Gabriella Carlon
12-01-2026
Il 10 dicembre è la Giornata dei Diritti umani, ma questa ricorrenza è passata nel silenzio quasi totale. Per i nostri media odierni i diritti sono solo civili e soprattutto rigorosamente individuali: parlare di diritti sociali è quasi blasfemo. Pertanto è meglio dimenticare i diritti umani, che sembrano anticaglie del Novecento; meglio affidarsi alla post-modernità.
Eppure in qualche parte del mondo qualcuno ha ancora a cuore i diritti sociali fondamentali e lotta per ottenerli.
Val la pena di ricordare che in ottobre si sono riuniti a Roma i “Movimenti popolari” che hanno assunto come loro bandiera le tre T di papa Francesco: Tierra Techo Trabajo (Terra Casa Lavoro).(1)
Il primo incontro dei Movimenti si è tenuto nel 2014 su sollecitazione di papa Francesco. Il 5°Convegno di quest’anno ha avuto luogo allo Spin Time (palazzo occupato dal 2013): hanno partecipato 170 rappresentanti (provenienti da 26 paesi di cinque continenti) che, a conclusione del Convegno, hanno effettuato il pellegrinaggio giubilare.
Papa Leone li ha ricevuti in Vaticano il 23 ottobre, rivolgendo loro un lungo discorso, in cui ha affermato tra l’altro: “Facendo eco alle richieste di Francesco, oggi dico: la terra, la casa e il lavoro sono diritti sacri, vale la pena lottare per essi, e voglio che mi sentiate dire “Ci sto!”, “sono con voi”!” (2). Sostiene il Papa: un’ottica che parte dalle periferie vede come “cose nuove” non solo l’intelligenza artificiale e la robotica, ma anche la forza di chi si organizza dal basso contro un’economia che riduce gli esseri umani a “scarti”, in un contesto di insopportabili diseguaglianze.
Sarebbe davvero meraviglioso se i politici di tutto il mondo, in occasione del 10 dicembre, si ponessero nei prossimi decenni l’obiettivo di garantire a tutti gli esseri umani, il rispetto dei tre diritti fondamentali. Quante sono le persone che ancora oggi sono private di quei diritti elementari? Pensiamo ai 750 milioni che non hanno cibo a sufficienza: per loro la Terra non fornisce il necessario a causa di un’insensata gestione dei beni che essa produce, tanto che alcuni sono tormentati dalla fame, mentre altri sprecano tonnellate di alimenti. Pensiamo a chi non ha un tetto e non dispone di acqua potabile, ma vive in tuguri, indegni di esseri umani, o addirittura per strada. Pensiamo infine a chi non ha un lavoro e vive di stenti e di elemosine.
E non è solo quello che chiamavamo “terzo mondo”a soffrire di incredibili carenze. Anche la ricca Europa vede al suo interno crescere talmente le disuguaglianze da non essere più in grado di garantire a tutti il diritto primario a una vita dignitosa. In particolare in Italia si allungano sempre più le file di coloro che aspettano il cibo alle mense dei poveri, la casa diventa per troppi un miraggio, perché la speculazione immobiliare è talmente pervasiva da rendere le città luoghi per soli ricchi, per non parlare di come vengono alloggiati i migranti stagionali. Persino chi lavora è spesso in condizione talmente precaria o con un salario così misero, che non riesce a vivere dignitosamente. Da quanto tempo salari e pensioni sono fermi, mentre l’inflazione riduce inesorabilmente il potere d’acquisto? Perché neanche più si parla di piani-casa e di edilizia popolare?
Nel clima reazionario che governa l’Unione Europea il concetto di diritto garantito è ormai smantellato : bisogna affidare tutto al mercato che, come si sa, trasforma i diritti in merce.
La prospettiva dei Movimenti popolari, diffusi sui cinque continenti, può diventare il sogno del XXI secolo. Una energia mondiale non violenta che nasce dal basso, dalle periferie geografiche e sociali per realizzare convivenze umane fondate sulla cooperazione e sulla condivisione dei beni, sul rispetto della “Terra madre”, non più da sfruttare per il profitto di pochi, ma capace di garantire il necessario a tutti gli appartenenti all’umanità.
Il documento conclusivo del Convegno dei Movimenti (3) non si limita a manifestare la protesta, ma avanza una serie di proposte per una “nuova economia”:
-rifiuto totale della guerra
-salario universale di base per tutelare anche il lavoro informale
-riduzione dell’orario di lavoro
-sovranità economica, che implica cancellazione del debito estero
-sovranità sui beni comuni, che comporta rifiuto del modello estrattivista, sia in agricoltura sia in ambito minerario
-garanzie rispetto ai diritti delle persone migranti e rifugiate
-uguaglianza di genere per tutelare le donne.
