Fino a ieri trattati in modo spaventoso, finalmente per la popolazione indigena di quel grande paese si puo’ sperare in una maggiore considerazione da parte dei conquistatori
Adriana F.
11-01-2026
Già da tempo molte voci si erano levate per condannare lo spaventoso trattamento della popolazione che da sempre abitava l’Australia, prima che fosse conquistata dai colonialisti britannici. Di fatto, come osservato di recente da Alessandro Michelucci [1], quel Paese è sempre stato il più restio tra quelli nati dal colonialismo britannico a garantire i diritti dei popoli indigeni. Tanto che nel 2020 le Nazioni Unite avevano espresso forti critiche verso il Governo australiano perché, nonostante le pressioni a livello internazionale, non aveva ancora riconosciuto agli Aborigeni i diritti che spettavano loro in quanto nativi di quel continente, e in particolare il diritto alla terra. Al contrario, alcuni decreti governativi di qualche anno fa erano stati approvati proprio per impedire che gli Aborigeni ottenessero la restituzione delle loro terre, che erano state occupate da grandi allevamenti di bestiame appartenenti ai colonizzatori. Non solo: l’arroganza di questi ultimi era stata oltre tutto testimoniata dal rifiuto a chiedere ufficialmente scusa per la politica del passato di sottrazione di decine di migliaia di bambini alle loro famiglie aborigene. Da qui la procedura di richiamo da parte della Commissione delle Nazioni Unite per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale, il primo caso di richiamo rivolto a un Paese economicamente avanzato.
A tale proposito, Survival riferiva nel 2020 [2] che l’aspettativa di vita degli Aborigeni Australiani era inferiore di 17-20 anni a quella della popolazione di origine britannica e i loro figli facevano registrare un tasso di mortalità infantile quattro volte superiore rispetto ai non Aborigeni.
Inoltre gli individui di questo gruppo etnico avevano una molto maggiore probabilità di essere arrestati (17 volte), di essere incarcerati (14 volte) e di morire durante la detenzione (16 volte).
Ancora peggiore la situazione delle donne aborigene, che nell’Australia occidentale avevano una probabilità di finire in prigione 41 volte superiore alle altre donne.
Inquietante anche il tasso di suicidi, 6 volte più alto della media nazionale, nonché quello della mortalità infantile e della disoccupazione, rispettivamente di 3 e 4 volte superiori alla media nazionale.
Solo di recente (la notizia è del 31 ottobre scorso) lo Stato di Victoria ha provveduto a emanare un provvedimento per rimediare all’anacronistica situazione sopra descritta con un primo trattato che conferisce maggior potere di rappresentanza alle persone aborigene [3]. Lo ha fatto lo Stato di Victoria, uno dei 6 stati federati dell’Australia, accordandosi con i discendenti dei nativi. Un accordo sollecitato da tempo dagli attivisti per i diritti delle popolazioni aborigene, le cui richieste non erano mai state accolte da nessun governo degli Stati federati.
Il trattato, riconosce le popolazioni aborigene come le proprietarie tradizionali del territorio (principio mai riconosciuto in passato in modo così inequivocabile) e pone le basi per una regolamentazione dei loro rapporti con le istituzioni. In primo luogo prevede di valorizzare il Gellung Warl, organo di autogoverno, eletto democraticamente dalle persone aborigene, che servirà a rappresentarle e potrà esercitare una certa influenza sul governo statale. Potrà aggiornare il parlamento statale del Victoria sulle questioni che riguardano le persone aborigene e potrà interagire con tutti i livelli dell’amministrazione, la polizia e i servizi sociali dello stato. A tale organo saranno affiancate altre due commissioni create dal trattato: una avrà lo scopo di raccogliere informazioni e raccontare gli abusi subiti in passato dalle persone aborigene per via delle istituzioni australiane; l’altra sarà incaricata di monitorare l’impatto delle leggi statali sulle persone aborigene.
Le speranze sono molte, e infatti più di 7 mila persone si sono registrate per votare: quasi 3 mila in più rispetto alle elezioni del 2023.
Buona notizia, si direbbe. Ma qualcuno esprime forti dubbi, perché il cambiamento di rotta è stato sostenuto dal governo statale di centrosinistra, mentre l’opposizione ha dichiarato che, in caso di vittoria elettorale, una delle sue prime iniziative sarà proprio l’annullamento del trattato.
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Note
[1] Il Fatto Quotidiano, 18 novembre 2025, pag. 10
[2] https://www.survival.it/notizie/361
[3] https://www.ilpost.it/2025/10/31/australia-primo-trattato-aborigeni-victoria/
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