Democrazia e sorteggio

Gabriella Carlon
08-12-2021
Una forma estrema a cui conduce il principio “uno vale uno” è la copertura dei rappresentanti del popolo con il sorteggio al posto del voto. Nel nostro ordinamento in numerosi casi si accede a cariche pubbliche  per sorteggio (1). Però in tali casi non è in gioco tanto la rappresentatività, quanto la possibilità di una  scelta imparziale in una platea di soggetti di pari competenze: all’interno della platea, “l’uno vale uno” dovrebbe essere effettivo (es. nelle Commissioni per i concorsi). In altri casi, per esempio le giurie popolari, la platea può essere molto eterogenea, ma la funzione da svolgere, analogamente alla funzione del giudice, non è legata alla scelta del soggetto, ma è stabilita e regolata da precise norme di legge. Tali sorteggi non appartengono alla sfera politica, cioè del governo della polis, che può legittimamente scegliere tra diverse prospettive programmatiche. 
Il sorteggio viene poi usato in alcuni casi di democrazia partecipativa su questioni locali o molto specifiche, talvolta con caratteristiche consultorie, talaltra, più raramente, deliberative (2).

Vorrei però fare qualche riflessione sul sorteggio come procedura per legittimare una scelta politica, cioè per la formazione di un Parlamento. Si fa spesso riferimento ad esempi storici, dall’antica Atene alle città italiane del Rinascimento (3), anche se in tali casi la platea tra cui si sorteggiava era molto diversa dalla platea di uno stato moderno, sia per numero che per composizione: Atene era una realtà di piccole dimensioni rispetto agli stati odierni e nella Repubblica di Venezia si sorteggiava tra le famiglie aristocratiche che potevano a pari merito aspirare alla carica di doge. E forse non a caso nel mondo moderno, dalle rivoluzioni inglesi del ‘600 in poi, le battaglie politiche hanno avuto come obiettivo l’allargamento del suffragio fino a farlo diventare universale e il sorteggio non ha più goduto di consenso, anzi.

Perché la democrazia moderna non propugna l’uso del sorteggio? Forse perché, con la legittimazione del potere dal basso contrapposta a quella per diritto divino, si fa strada la convinzione che le vicende terrene possano essere guidate dalla ragione e dalla volontà degli esseri umani: la scienza, come la società, come il territorio, possono essere gestiti secondo scelte operate da soggetti portatori di diritti alla pari. Dal giusnaturalismo di Grozio alle Costituzioni democratiche del ‘900 si snoda il lungo cammino per l’affermazione della democrazia come uguaglianza di diritti e doveri, che si esprime in primo luogo attraverso la possibilità di scelta dei propri rappresentanti concessa a tutti, cioè il diritto di voto. L’elettorato attivo e passivo è un diritto universale senza condizioni, da cui nasce la democrazia rappresentativa, però con il dovuto corollario dei partiti e dei corpi intermedi, come previsto dalla nostra Costituzione.

Ma oggi è proprio la crisi della democrazia rappresentativa che induce qualcuno a proporre il sorteggio al posto del voto o a parziale integrazione del voto. Secondo diversi autori democrazia diretta, democrazia digitale e sorteggio potrebbero essere gli strumenti utili alla post-democrazia.

Delle prime due (A) ho già parlato in un altro articolo. Riguardo al sorteggio, i suoi sostenitori    pensano che la formula garantirebbe uguaglianza e imparzialità. Infatti l’uguaglianza dei cittadini nell’accesso al Parlamento sarebbe garantita, perché non avrebbe ragion d’essere la campagna elettorale, con il corollario di partiti, lotte per il potere, perpetuarsi della casta, dispendio economico, corruzione. Si tratterebbe di introdurre un nuovo criterio di legittimazione (al posto o accanto all’elezione), che sembrerebbe  realizzare l’assoluta parità.

A questa tesi si pongono però alcune obiezioni (4). Innanzitutto bisognerebbe stabilire la platea su cui si sorteggia: tutti i cittadini o quelli che si autocandidano? In ogni caso, sembra delinearsi una conseguenza grave e negativa: essendo il numero dei sorteggiati molto limitato, si priverebbero i non sorteggiati di qualsiasi diritto alla partecipazione politica, sia per la grande sproporzione numerica (pur ponendo il limite di un solo mandato), sia per la mancanza di programmi politici che affrontino i grandi problemi collettivi e propongano programmi alternativi per risolverli. Inoltre si metterebbe in atto, come sottolinea N. Urbinati, un vistoso processo di deresponsabilizzazione anche dei soggetti sorteggiati, che non dovrebbero rispondere a nessuno delle scelte compiute.

Vi è infine, secondo me, il problema della competenza. Infatti un conto è affermare l’uguaglianza giuridica, altro è ritenere che essa sia sminuita dalla diversità delle concrete competenze o che la formazione, l’esperienza, le capacità siano irrilevanti ai fini del buon governo, mentre accade il contrario in qualsiasi ambito nella società civile. O dobbiamo ritenere che il politico se le debba costruire in itinere dopo essere stato sorteggiato? Ma a chi verrebbe in mente di farsi curare da qualcuno, sorteggiato per fare il medico, che però deve ancora  imparare l’abc della professione? Mi sembrerebbe una scelta davvero singolare. In alcune esperienze effettuate si viene incontro a questa difficoltà facendo partecipare i sorteggiati a riunioni con esperti, pro e contro, prima di arrivare a deliberare: ciò è possibile per questioni locali e molto limitate.

