Per il futuro dell’Africa: Un progetto di solidarietà e cooperazione

Giulia Uberti
25-10-2020
Nel lontano 1952, durante la spedizione nel Sahara il biologo Richard St Barbe Baker constatando l’avanzata del deserto pensò al come contenere e bloccare tale avanzata. Egli fu il primo a proporre la creazione di una “barriera verde” attraverso una lunga fascia alberata di circa 8 mila km, larga 15 km, da realizzare coinvolgendo i Paesi della regione sahelo-sahariana tra cui: Algeria, Burkina Faso, Benin, Ciad, Capo Verde, Gibuti, Egitto, Etiopia, Libia, Mali, Mauritania, Niger, Nigeria, Senegal, Somalia, Sudan, Gambia, Tunisia.
L’idea, in incubazione per diversi anni, è stata riproposta nel 2002 al summit straordinario di N’Djamena (Ciad) in occasione delle giornata mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità. Il progetto è stato infine approvato dalla Conferenza dei capi di Stato e di Governo della Comunità degli stati del Sahel e del Sahara nel corso della loro settima sessione ordinaria tenutasi a Ouagadougou (Burkina Faso) l’uno e il due giugno 2005.

Nel 2007 l’Unione Africana ha trasformato l’idea iniziale nel progetto della Grande muraglia verde, che prevede di riportare salute e fertilità in una vastissima porzione del Continente tramite un mix di pratiche sostenibili di gestione del suolo. “Al tempo stesso, la muraglia è una metafora che esprime la solidarietà tra i paesi africani e i loro sostenitori . Oggi l’iniziativa coinvolge i governi di venti Paesi, insieme a organizzazioni sovranazionali (Global environmental facility, Banca mondiale, Unione europea, Fao), istituti di ricerca, società civile e movimenti nati dal basso. C’è già chi definisce il progetto come una delle future meraviglie del mondo. Quel che è certo è che si tratta di un progetto massiccio e visionario, nato per diffondere prosperità e resilienza in oltre venti Paesi africani. E al quale la Fao (organizzazione Onu per l’alimentazione) di recente ha rinnovato il proprio supporto, fianco a fianco con l’Unep (Programma per l’ambiente delle Nazioni Unite) e l’Unccd (Convenzione Onu per combattere la desertificazione).
Il Direttore generale della FAO – Qu Dongyu ,il 25 giugno 2020 a Roma – rivolgendosi ai vertici delle agenzie delle Nazioni Unite e di altri organismi multilaterali diceva: “ È giunto il momento di coordinare e rinnovare il sostegno alla Grande Muraglia Verde. È necessario promuovere le ecoeconomie sostenibili. Dobbiamo incrementare le bonifiche e i relativi benefici per i mezzi di sussistenza”,
Il Presidente della Repubblica del Senegal, Abdoulaye Wade, in carica al momento della firma del progetto, disse: “Nella sua concezione, la Grande Muraglia Verde rappresenta un nuovo approccio ecosistemico per lo sviluppo di aree aride, una strategia globale per il ripristino di zone degradate e svantaggiate, nonché per la lotta alla povertà e ai flussi migratori”.
Secondo una recente stima, per ciascuno Stato servono risorse comprese fra i 40 e i 130 milioni di dollari l’anno. Diventa quindi imprescindibile l’intervento di finanziatori internazionali (come le banche multilaterali per lo sviluppo), investitori privati e meccanismi finanziari innovativi.
Ripristinare il suolo delle aree degradate, renderle più resilienti e incrementare la resa agricola significherebbe anche contribuire alla sicurezza alimentare e al benessere economico della popolazione del Sahel. Un tema quanto mai urgente. Se è vero infatti che nel mondo, negli ultimi trent’anni, circa 1,1 miliardi di persone si sono risollevate dalla povertà estrema (che corrisponde a sostentarsi con meno di 1,90 dollari al giorno), è vero anche che le condizioni di vita nell’Africa sub-sahariana restano particolarmente dure. Anche per via della crisi ambientale. Resta da verificare quali saranno le conseguenze che la Pandemia Covid-19 lascerà dietro di sé.

