Uccidono, torturano e stuprano i prigionieri. Eppure cinque militari israeliani responsabili di tali nefandezze sono stati presentati come eroi in tv e il capo di Stato Maggiore Zamir li ha richiamati in servizio.
Adriana F.
13-05-2026
Sono stati pienamente reintegrati i cinque soldati israeliani che hanno abusato di un detenuto palestinese all’interno del centro di torture di Sde Teiman. Le telecamere di sicurezza li avevano ripresi mentre afferravano un uomo sdraiato tra gli altri faccia a terra e lo aggredivano circondati dagli scudi dei colleghi affinché non si registrasse l’abuso. Ma la violenza è stata tale da costringere i medici a un intervento d’urgenza per salvare la vita del prigioniero. E proprio i sanitari hanno denunciato l’orrore che si era scatenato su quell’uomo, ridotto in fin di vita, con polmone e intestino perforati e una lacerazione rettale da oggetto appuntito.
Altrettanto inconcepibile, come osserva Eliana Riva sul Manifesto del 17 aprile, è che ad essere punita è stata la procuratrice militare Yifat Tomer-Yerushalmi, “colpevole” di aver diffuso il video dello stupro e quindi sostituita dal procuratore che ha ordinato l’archiviazione delle indagini.
Di conseguenza i cinque imputati non subiranno alcuna conseguenza e, anzi, non saranno neppure tenuti lontani dai prigionieri palestinesi. Quindi torneranno al loro posto di lavoro, come se niente fosse accaduto e probabilmente ancora più baldanzosi di prima, perché continueranno a essere protetti dall’immunità totale che viene loro garantita sia dal governo che dagli avvocati dell’esercito e dai vertici militari.
A occuparsi dell’esito di tale vergognoso comportamento è stato il capo di stato maggiore Eyal Zamir, intervenuto con la sua indulgenza prima ancora che si chiudessero ufficialmente le indagini. La morale della favola è drammatica perché la mancata punizione dei colpevoli potrebbe dare un inatteso via libera a tutti i soldati israeliani in vista di altrettante brutalità, avendo visto i colleghi della Force 100 trattati come «eroi» e invitati dalle radio e dalle tv più seguite del Paese.
L’aspetto gravissimo della vicenda non è comunque un caso isolato e a occuparsene di recente è stata l’organizzazione Euro-Med Human Rights Monitor, che ha pubblicato un nuovo report dal titolo «Un altro genocidio dietro le mura», nel quale si documenta che la violenza sessuale contro i palestinesi rinchiusi negli istituti di detenzione israeliani è molto diffusa. “Le testimonianze ottenute da Euro-Med – scrive Eliana Riva – indicano che stupro e violenza praticata sui genitali dei detenuti rientra in una politica sistematica di assalto sessuale e tortura volta all’umiliazione deliberata, l’inflizione di danni fisici e psicologici permanenti e la compromissione della capacità riproduttiva”. E a dare ragione a questa spiegazione sono gli stessi ex detenuti, che hanno raccontato di essere stati violentati più volte e da molti militari insieme, nell’indifferenza più totale delle guardie di sicurezza.
Per altre informazioni sull’argomento, si veda l’articolo sul sito del Manifesto (clicca), a cui segue una testimonianza di Eman Abu Zayed (clicca) sui palestinesi scomparsi nelle carceri.
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