Il Jainismo

Giulia Uberti
23-09-2017
Il Jainismo è una antica religione dell’India, le cui origini risalgono circa a 2.600 anni fa, diffusa su tutto il territorio indiano con circa quattro milioni di seguaci, particolarmente radicata nello stato del Gujarat, nel Rajasthan e nel Karnataka ; è composta da monaci e laici. E’ molto praticata nella regione del Punjab, specialmente nella città di Ludhiana.

In giallo i nome degli stati citati nel testo

I molti jainisti presenti nella città di Lahore (la capitale storica del Punjab) con la divisione fra India e Pakistan nel 1947, hanno preferito emigrare nella sezione indiana della regione.
Il percorso Jainista è diretto all’ottenimento della purezza spirituale attraverso un modo di vivere fondato sulla non-violenza. Questo è basato sugli insegnamenti di Mahavira (599-527 a.C.) contemporaneo di Buddha.
“Sono Amico di tutti: non nutro inimicizia per nessuno” E’ questa una della massime dei seguaci del Jainismo, una derivazione dell’induismo. Secondo la dottrina, la filosofia jainista è un modo di comprendere, e codificare, le verità eterne e universali che occasionalmente si manifestavano fra l’umanità e che più tardi riapparirono negli insegnamenti degli uomini che avevano raggiunto l’illuminazione o onniscienza (Keval Gnan).
In India la filosofia viene denominata Darshana che significa ”visione, percezione”. Esistono sei principali sistemi filosofici appartenenti a diverse tradizioni divisi in due grandi categorie: ortodosse ed eterodosse. Queste scuole di pensiero esprimono ognuna una visione sulle verità eterne che riguardano la natura della realtà, la sofferenza e lo scopo ultimo dell’esistenza umana; entrambe con forza parlano dell’importanza della non violenza (Ahimsa). Il jainismo pone tale principio al centro della propria dottrina: “Ahimsa è il cuore di tutti gli stadi della vita, è il nucleo di tutte le sacre scritture, è la somma e la sostanza di tutti i voti e di tutte le virtù”. La non violenza è la religione più alta. Ogni Darshana conduce alla liberazione di se stesso attraverso sentieri specifici quali: la conoscenza (jnana) la devozione (Bakti) o l’azione (Karma yoga); il jainismo considerando una simile visione crede che nessuno, da solo, è autonomo a completare lo sviluppo spirituale ritenendo che sia possibile raggiungere la propria divinità solo se pienamente realizzati tutti e tre i sentieri.
Predicando un’assoluta non-violenza, il Jainismo prevede una forma estrema di vegetarianismo: la dieta del fedele esclude anche molti vegetali e persino l’acqua viene filtrata al fine di non ingerire involontariamente piccoli organismi. I Jainisti credono che la liberazione possa essere ottenuta solo raggiungendo una totale purezza dell’anima. Osservando numerose privazioni (come il digiuno, la meditazione con ritiro in luoghi isolati), un individuo può disfarsi dal karman (sic) e purificare l’anima. Una condotta retta è essenziale allo scopo. I seguaci si vestono di bianco, portano una mascherina alla bocca per evitare di ingerire, inavvertitamente, dei microorganismi.

Donne jainiste in pellegrinaggio

Portano alla cintura una piccola scopa per pulire il sentiero davanti a sé onde e evitare di calpestare qualche essere vivente.
Il jainismo è eticamente una delle religioni più rigorose al mondo, la sua adesione ad esso richiede un agire in linea con un costante e scrupoloso massimo tentativo di coerenza nel non danneggiare nessuna anche minima esperienza di vita. Il suo principale insegnamento è “riduci al minimo la violenza”; prenditi cura come faresti con te stesso di qualsiasi essere vivente e forma di vita, non solo nei confronti degli umani, ma anche insetti, piante e animali, pur avendo la consapevolezza dell’impossibilità di bandire totalmente la violenza, poiché fin tanto che vivremo all’interno di un corpo materiale, il solo respirare, camminare, digerire comporterà l’uccisione di invisibili ma esistenti organismi viventi, ma il non poter fare tutto non vuol dire non fare nulla o poco! Occorre mettere il massimo impegno per non commettere la violenza evitabile.

Il jainismo è una conquista alla non violenza con la non violenza attraverso una pratica costante di ‘estremismo compassionevole’ e insegna che il vero amore è amare disinteressatamente senza alcun attaccamento e senza confine ogni creatura di qualsiasi specie. Tutti gli esseri viventi sono fatti della stessa essenza, seppur di diversa consapevolezza hanno un’anima; il microorganismo, la pianta, l’insetto e il mammifero stanno compiendo la propria esperienza di vita ciascuna manifestandosi diversamente; tutte con i propri tempi: quando nasceranno esseri umani dopo innumerevoli cicli di reincarnazioni, avranno anche loro in quella stessa vita possibilità di giungere allo stato di divinità, liberarsi dal mondo e vivere per sempre nella beatitudine. Tutto ciò che vive è parte dell’esistenza, piante, animali e umani vanno rispettati.