Tracciato indicativo della fascia verde (fonte Wikipedia)

La Grande muraglia verde attraverserà la regione del Sahel. Il progetto è imponente: sviluppare un enorme striscia di vegetazione che attraversa tutto il continente sarà la più lunga struttura vivente realizzata dall’uomo e una nuova Meraviglia del Mondo. Una striscia di circa 8 mila km di alberi, larga 15km, per fermare l’avanzata del deserto in Africa rappresenta la più grande iniziativa per l’ambiente della storia dell’umanità. La regione del Sahel, al confine meridionale del deserto del Sahara, è uno dei luoghi più poveri del pianeta. In Paesi messi in ginocchio dalla deforestazione e dall’avanzamento dei deserti, la grande muraglia verde avrà molti aspetti positivi: il primo e più immediato è quello di ridare vita alla terra, creando migliaia di posti di lavoro e portando cibo alle persone che abitano quelle zone, che spesso si trovano allo stremo delle forze; il secondo beneficio, meno immediato ma sicuramente globale, è contrastare il surriscaldamento globale, creando un grandissimo polmone verde in grado di abbassare la temperatura, liberare ossigeno ed eliminare anidride carbonica che potrà avere un grande impatto positivo a livello ambientale.

La grande Muraglia Verde attraversa l’Africa (fonte Positizie.it)

Tra le zone in cui gli effetti dei cambiamenti climatici si toccano con mano c’è proprio il Sahel, territorio semi-arido che taglia orizzontalmente il Continente, delimitato a nord dal deserto del Sahara e a sud dalla savana del Sudan. Un recente studio dell’università del Maryland ha infatti dimostrato che a partire dal 1920 la superficie del deserto si è estesa del 10 per cento, fino ad arrivare agli odierni 8,6 milioni di chilometri quadrati. Questo fenomeno è la risultante soprattutto del calo delle precipitazioni, che va di pari passo con l’aumento delle temperature e può essere ritenuto solo in parte come un ciclo naturale. Una parte di responsabilità va, senza dubbio alcuno, attribuita ai cambiamenti climatici, un’altra grande parte è responsabilità delle attività umane.
Il progetto della Muraglia Verde durante la sua realizzazione si è ramificato in diverse azioni multi settoriali, alcune di grande impatto, altre fallimentari o ancora allo stadio di progettazione. Nei casi di successo ha giocato un ruolo chiave il coinvolgimento della società civile, mentre in altri paesi il piano fa fatica ad avanzare a causa di guerre civili, conflitti di interesse fra le parti coinvolte o ingerenza dei privati stranieri, che hanno visto nella grande muraglia verde un’occasione per trarre profitto.
Chris Reij del World Resources Institute è convinto che gli obiettivi siano cambiati, anche se nessuno lo ammette: «L’idea originale era piantare una muraglia di alberi per frenare l’avanzata del deserto», spiega. «Ma credo che ora i piani siano cambiati, e si stia cercando di creare grandi aree verdi e produttive, anche se nessuno ne parla in questi termini».
Il progetto in realtà è un mosaico di interventi agricoli su scala locale che intende far fronte a un problema comune: la desertificazione del territorio del Sahel e il conseguente degrado ambientale che ne deriva.
Questa enorme opera ecologica, che è la Grande Muraglia Verde va immaginata come un grande puzzle di piccoli progetti locali, diversi, adatti al contesto e, soprattutto, elaborati con il consenso della popolazione, senza la quale ogni azione sarebbe destinata a fallire.
Ogni Paese, dunque, ha la libertà di intraprendere i percorsi che ritiene più idonei per la salvaguardia del proprio territorio e delle proprie comunità, ideando e implementando dei progetti che si inseriscano nell’ambito dell’iniziativa.

