l Congo e la provincia del Kivu – La pace non abita qui – parte prima

Eraldo Rollando
11-01-2026

Il Congo, un Paese senza pace
E’ sempre difficile dare conto di quante guerre sono attive nel mondo. Oggi si parla di 59, tra guerre particolarmente efferate – la memoria salta subito a Gaza e Ucraina, per le quali almeno per motivi di vicinanza geografica noi europei siamo particolarmente sensibili – e guerre o rivolte di basso profilo che coinvolgono quasi un terzo dei paesi che aderiscono all’ONU.
Dal 1960, anno dell’indipendenza dell’attuale Repubblica Democratica del Congo – RDC, ad oggi il Paese ha passato varie fasi di tumulti e rivoluzioni con intermezzi di pace o relativa pace sociale.

Firma dell'accordo di pace tra RDC e Ruanda
Firma dell’accordo di pace tra RDC e Ruanda

Nonostante  la recente pace tra RDC e Ruanda, stipulata con “l’assistenza” del Presidente USA Donald Trump (al quale interessano le risorse minerarie del sottosuolo africano e la riduzione dell’influenza cinese nel Paese più di ogni altra cosa), firmata il 27 giugno 2025 negli Stati Uniti, pare che i due Paesi stiano per tornare ai ferri corti. Infatti, l’accordo è solo un passo verso la pace: l’attuazione è ancora molto incerta e alcuni gruppi della regione, in particolare il Movimento del 23 Marzo (M23), non sono parte diretta dell’accordo, il che complica la stabilizzazione.
Di questo ultimo argomento, che riguarda l’intera provincia del Kivu, parleremo nella seconda parte.
Per adesso limitiamoci a gettare uno sguardo sintetico sulle vicende politiche del Paese negli ultimi 130 anni, per renderci conto della frammentazione e debolezza del gigante africano.

Il Congo nel periodo coloniale di Leopoldo II (1885–1908)
Un Paese enorme il Congo (RDC), 2.345.000 kmq di superficie; per giungere ad una superficie equivalente alla sua  sarebbe necessario mettere assieme i sei maggiori Paesi dell’Unione Europea (Francia, Spagna, Svezia, Germania, Polonia e Italia).
Eppure è bastato un Paese di 30.536 kmq (circa 76 volte più piccolo), il Belgio di Leopoldo II, a condizionarne lo sviluppo. Solo a titolo di esempio: il PIL pro-capite della RDC al 2023 è stato di 537 $, quello del Belgio  57.035 $ (dato al 2021). Naturalmente la situazione attuale non può essere fatta risalire al solo Paese europeo – innumerevoli sono stati e sono tutt’ora i fatti che hanno condizionato e limitato lo sviluppo dell’intero Continente africano – ma qui certamente il Belgio di re Leopoldo II ne creò le condizioni di fondo dal punto di vista economico, politico e culturale.
Il Paese fu inizialmente proprietà personale del re, non dello Stato belga, che lo gestì come un’enorme impresa privata, soprattutto per appropriarsi di avorio e caucciù. In quel periodo la popolazione locale fu costretta al lavoro forzato con violenze, mutilazioni e massacri (si stimano tra 5 e 10 milioni di morti).

Il Congo “belga” (1908–1960)
23 anni dopo, lo scandalo per il trattamento disumano di quelle popolazioni costrinse il re a cedere il Congo allo Stato belga; la situazione però registrò solo parziali miglioramenti.
Furono realizzati investimenti in strade, ferrovie, miniere e piantagioni  il cui scopo finale, però, era ancora quello di appropriarsi delle materie prime (rame, oro, uranio, gomma, caffè).
L’educazione venne affidata a scuole missionarie cattoliche, ma l’intento non fu quello di formare una classe di futuri dirigenti africani,  ma forza lavoro sottomessa.
Nel 1960, alla vigilia dell’indipendenza, solo 16 persone in tutto il Paese avevano una laurea, nessuna era pronta ad un compito di governo.

l’indipendenza – nascita della Repubblica Democratica del Congo (dal 1960)
Solo nel giugno 1960 il Congo ottenne l’indipendenza, che fu seguita però dal caos.
Il Belgio non rinunciò alle ricche estrazioni minerarie, giungendo al punto di sostenere il secessionismo della provincia del Katanga, una delle più ricche del Paese, dove operavano le principali compagnie minerarie belghe, come la Union Minière.

Così come non cessarono le interferenze politiche. L’idea e l’obiettivo del primo ministro Patrice Lumumba era l’indipendenza reale e l’unità. Un’idea che purtroppo sfociò nell’assassinio del premier nel 1961 da parte del futuro dittatore Mobutu, con complicità belghe e occidentali. Da allora il Paese si è trovato in uno stato di continua agitazione politica e militare, creando lo spazio per continui colpi di Stato.

 

 

Nel novembre del 1965, il maresciallo Mobutu, che sarebbe passato alla storia come uno dei più predatori, e feroci tiranni dell’Africa contemporanea,  prese il potere e, in nome del risorgimento africano, rivoluzionò completamente il Congo nell’illusione di renderlo autonomo e fiorente; in realtà nei suoi trent’anni di dittatura militare fece sprofondare il Paese in una crisi economica senza pari.
In quel periodo Bruxelles mantenne forti legami economici con il regime di Mobutu che governò garantendo gli interessi occidentali, non solo europei.
Tutte queste interferenze determinarono il blocco della nascita di istituzioni solide e indipendenti.

Il 16 maggio 1997, a seguito delle azioni nefaste di Mobutu , la rivoluzione entrò nella capitale, prese il controllo della città sconfiggendo un manipolo di fedelissimi di Mobutu ormai allo sbando e proclamò Laurent-Désiré Kabila nuovo presidente.
La presidenza di Laurent Kabila fu breve e terminò 4 anni dopo per mano di una sua guardia del corpo.

Pochi giorni dopo Joseph Kabila, figlio del Presidente assassinato fu designato alla guida dello Stato. Era il gennaio 2001 quando un giovane di 29 anni, che amava ripetere “basta con le armi” , dava inizio a un periodo che sarebbe durato 17 anni, un periodo nel quale il Presidente mise fine alla guerra civile, sventò colpi di stato, diede inizio a una moratoria della pena di morte,  partecipò e si sottomise alla corsa elettorale e consentì l’alternanza democratica. Pratica, quest’ultima sconosciuta a quelle latitudini.
Le elezioni del 2018 gli furono ”fatali”, a vincere fu Felix Tshisekedi.
Rieletto nel 2021, Tshisekedi  è tutt’ora in carica. Quel voto del 2018 ha segnato il primo trasferimento pacifico del potere dal 1960, anno d’indipendenza del Paese.

Purtroppo, l’acquisizione di metodi democratici nella gestione del potere non ha permesso al “gigante dai piedi d’argilla” di fare fronte alle troppe sfide che il Paese aveva di fronte.  Ciò si nota in alcune zone dove interessi internazionali, vicini rapaci  e odio razziale non hanno smesso di fare tremare il territorio. La provincia nord orientale, Il Nord Kivu e la sua parte meridionale Sud Kivu, da 30 anni non conosce pace.

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Note
Per la firma dell’accordo di pace a Washington (foto Ap), sono presenti il segretario di Stato statunitense Marc Rubio con la ministra degli estri congolese Therese Kayikwamba Wagner (a destra) e il suo omologo ruandese Olivier Nduhungirehe.
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