Pagare il “giusto prezzo” per dire basta allo sfruttamento

Una campagna di comunicazione richiama la necessità di fare scelte responsabili per tutelare gli uomini e le donne, italiani e non, che lavorano nella filiera del settore agroalimentare e che non hanno strumenti per far valere i propri diritti

Adriana F.
24-10-2020
Lo spot è provocatorio, e vuole esserlo perché il suo obiettivo è quello di smuovere le coscienze delle persone, mettendo in evidenza una delle tante contraddizioni che si nascondono in ciascuno di noi, anche in chi crede di comportarsi in modo corretto.
Nel video il protagonista è il diavolo in persona, che ci accompagna tra gli scaffali del supermercato; e dipende da noi se vederlo o no. Lui ci “induce in tentazione” spingendoci a scegliere i prodotti più economici, e si compiace della convinzione di molti, secondo cui i mali del mondo “sono sempre colpa degli altri”. Così non ci si preoccupa di chi paga sulla propria pelle le conseguenze della sfrenata competizione sviluppatasi nel mercato ortofrutticolo. Coerenti con il concetto di fondo sono tutti i personaggi dello spot che seguono i consigli del demonio, dai consumatori attratti dai prezzi più bassi, ai manager commerciali, attenti unicamente a massimizzare i profitti a scapito della fascia più debole e “invisibile” della società.



L’iniziativa di cui stiamo parlando è la campagna “Al giusto prezzo”, lanciata alla vigilia della Giornata Mondiale dell’Alimentazione da Oxfam Italia, che fa capo all’omonima organizzazione internazionale non profit in cui sono associate diverse ONG impegnate nella lotta alla povertà e alle disuguaglianze.

Lo scopo è quello di richiamare all’attenzione del pubblico un progetto di ampia portata avviato qualche anno fa, teso a sollecitare i maggiori supermercati italiani a impegnarsi in modo più responsabile e trasparente per non penalizzare chi coltiva e produce il cibo che mangiamo. A tale scopo, Oxfam Italia ha svolto un attento monitoraggio di cinque tra le maggiori realtà distributive italiane: CONAD, COOP, Esselunga, Gruppo Selex ed Eurospin. Di ciascuna insegna sono state analizzate le politiche relative a quattro aree fondamentali: il rispetto dei diritti dei lavoratori, i contratti con cui essi vengono assunti dai produttori, le condizioni di lavoro delle donne lungo tutta la filiera e la trasparenza dei prezzi applicati ai prodotti.
Nel 2018 il primo rapporto sulle rilevazioni effettuate è stato accolto con interesse da numerosi consumatori e ciò ha permesso di raggiungere i primi risultati concreti: già nel 2019, infatti, quattro dei suddetti supermercati hanno migliorato le rispettive politiche rispetto alla situazione iniziale.
La stessa organizzazione ha inoltre chiesto alle istituzioni italiane di elaborare una proposta di legge che recepisca la nuova direttiva Europea contro le pratiche commerciali sleali, auspicando la fine di pratiche come il sottocosto e le aste a doppio ribasso (queste ultime vietate in Italia da una legge del giugno 2019), che finiscono col danneggiare i lavoratori e le lavoratrici impiegati nelle catene di fornitura alimentare (laRepubblica, 16/10/2020).
Il cammino da seguire, però, è ancora lungo e non certo facile, soprattutto per i discount, che proprio nel sottocosto e nei prezzi iper-scontati hanno il loro punto di forza. Non a caso tra le strutture analizzate, il discount Eurospin risulta in ultima posizione nel contrastare gli abusi di potere nelle filiere produttive. Per tutti i distributori, comunque, la posta in gioco è alta a causa del carattere fortemente competitivo del mercato, che incide sul fatturato e sugli utili.
Sul fronte opposto, la campagna di Oxfam cade in un momento particolarmente difficile per i consumatori perché la pandemia da Covid-19 ha causato la perdita di posti di lavoro e una consistente riduzione dei redditi familiari, costringendo molti astringere la corda per arrivare a fine mese. Tuttavia la tendenza al massimo risparmio non è nata con l’emergenza sanitaria e non riguarda solo chi è in difficoltà; un aspetto, questo, che meriterebbe un approfondimento ma che porterebbe il discorso troppo lontano.
In attesa di tempi migliori, c’è da augurarsi che la campagna di Oxfam possa far breccia almeno tra gli italiani meno colpiti dalla crisi, risvegliando il loro senso di equità sociale e il desiderio di contribuire, almeno in parte, a compiere un passo avanti.
«Ignorare le informazioni sui prodotti che acquistiamo – ha affermato Elisa Bacciotti, responsabile delle campagne di Oxfam Italia – si traduce in una vera e tangibile sofferenza per le persone che lavorano nella filiera del cibo, e in una crescente disuguaglianza alimentata dall’avidità e da scelte sbagliate di pochi a scapito di molti. Le prime vittime in questo momento in Italia sono 600 mila braccianti irregolari, di cui 130 mila privati di qualsiasi diritto e dignità… Una realtà quotidiana che il video, lanciato oggi, ci aiuta a mettere sotto i riflettori».

Immagine di un Supermercato

Un pensiero su “Pagare il “giusto prezzo” per dire basta allo sfruttamento


  1. Grazie per l’articolo! Ritengo davvero utile che ci sia qualcuno o qualcuna che ogni tanto ci ricordi i criteri da adottare nelle nostre scelte quotidiane, criteri che spesso già conosciamo e che altrettanto spesso dimentichiamo…
    Il “dio quattrino”, che giustamente denunciamo come fondamento del nostro sistema economico malato, fa breccia anche in noi e spesso, troppo spesso, diventa la nostra unica guida negli acquisti…

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