E’ chiamata la «Grande Rinascita»

La Grande Diga della Rinascita (fonte: l’Indro)

Giulia Uberti
2-12-2020
Il grande progetto é iniziato nel 2011, il suo obiettivo é la produzione idroelettrica per tutta l’Africa. E’ situato al confine con il Sudan ed il progetto é chiamato “la Grande Diga della Rinascita Etiope”. Addis Abeba ha affidato la realizzazione, senza gara e con contratto da 4,8 miliardi di dollari, all’impresa Italiana Salini Impregilo (oggi Webuild) già appaltatrice delle dighe Gilgel Gibe II, Gilgel Gibe III e Tana Beles. (I tre progetti rappresentano un singolare caso di partnership pubblico-privato, dove il pubblico è rappresentato dall’EEPCo (Ethiopian Electric Power Corporation), società di gestione dell’energia elettrica interamente controllata dal governo etiope, ed il privato dalla Salini, un’influente impresa italiana con importanti interessi in diversi Paesi africani (1)).
La prima pietra del gigantesco progetto è stata posta il 2 aprile 2011 dall’ora primo ministro Melles Zenawi. “ E’ una diga molto contestata perché il Nilo è il più grande fiume del mondo e le sue acque interessano ben 11 Paesi . Viene anche chiamata la Diga della discordia”.
Nella storia della costruzione della diga c’è da ricordare un crimine avvenuto il 27 luglio del 2018 con l’uccisione dell’ingegnere Simegnhnew Bekele. La sua morte è avvolta in un fitto mistero. Il capo della polizia federale dell’Etiopia, Zeinu Jemal, ha detto che l’ingegnere è stato ucciso a colpi di arma da fuoco e l’arma è stata trovata nell’auto insieme al corpo. Centinaia di persone sono scese in strada per chiedere giustizia per Simegnew ad Addis Abeba e a Gondar, città natale dell’ingegnere.
Il primo ministro Abiy Ahmed si è detto subito “rattristato e scioccato”.
DGerd (la grande Diga) è stata inaugurata all’inizio del mese di luglio del 2020; essa non è terminata, ma ormai in fase di completamento e dovrebbe essere operativa nel 2022. Certo, per l’Etiopia la diga è davvero importante: potrà contenere fino a 74 miliardi di metri cubi di acqua e far diventare il Paese primo esportatore di energia elettrica dell’Africa; inoltre, per la sua grande capacità energetica di 6,450 megawat, il governo di Addis Abeba potrà sviluppare la rete ferroviaria etiope e, sopratutto, creare nuove zone industriali.

Allo scopo di evitare di affidarsi a paesi stranieri che potrebbero, in seguito, essere messi sotto pressione dall’Egitto per ritirare il sostegno, il governo ha interamente finanziato il costo della struttura con l’emissione di obbligazioni destinate agli etiopi nel paese e all’estero. Le turbine e le apparecchiature elettriche destinate alla produzione di energia, che costano da sole circa 1,8 miliardi di dollari, sarebbero finanziate da banche cinesi. I rimanenti 3 miliardi di dollari verrebbero finanziati dal governo etiope con gli strumenti obbligazionari di cui sopra. Al costo complessivo della diga più apparati elettrici, stimato in 4,8 miliardi di dollari, sarà da aggiungere quello delle linee di trasmissione di energia, il cui importo corrisponderebbe a circa il 5% del prodotto interno lordo del Paese (Pil 2017, 87 miliardi di dollari).

Tra Etiopia, Egitto e Sudan si cerca l’intesa
Nell’agosto 2020, l’Unione africana ha iniziato una tre giorni in videoconferenza fra i rappresentanti di Egitto, Etiopia e Sudan per discutere sulle questioni in sospeso che riguardano la Grande Diga che l’Etiopia sta costruendo sul Nilo Azzurro. Una questione decisiva perché abbraccia ambiti importanti come il politico, l’economico e l’ambientale. L’obiettivo dell’Etiopia è di raggiungere la piena capacità di energia elettrica nel 2023.

Raffaele Crocco, direttore dell’ “Atlante delle Guerre” e mediatore per l’Unione africana, tra Etiopia, Egitto e Sudan dice: “ Il controllo delle risorse idriche e lo sfruttamento del territorio sono spesso le cause di quelle che vengono chiamate le “guerre per l’acqua” e sono diverse le aree del mondo interessate da questo tipo di conflitti. Difficile contarli ma sono tantissimi. Non dobbiamo dimenticare che due miliardi di persone al mondo in questo momento non hanno alcun accesso all’acqua, nel senso che per avere l’acqua devono fare almeno trenta minuti a piedi per arrivare al primo pozzo disponibile. Il tema del futuro sarà l’acqua e il cibo e non a caso le due cose sono legate”.
In una intervista a Vatican News, Raffaele Crocco commenta “Questo round di tre giorni arriva dopo un vertice, tenutosi il 27 luglio, chiesto da Sudan ed Egitto preoccupati per il fatto che l’Etiopia stesse riempiendo il bacino che sta creando sul Nilo Azzurro. L’Etiopia è a monte del fiume e Sudan ed Egitto temono di avere una portata d’acqua sempre minore e non in grado di soddisfare le esigenze della popolazione, soprattutto egiziana, che dipende in gran parte proprio dalle acque del Nilo”.
A parere dello stesso Crocco, l’intesa fra i tre Paesi sembra vicina: ”Già nell’incontro precedente era stata manifestata la volontà di arrivare a un’intesa sul controllo dei flussi dell’acqua e soprattutto su alcune azioni sussidiarie, come dei collegamenti elettrici che consentano a Sudan ed Egitto di godere dei frutti di questa grande diga, di questo grande bacino, che dovrebbe rappresentare per l’Etiopia la ripresa dell’economia e la ripresa di una vita normale dopo anni di guerra e di difficoltà”.
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(1) La costruzione dei tre impianti idroelettrici investe una serie di aspetti sociali, economici, politici ed istituzionali che non è stato possibile trattare in maniera esaustiva in questa sede. Lo sfruttamento energetico in Africa appare come un business fra discutibili elite politiche ed imprese internazionali, alimentato da un uso improprio di fondi pubblici che dovrebbero invece essere destinati alla riduzione della povertà ed al raggiungimento degli Obiettivi del Millennio.

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