Giubileo ricco di eventi, ma …

Gabriella Carlon
17-11-2025

L’anno del Giubileo si sta svolgendo con cerimonie per ottenere l’indulgenza, pellegrinaggi, raduni di grandi folle in Piazza san Pietro: eventi su cui i media, in particolare la televisione, ci informano abbondantemente. Non intendo entrare nel merito delle relative questioni teologiche.
Ma, anche se ci stiamo avviando verso la fine (l’anno giubilare si concluderà il 6 gennaio 2026), non veniamo mai informati sull’altro aspetto del Giubileo. Se andiamo a leggere la Bolla di indizione Spes non confundit – (La speranza non delude (clicca per leggere))- 9.5.2024  scopriamo che papa Francesco sollecita ad essere Pellegrini di speranza soprattutto per i bisognosi di aiuto e di conforto perché malati, carcerati, poveri, anziani, giovani disorientati; però avrebbe voluto dare all’evento anche una dimensione politica con atti strutturali capaci di rendere migliori le condizioni di vita dei più poveri e dei più sfortunati. Del resto è proprio il senso biblico del Giubileo che offre questo volto civile e politico, quando sollecita a redistribuire le terre e a rimettere i debiti. “È un richiamo antico, che proviene dalla Parola di Dio e permane con tutto il suo valore sapienziale nell’invocare atti di clemenza e di liberazione che permettano di ricominciare: «Dichiarerete santo il cinquantesimo anno e proclamerete la liberazione nella terra per tutti i suoi abitanti» (Lv 25,10). Quanto stabilito dalla Legge mosaica è ripreso dal profeta Isaia: «Il Signore mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l’anno di grazia del Signore» (Is 61,1-2)”.
Nella Bolla si raccomanda di adoperarsi per favorire l’aumento della natalità, per accogliere i migranti in modo umano e soprattutto per far tacere le armi. Più concretamente si propone: un miglioramento delle condizioni di vita nelle carceri e l’eliminazione della pena di morte, la cancellazione del debito estero ai paesi impoveriti, la creazione di un fondo mondiale contro la fame utilizzando il denaro destinato alle armi.
Sono  temi scottanti dell’attuale contesto economico-politico. Ma papa Francesco non riteneva che le strutture dell’economia fossero estranee all’operato dei cristiani, anzi in numerosi interventi ha sempre auspicato l’impegno a correggere le vistose storture e le vergognose diseguaglianze che governano il nostro mondo, per cercare di non separare Vangelo e vita economica.
Si dirà: ma è il Papa che deve dettare l’agenda del dibattito politico? Assolutamente no, non siamo, per fortuna, governati da una teocrazia. Ma ciò non significa che si debba oscurare l’aspetto degli interventi papali non in linea con il neoliberismo imperante o che la voce dei cristiani debba essere esclusa dal dibattito delle idee, dallo spazio pubblico, dall’agorà.
Lo scandalo del disastro delle guerre, dei milioni di esseri umani condannati alla fame, del debito estero dei paesi del Sud del mondo non è problema che riguardi solo i seguaci del Papa. È un problema che dovrebbe interpellare la coscienza di tutti, particolarmente del ricco Occidente che, con il suo costante imperialismo aggravato dalla corruzione dei ceti dominanti locali), ha ampiamente contribuito a generare le cause dell’impoverimento di gran parte dell’umanità.
In preparazione al Giubileo è stato pubblicato un testo che indica alcune linee per una nuova economia – Economia sabbatica – (1) che propone come riformare il sistema per realizzare maggior giustizia sociale, partendo dal presupposto della destinazione universale dei beni. Si individua nell’estrazione forzata di beni per pagare il debito  una causa di guerra e più in generale si mostra come non potrà esserci pace senza giustizia tra tutti i popoli.
Del resto papa Francesco in diverse occasioni, e in particolare nei Discorsi ai Movimenti popolari (clicca per leggere), ha sostenuto non solo che il Nord ha un debito ecologico nei confronti del Sud del mondo, ma anche che la proprietà privata non è un diritto primario: diritto primario è l’uso comune dei beni creati per tutti.
Il pagamento del debito costringe alcuni paesi del Sud a spendere più per gli interessi del debito che per sanità e istruzione, con grave danno per i più poveri. La situazione è talmente preoccupante da suscitare perplessità persino presso il FMI e la Banca Mondiale, che hanno lanciato l’allarme. Infatti il peso del debito impedisce sia un minimo di welfare, sia la ricerca della sovranità alimentare, (spingendo i governi ad accettare il land grabbing), sia l’impegno per la transizione energetica. Inoltre non possono esserci possibilità di sviluppo in economie che subiscono prelievi di materie prime senza margini per la creazione di strutture produttive di natura manifatturiera.
In una Lettera (clicca per leggere) destinata al FMI e alla Banca Mondiale, Papa Francesco sollecita le due istituzioni a modificare le strutture economico-finanziarie e a inserire anche gli Stati più poveri nei processi decisionali.
Quanto alle politiche migratorie, sarebbe certo più efficace una diversa politica sul debito, rispetto alla esternalizzazione delle frontiere operata dall’UE, che non solo non ferma i flussi migratori, ma paga i paesi limitrofi perché trattengano i migranti con metodi feroci e indegni degli esseri umani.
Nel 2000, forse anche per la pressione del Giubileo di allora, il Parlamento italiano approvò all’unanimità la legge 209 (clicca per leggere) per la riduzione del debito ai paesi più poveri. Oggi la situazione è più complessa, perché sono entrati in gioco i Fondi privati, ma non è certo impossibile aprire il dibattito e trovare soluzioni.
Invece tutto tace e l’UE trova capitali solo per il riarmo e la guerra.

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Note

1) Giulio Guarini- Alex Zanotelli, Economia sabbatica, Marcianum Press, 2024

 

 

 

 

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