Oro blu: la corsa all’acqua – parte seconda

Prosegue il nostro viaggio attorno alla scarsità dell’acqua sul nostro pianeta e ai rischi in qualche caso già trasformati in fatti reali di come l’uso indiscriminato delle risorse idriche sommato all’incremento incontrollato della popolazione sul Globo possa condurre a vere e proprie guerre tra Stati.

Eraldo Rollando
14-07-2021

Fermenti

Attorno al 2500 a.C., le due città-stato sumere di Umma e Lagash si combatterono aspramente, e per molti anni, per il controllo delle acque del fiume Tigri.
E’ un frammento della Stele degli Avvoltoi, fatta erigere dal re Eannatum di Lagash e conservata al museo del Louvre a Parigi, a parlarci della vittoria sulla città di Umma.
Ancora oggi diverse le regioni sono soggette a forti tensioni geopolitiche internazionali, e molti governi hanno fatto della questione idrica una priorità di sicurezza nazionale, con politiche di accaparramento che spesso ledono i diritti sia di Stati vicini, sia di parte della propria popolazione.
Sul tema dell’accaparramento delle risorse e della globalizzazione si sta battendo da tempo l’ambientalista Vandana Shiva(1): “Se guardiamo alla Globalizzazione, vediamo una forma di commercializzazione di tutto ciò che esiste; è con essa che il fenomeno della speculazione della terra è aumentato” e, a proposito della destinazione delle coltivazioni per la produzione di biocombustibili, afferma “la chiamano Green economy ma non c’è niente di green se non quello dell’avidità”. E sottolinea che “quando si riduce la terra a pura merce si svaluta tutto”. Come abbiamo già visto nella parte prima di questo articolo, il fenomeno non nasce per caso, ma procede parallelamente alla curva di crescita della popolazione; mano a mano che questa aumentava, la ricerca delle risorse necessarie per sostenerla si faceva sempre più affannosa, fino alla degenerazione contro la quale si batte Vandana Shiva.
Nell’ultimo secolo e mezzo, il miglioramento delle condizioni di vita dovute alla ricerca scientifica e tecnologica, hanno indubbiamente fatto sì che la popolazione mondiale se ne giovasse, ma, nel contempo, che la stessa popolazione crescesse in maniera sproporzionata rispetto alla disponibilità delle risorse fruibili; questo ha messo in atto una rincorsa alla ricerca e all’accaparramento a danno di chi ha meno forza o strumenti per proteggersi, portando alla speculazione e alla “commercializzazione di tutto ciò che esiste”.
L’acqua è uno di questi fronti, ed è stata anche la maggiore disponibilità di acqua a rendere possibile la crescita agli attuali livelli della popolazione mondiale con conseguente aumento della richiesta di quel bene primario.

Oggi, molti governanti non esitano ad alzare barriere sui fiumi mettendo alla sete gli Stati a valle, a volte ignorando accordi e trattati e, non di rado, mettendo in gravi difficoltà anche parte delle proprie comunità. Tale sistema non è più un fenomeno localizzato in poche aree, ma si è esteso in ogni angolo del pianeta con conseguenze che aprono scenari inquietanti se sommati a quelli già in corso e non strettamente legati alle risorse idriche.
Il sito documentazione.info,  presenta un panorama sulla situazione di Stati che ad oggi sono alle prese con conflitti di media o grande rilevanza.

Le principali regioni coinvolte in conflitti per l’acqua, secondo le stime, sono una quindicina e porterebbero al coinvolgimento di circa 30 Stati. (fonte: leggotenerife.com)
Possiamo permettere che un numero elevato di Stati sui 208 totali – tra riconosciuti e non, di cui 193 aderenti all’ONU – siano scossi da tali eventi? Sicuramente no.
Eppure tutto continua senza il minimo scrupolo di coscienza, complici le grandi Compagnie di costruzione che, in un Sistema senza regole, fanno grandi affari, seppure legittimati dalle concessioni di governi locali.

Le guerre per l’acqua

(fonte:leggotenerife.com)

Vaste aree del pianeta sono interessate:dal Medio Orienteall’Africa e all’ Asia, ma anche, in misura minore,al Sud America, all’Europa, e all’America del Nord; manca l’Australia su cui non ci sono notizie o dove, più sperabilmente, non ci sono problemi.

Sete in Medio Oriente

Nel corso della storia, la scarsità dell’acqua ha segnato profondamente lo sviluppo della vita in quell’area, influenzando la crescita sociale ed economica.
Alcune tra le più antiche civiltà del mondo hanno visto la loro nascita nelle aree dei grandi fiumi, tra questi Giordano, Eufrate e Tigri. Altrove, nella regione, le popolazioni sono state costrette ad adattarsi alle difficili condizioni climatiche.
Tuttavia i fattori ambientali, aggravati da una notevole disparità d’ordine politico e sociale, hanno contribuito a creare squilibri regionali e conflitti.
Col tempo, la crescente necessità di rifornimenti idrici adeguati ha creato una forte pressione in tutta l’area medio-orientale e, con essa, una situazione di contrasti pressoché inconciliabili.

Il bacino del Giordano e i Mountain Aquifers – un tema alquanto spinoso
La questione politica e quella idrica sono i due terreni di scontro del più che settantennale contrasto tra israeliani e palestinesi. Non si risolve il primo se non viene contestualmente risolto il secondo; infatti i negoziati succedutisi nel tempo, per risolvere il conflitto arabo-israeliano e la costituzione di uno Stato palestinese, hanno sempre trovato la strada sbarrata dal nodo della gestione delle acque del Giordano, che scorrono per 330 chilometri tra i confini più problematici del pianeta.