Un vivaio per prodotti dell’orto

Per diversificare la produzione agricola dei contadini si sta cercando di instaurare dei “giardini polivalenti” in cui vengono cresciuti alberi da frutto, legumi o prodotti da orto utili sia all’auto sostentamento sia al commercio. Questo contribuirà, quindi, a favorire lo sviluppo agricolo e a garantire la sicurezza alimentare per le comunità delle zone più aride del Paese.
La varietà di piante scelte per la maggior parte sono le acacie, piante conosciute per la grande resistenza al clima caldo e arido e che riescono a conservare acqua nelle loro radici. Fasce piantumate con alberi autoctoni e resistenti alla siccità, siepi, ma anche orti comunitari, progetti di agricoltura locale e pascoli per sfamare gli animali dei pastori nomadi del Sahel. Queste azioni possono e potranno migliorare la fertilità del terreno, diversificare il regime alimentare contrastando la malnutrizione, diminuire i conflitti per la competizione della terra, ma anche legare i giovani al loro territorio contrastando così l’immigrazione clandestina.
Se l’obiettivo del Great Green Wall è di essere portato a termine entro il 2030 per poter contribuire a molti dei Sustainable Development Goals dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, l’avanzamento del progetto risulta ancora piuttosto limitato. Infatti, si stima che nel 2019 sia stato completato solo il 15% degli interventi previsti, caratterizzati, per lo più, dal risanamento delle terre degradate.
Ci vorranno ancora anni per vedere la grande muraglia verde completamente ultimata, ma già adesso, come ci dice L. Michelini di Unimondo, “ Molti risultati son visibili: in Etiopia sono già stati riforestati 37 milioni di ettari di terreno, in Nigeria sono stati ripristinati 5 milioni di ettari, salvati dalla desertificazione, mentre in Senegal sono riforestati circa 12 milioni di ettari di terra”.
Capofila in quanto a risultati sembra essere l’Etiopia che sta mettendo a dimora centinaia e centinaia di alberi al mese. Dal 2007 ad oggi, varie azioni sono state attuate. Di seguito qualche numero:
Etiopia: ripristinati 15 milioni di ettari di suolo;
Senegal: piantati 12 milioni di alberi e ripristinati 25.000 ettari di terreno degradato;
Nigeria: ripristinati 5 milioni di ettari di terreno degradato e creazione di 20.000 posti di lavoro;
Sudan: ripristinati 2.000 ettari di terreno;
Burkina Faso, Mali, Niger: creazione di una cintura verde su oltre 2.500 ettari di terre aride, piantati più di 2 milioni di semi e piante e coinvolgimento di circa 120 villaggi.
Grandi sono i risultati attesi, anche se ancora piccoli rispetto all’ambizione originaria che consiste nel ripristinare 100 milioni di ettari di terreno attualmente degradato, sequestrare 250 milioni di tonnellate di carbonio e creare 10 milioni di posti di lavoro verdi e tutto questo entro il 2030. Infatti, oltre ad essere un progetto scientifico, quello della Grande Muraglia Verde è prima di tutto un progetto umano, che dipende dalla capacità e dalla volontà di realizzarlo, nonché dal livello di coinvolgimento delle comunità locali. Un grande impatto che frena l’avanzata del progetto è sicuramente la presenza di atti terroristici nella regione ed in particolare in alcuni specifici Paesi, come il Burkina-Faso, il Mali e il Niger.
La valutazione del lavoro svolto finora dagli Stati Membri e dalle parti interessate all’Iniziativa della Grande Muraglia Verde, secondo la FAO, rivela che sono già stati ripristinati 20 milioni di ettari di terra. Per raggiungere l’obiettivo del 2030 è necessario un ritmo più sostenuto per ripristinare ogni anno 8,2 milioni di ettari di terra con un costo stimato di 3,6 miliardi di dollari all’anno.

Un vivaio di alberi in Senegal (fonte FAO)

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