Potrebbe essere un programma politico capace di dare vita, attraverso una larga partecipazione, a un nuovo concetto di democrazia planetaria. Da contrapporre a chi è intento a progettare armamenti e guerre per aumentare i profitti dell’industria bellica, senza preoccuparsi della perdita di vite umane che ogni tipo di conflitto comporta inevitabilmente.
Cerchiamo di tener viva la speranza, creando alleanze tra chi condivide l’avversione alla guerra e confida nel valore della pace, la sola che può garantire un progresso in grado di avvantaggiare la stragrande maggioranza dei cittadini del mondo.
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Note
1) Il discorso di papa Francesco (clicca per accedere)
2) Il discorso di papa Leone (clicca per accedere)
3) Il programma dei Movimenti popolari: (leggi nel box di seguito e sfoglia le pagine)
ITA_DICHIARAZIONE-FINALE-DEL-V-INCONTRO-MONDIALE-DEI-MOVIMENTI-POPOLARI
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Disclaimer e note legali (clicca per leggere – puoi rivendicare diritti di proprietà su riferimenti e immagini)
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Oggi il diritto è calpestato e ignorato nel mondo occidentale: negli USA, nella UE, in Italia, in nazioni che hanno fatto la storia del diritto.
Molti sono i fatti e le testimonianze della morte del diritto: primo tra tutti il genocidio di Gaza dove si continua a morire poi in Cisgiordania dove i coloni continuano ad occupare e rubare la terra ai Palestinesi. Un altro attacco al diritto è stato l’intervento americano in Venezuela e il conflitto russo-ucraino che da quattro anni sta causando morti e sofferenze da ambo le parti e dove donne, bambini e civili non vengono tutelati dal diritto internazionale. E ancora il sovvertimento della Costituzione americana e dei suoi emendamenti e le recenti violenze dell’ICE. La morte del diritto è anche evidente nelle velleità di conquista di terre, ghiacciate e non, per una competizione strategica come modalità del rapporto internazionale.
E’ scoraggiante e deprimente assistere allo smantellamento del diritto, la cui evoluzione ha segnato la storia della nostra civiltà.
Le tavole della legge della Bibbia, il Codice di Hammurabi, il diritto naturale illuminista e il diritto positivo dei Codici Civili e Penali, le Costituzioni post belliche, come quella italiana del 1948, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, la Convenzione contro il genocidio adottata dall’ONU sono tappe fondamentali dell’affermazione del diritto e delle conquiste dell’umanità che oggi vengono violate.
Anche in Italia è in atto un indebolimento della democrazia perché i diritti umani non vengono rispettati. La violenza di genere e in particolare sulle donne non trova una risposta adeguata da parte dello stato. L’immigrazione è ostacolata impedendo il soccorso delle ONG nel Mediterraneo che ha inghiottito anche recentemente migliaia di uomini. Anche la salute e l’istruzione pubblica ricevono sempre meno risorse impedendo il diritto allo studio e l’accesso alle cure dei più fragili. La povertà colpisce un quarto della popolazione italiana e ancora la libertà di stampa, di espressione e la libertà di manifestare il proprio dissenso sono spesso ostacolati da azioni legali contro i giornalisti e da decreti legislativi che autorizzano l’uso eccessivo della forza da parte delle forze dell’ordine.
Di fronte alla consapevolezza della morte del diritto l’articolo della professoressa Carlon apre una finestra di luce e di speranza ricordando le 3T di Papa Francesco: terra, teco, trabajo, bandiera dei Movimenti Popolari, diffusi nei cinque continenti, dove con la non violenza perseguono programmi e obiettivi utili a dare vita ad una nuova economia e ad un nuovo concetto di democrazia.
Tali movimenti e programmi hanno però poca risonanza nel Mondo Occidentale e in particolare in Europa, divisa e incapace di reagire alle violazioni dei principi dei padri fondatori, è remissiva e succube del più forte.
Una parte dell’opinione pubblica invece manifesta preoccupazione e rabbia.
L’indignazione non è però ancora un motore di cambiamento perché non trova e non si identifica in nessun movimento o programma chiaro, certo e condiviso.
Non vi sono certezze, né dalla politica né dal mondo della cultura e rimangono solo questi sentimenti di rabbia e di disapprovazione per i molti problemi sociali e politici internazionali e interni al nostro paese.
Si può solo dire, come scrisse Montale di fronte al disorientamento degli anni 20 e all’ascesa del fascismo:
“ Non domandarci la formula che mondi possa aprirti, sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”.
Come il poeta sottolinea il male di vivere dell’uomo moderno che vede cadere ideologie, valori una volta condivisi e vive in un mondo privo di verità e certezze, così nella nostra contemporaneità assistiamo attoniti ad un mondo frantumato dove emerge il disagio di molti a cui non si riesce dare risposta se non attraverso il rifiuto, la negazione e l’indignazione per ciò che vediamo, che non vogliamo e in cui non ci riconosciamo.