Dall’Ermon, un massiccio di 2800 metri al confine tra Israele, Siria e Libano, il fiume scende in Galilea a 212 metri sotto il livello del mare andando ad alimentare il lago di Tiberiade, quindi scende ancora nel deserto di Giuda e entra nel Mar Morto (-426 m) dove termina il suo corso.
Il bacino è condiviso da Israele, Territori Palestinesi, Siria, Libano e Giordania; le sue acque sono prevalentemente sfruttate da Israele e Giordania per la loro agricoltura, ma è la politica di accaparramento delle acque nella West Bank (Cisgiordania) da parte di Israele a danno dei palestinesi acreare un punto critico, da tempo stigmatizzato da varie Autorità internazionali, in primis l’ONU.

In passato, il Giordano riversava nel Mar Morto circa 1,3 miliardi di metri cubi d’acqua dolce ogni anno. Oggi questa cifra è stata ridotta a soli 60 milioni di metri cubi all’anno a causa della deviazione del 95% del flusso del fiume e del suo principale affluente, lo Yarmouk, da parte di Israele, Giordania e Siria. Si può immaginare l’effetto fortemente negativo sulla popolazione palestinese, per la quale l’acquedotto,di fatto, “sgocciola”, e l’impatto che questa politica ha sulla sorte del Mar Morto, visto che il suo livello si sta abbassando di un metro all’anno.
Un tempo esisteva il Lago d’Aral, uno dei quattro più grandi laghi nel mondo, oggi è ridotto a sabbia mista a polveri inquinanti a causa della deviazione dei due immissari, avvenuta negli anni 50 del XX secolo per irrigare i secchi campi di cotone nell’Uzbekistan.
Non ci vorrà molto tempo per vedere sabbia mista a polveri inquinanti anche sul fondo di quello che fu il Mar Morto. Un nome profetico.

Ma non ci sono solo le acque dolci di superficie ad agitare la popolazione palestinese; anche le acque sotterrane non sono estranee alla politica di accaparramento di Gerusalemme. Sono le fonti dei Mountain Aquifers:i pozzi di accumulazione naturale dei bacini si trovano proprio sulla cosiddetta Green Line(2) che separava il territorio di Israele da quello amministrato dall’Autorità Palestinese prima del conflitto del 1967.
Nel suo nuovo rapporto “Thirsting for justice. Palestinian access to water restricted”, Amnesty International descrive così la situazione:
“Israele utilizza oltre l’80 percento dell’acqua proveniente della fonte del Mountain Aquifer (un serbatoio sotterraneo che si estende in profondità, per una lunghezza di 130 chilometri), l’unica fonte d’acqua per i palestinesi in Cisgiordania. Israele, al contrario, dispone di altre fonti ed ha accesso alle acque del fiume Giordano. Il consumo pro-capite di acqua della popolazione palestinese è di poco inferiore ai 70 litri al giorno, mentre in Israele il consumo supera i 300 litri al giorno: quattro volte tanto. In alcune aree rurali i palestinesi sopravvivono con appena 20 litri di acqua al giorno. Questa quantità corrisponde al fabbisogno giornaliero minimo raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità in situazioni di emergenza.”

(Parte seconda – continua)
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Di prossima pubblicazione la Parte terza,
dove continueremo a parlare di sete in Medio Oriente seguendo il percorso di due grandi fiumi, il Tigri e l’Eufrate, i cui bacini coprono quattro Stati, la cui simpatia reciproca non è ai massimi livelli.
Il bacino fluviale dell’Eufrate copre tre Stati: il 45% è situato in Iraq, il 20% in Siria, mentre il restante 35% in Turchia. Tuttavia, Ankaracontribuisce a circa l’88% del flusso idrico, condizionando Iraq e Siria,che risentono maggiormente delle variazioni del flusso d’acqua.
Il bacino fluviale del Tigri, invece, ha una situazione leggermente diversa: è distribuito per il 53% in Iraq, il 33% in Iran, il 12% in Turchia e il 2% in Siria. In questo caso è l’Iran a godere di un certo vantaggio strategico, dal momento che alcuni importanti affluenti del Tigri e del Shatt Al-Arab nascono proprio nei suoi territori.
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Note
(1) Vandana Shiva (Dehradun 5 novembre 1952), attivista, politica e ambientalista indiana, si è battuta per cambiare pratiche e paradigmi nell’agricoltura e nell’alimentazione; si è occupata anche di questioni legate ai diritti sulla proprietà intellettuale, alla biodiversità, alla bioetica, alle implicazioni sociali, economiche e geopolitiche connesse all’uso di biotecnologie, ingegneria genetica e altro. È tra i principali leader dell’International Forum on Globalization, ed è vegetariana. Nel 1993 ha ricevuto il Right Livelihood Award (fonte Wikipedia)
(2) Green line, o Linea verde: L’espressione “Linea Verde” è una denominazione colloquiale che trae la sua origine dalla matita di colore verde usata per disegnare sulla mappa la linea di separazione delle forze stabilita nei negoziati che culminarono nell’armistizio arabo-israeliano del 1949 (fonte Wikipedia)

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