Il jainismo è pragmatico e pone attenzione solo all’essenza della spiritualità, a come raggiungere la liberazione; non esistono sacramenti né rituali elaborati: eventi della vita come la nascita, il matrimonio, i funerali non sono legati religiosamente ad esso. Per diventare jainisti non esiste nessuna conversione formale come il battesimo cristiano, essere jainisti è solo frutto del proprio karma, è un modo di sentire e vedere il mondo, non un’ etichetta alla quale appartenere o il legame con la terra di origine; si può esserlo solo se si vivono i principi della filosofia attraverso l’esperienza diretta e concreta.
La forza, e il coraggio, del jainismo rispetto alle altre religioni sia occidentali sia orientali che lo rende originale e unico al mondo, è che, dalla sua origine, i suoi principi etici, con il passare delle epoche non hanno perso di valore, ma si sono rinvigoriti mantenendo coerentemente lo stesso esigente bisogno morale di una vita permeata profondamente di compassione e purificazione. E’ una spiritualità molto ricca e poliedrica: pur essendo un movimento ascetico per la sua forte enfasi sull’auto controllo e austerità, è una religione ricca di colori e di allegria, soprattutto durante le festività. E’ rigorosa nei principi della non violenza – essenza stessa della dottrina, ma è anche un esempio di liberalismo filosofico per il suo credere che la verità di ogni essere umano è relativa, per la sua apertura ad accogliere tutti i possibili punti di vista delle altre diverse filosofie, anche se apparentemente contrastanti. E’ fortemente individualista, difende la natura dell’anima e la responsabilità personale per le proprie azioni, ritiene che solo l’autosufficienza e gli sforzi individuali sono gli unici responsabili della propria felicità e liberazione.
I principi jainisti, se compresi e vissuti nel modo giusto e coerentemente rispettati, possono portare ad una svolta rivoluzionaria per la società di oggi. Essi determinano l’amicizia universale, la pace e il rispetto per ogni vita attraverso la non violenza; l’uguaglianza sociale con il principio del non-attaccamento; il vivere pacificamente con le altre religioni, razze e sesso attraverso la filosofia del non-dogmatismo che ci insegna che non esistono verità assolute e non bisogna sopraffare i pensieri degli altri; proteggere e conservare la natura attraverso l’auto-controllo e per mezzo del principio del non- possesso adottando uno stile di vita semplice e umile; rispetto per ogni essere vivente verso il quale non si muoveranno né guerre, né sfruttamento economico e ambientale, né distruzione ecologica. Il vivere secondo questi tre principi eleva l’anima a un più alto livello spirituale.
Malgrado il numero esiguo rispetto al totale della popolazione, in India i jainisti si mettono in evidenza e molti di loro occupano posizioni importanti nel mondo degli affari e in quello della scienza. Essi godono anche di una certa importanza nella cultura indiana, avendo contribuito in modo significativo allo sviluppo della filosofia, dell’architettura, dell’arte, della scienza e della politica dell’intero paese (lo stesso Gandhi ne risentì in qualche modo l’influenza).
La religione jainista si è nel tempo evoluta, al suo interno sono nati diversi movimenti con proprie usanze, storie e tradizioni che seguono pratiche e credenze. Ognuno vive la propria dottrina attraverso lo studio dei diversi canoni delle scritture sacre, i laici appartengono a un determinato ordine di mendicanti e sono membri della propria casta di appartenenza. Le due correnti più importanti che ebbero uno scisma a causa delle dissimili interpretazioni si chiamano Svetambara e Digambara, quest’ultimi sono asceti maschi “vestiti di cielo”,

Asceti – Jainisti “vestiti di cielo”

 

 

 

 

 

 

 

 

ossia completamente nudi, le donne sono vestite di bianco, molti vivono nelle foreste, sono i più austeri. Ad ogni corrente appartengono altri piccoli sottogruppi con specifiche denominazioni. Pur essendoci tra Svetambara e Digambara spiccate controversie su alcuni aspetti della religione, entrambi riconoscono e osservano gli stessi principi fondamentali del jainismo e si rispettano l’un con l’altro. Tutti i jainisti sono seguaci dei Tirthankara e hanno il medesimo obiettivo: il raggiungimento della divinità e la liberazione dell’anima dalla sofferenza.
Fuori dall’India le comunità più importanti sono quelle inglese e statunitense, nel complesso sarebbero circa 150.000. Ci sono presenze in Italia, sparse in varie località dal sud al nord ma non pare abbiano una propria organizzazione né si conoscono templi. A Pescara, seguaci di Jaina tutti i mercoledì sono in strada, dai senza fissa dimora; dalle ore 20, c’è la distribuzione di pasto un caldo non violento – vegano.
Il più importante tempio jainista, la cui bellezza lascia senza fiato, dedicato a Adinath, fu costruito nel 1439, tutto in marmo bianco.

Il tempio di Ranakpur

Al suo interno 1444 colonne, sulle quali delle sculture ognuna diversa dall’altra, si erigono verso la cupola ornata di “pizzi di marmo”. Un lavoro magnifico. Indescrivibile.

Colonne all’interno del tempio di Ranakpur

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A Delhi, unica è l’ospitalità dei jainisti: tutti i pellegrini e i visitatori sono invitati a consumare un pasto frugale durante la loro visita.

Fonti: Samanta Orsini Jain
https://www.jainismoitalia.org/jainismo/filosofia-jain-jain-philosophy

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