la disumanizzazione in cui si tenta di precipitare il popolo palestinese non trova spazi nella coscienza dei più, nonostante i tentativi dei media di mettere a fuoco i gesti insensati di pochi facinorosi piuttosto che l’ampia protesta, etica prima ancora che politica, che muove tanta parte dell’umanità.
Per dare luce a un raggio di speranza, pubblichiamo la poesia tratta dal volume Poesie da Gaza che affida a tutti noi l’appello a coltivare una radice di umanità, per costruire un mondo altro, dove possano ancora albergare giustizia e pace.
Se devo morire
tu devi vivere
per raccontare la mia storia,
per vendere le mie cose
comprare un pezzo di stoffa
e qualche filo,
(fallo bianco, con una lunga coda)
per farne un aquilone
così che un bambino, da qualche parte a Gaza
fissando il cielo negli occhi,
aspettando suo padre che è partito tra le fiamme
-senza dire addio a nessuno,
neanche alla sua carne,
neanche a se stesso-
veda l’aquilone, il mio aquilone che hai fatto tu,
volare alto
e pensi, per un attimo, che lassù ci sia un angelo
che riporta l’amore.
Se devo morire,
che porti speranza
che sia una storia.
Refaat Alareer
da Il loro grido è la mia voce. Poesie da Gaza, Fazi Editore, 2025
Refaat Alareer, Gaza (23 settembre 1979 – 6 dicembre 2023) è stato un poeta e attivista palestinese
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La locandina di Emergency
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Un appello all’umanita’.
Il poeta, portavoce del grido di tanti caduti a Gaza, ci invita a vivere per raccontare la storia della sua terra martoriata e per essere portatori di pace, di amore e di speranza per i bambini sopravvissuti alla violenza e alla distruzione
“Se devo morire che porti speranza, che sia una storia” dice l’A. che, identificandosi con le migliaia di vittime, desidera che il suo sacrificio sia utile a costruire un mondo migliore, a ricordare e a scrivere una pagina di Storia.
La poesia e’ un appello all’umanita’ come le molteplici manifestazioni pro Palestina che hanno sfilato contro la disumanizzazione della guerra.
Ora che le armi tacciono e che la pace e’ ancora da costruire bisogna prestare attenzione non tanto ai trionfalismi dei grandi della Terra ma ai lutti, all’odio e ai rancori che stanno emergendo, bisogna ricordare quei bambini che abbiamo visto urlare per avere una ciotola di cibo, non bisogna dimenticare il dramma di quelle madri che hanno visto morire di fame i loro figli, non bisogna dimenticare il cumulo di macerie in cui e’ stata ridotta Gaza e l’esodo di migliaia di Palestinesi.
E’necessario fare memoria di quanto e’ successo e avere la consapevolezza che la malvagita’ non e’ una categoria del passato ma e’ una presenza nel mondo contemporaneo.
La negazione della dignita’ umana, l’uso della violenza, il sacrificio della persona per gli interessi di potere sono stati una costante nel conflitto israeliano-palestinese cosi’ anche nel conflitto russo-ucraino dove sono stati documentati omicidi di bambini, stupri, sequestri e deportazioni. Gli stessi drammi si ripetono anche in Libia con le condizioni disumane dei campi di detenzione dei profughi e le azioni omicide dei trafficanti di emigranti in accordo con il governo libico.
Non si puo’ rimanere indifferenti a questa deriva e regressione che tende a legittimare pratiche disumane in nome della sicurezza o dell’ordine. C’e’ la necessita’ pertanto di lottare per riaffermare il diritto internazionale, le convenzioni sui diritti umani, la difesa dei civili nei conflitti armati. C’e’ la necessita’ di riaffermare la dignita’ della vita umana e mettere la persona al centro.
Tutto cio’ richiede un impegno culturale, un’educazione alla pace, un’abitudine al rispetto e lo sviluppo di forme di solidarieta’ concrete, processi lunghi che richiedono motivazioni, scelte politiche e investimenti non facili da realizzare ma non bisogna abituarsi alla violenza e all’ingiustizia, al contrario la lotta alla barbarie deve essere una priorita’.