Quanto all’imparzialità, come evidenziano alcuni autori citati, pare che si pongano altri problemi di difficile soluzione. Il cittadino “comune”, oggetto del sorteggio, non dovrebbe avere valori e interessi di parte? Non mi pare possibile. Bisognerebbe sottrarre alla platea dei papabili non solo gli iscritti e i simpatizzanti di qualsiasi partito, ma anche chiunque abbia un convincimento politico, che necessariamente è di parte?  Queste persone impolitiche dovrebbero essere in grado di volere il “bene comune” e, sul piano morale, di essere incorrotte e incorruttibili per definizione? E quale garanzia che sarebbero in grado di resistere, più degli eletti, alla pressione di lobby e ad altre forme di corruzione? Mi sembrano ipotesi alquanto irrealistiche. 

Giova ricordare che, alle origini della nostra repubblica democratica, un grande sostenitore del sorteggio fu Guglielmo Giannini che fonda, nel 1945, il Fronte dell’Uomo qualunque, un movimento che propugnava uno Stato minimo con funzioni  di protezione dei diritti individuali (in particolare quello di proprietà). Pertanto si dovevano eliminare partiti ed elezioni per acquisire efficienza nell’amministrazione, nella soluzione di specifici problemi che richiedevano l’operato di tecnici impolitici. A suo parere la folla, costituita di individui, sarebbe stata in grado di gestirsi senza le intermediazioni dei partiti. La politica viene dunque ridotta ad amministrazione dell’esistente.

E’ vero che tra gli attuali sostenitori del sorteggio, mi sembra prevalente l’auspicio di un sorteggio parziale, accogliendo un duplice criterio di legittimazione: voto e sorteggio. Il sorteggio avrebbe la funzione di rendere più efficiente il Parlamento e di avvicinare i cittadini alle istituzioni.

Dal  terreno che privilegia la funzione tecnica su quella politica, nasce anche una proposta (5) che cerca di dimostrare, con la simulazione di modelli matematici, come il sorteggio di un terzo dei parlamentari su 500, con la presenza di due soli partiti, porterebbe alla massima efficienza, intesa come “risultato del prodotto tra la percentuale di  proposte di legge approvate in una legislatura e il benessere sociale medio che da queste leggi deriva”.

E’ interessante, dal punto di vista epistemologico, il tentativo di applicare alle scienze sociali le metodologie proprie delle scienze fisiche. Quanto al contenuto della proposta, mi sembra che valgano le stesse perplessità indicate sopra, in particolare sui criteri con cui costruire la platea da cui sorteggiare e su chi valuterà il benessere sociale medio (6). E poi i sorteggiati, che sono un numero limitato, si comporteranno davvero come atomi sociali? Inoltre il presupposto generale, esplicitato dagli stessi autori, è che, se ciascuno fa l’interesse individuale, ne deriva un benessere collettivo, secondo la dottrina di von Hayek, che si può far risalire a A. Smith. A me pare che tale teoria sia ampiamente smentita dalla verifica storica che, in assenza di regole volte al bene comune, vede aumentare a dismisura le disuguaglianze, minando così le fondamenta stesse della democrazia.

Può darsi che  la democrazia del futuro consisterà di sole procedure: alcuni esempi sono presenti già oggi nel panorama politico, quando si salvano le regole della democrazia ma si oscura la sostanza, cioè la possibilità di scelta, con criteri inclusivi, dei parlamentari capaci di rappresentare la totalità delle diverse parti di cui si compone la società. Il pluralismo significa, secondo me, dibattito e confronto tra diverse visioni della società e dei rapporti tra le sue parti: compito del politico è riuscire a mediare tra  concezioni e interessi diversi e partigiani.

Non sono un’esperta, ma una cittadina che intende offrire qualche spunto di riflessione, convinta che l’azione politica non sia tecnica, ma debba tendere, in primo luogo, a una sempre maggiore giustizia sociale e a relazioni pacifiche tra gli Stati pensando anche a modelli alternativi. Preferisco una democrazia che garantisca una discussione aperta in uno spazio pubblico, dove i conflitti vengano alla luce, i corpi intermedi svolgano il loro prezioso compito di interfaccia e i politici trovino un punto di giusto equilibrio. Mi sembra comunque interessante il tentativo di trovare nuove strade per dare vitalità alla democrazia in crisi. Certamente i nostri partiti, in qualche caso corrotti e autoreferenziali, necessitano di una rifondazione, ma non vorrei che con l’acqua sporca si buttasse anche il bambino.

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Note

(A) clicca sui seguenti link: Democrazia diretta Democrazia rappresentativa

1) N. Urbinati – L. Vandelli, La democrazia del sorteggio, Einuadi, 2020. Nella Parte seconda (a cura di L. Vandelli) si considerano casi di sorteggio nelle pubbliche istituzioni.

2) Nei seguenti siti si possono trovare esempi di sorteggio di questo tipo, che gli autori valutano positivamente. Nomos Internauta onlineDemarchia.info

3) N. Urbinati – L. Vandelli, cit. Parte prima (a cura di N. Urbinati)

4) In tale articolo (clicca) si considerano i risvolti costituzionali della scelta per sorteggio.

5) Le Scienze (clicca per approfondire)

6) La relazione (clicca) contiene un’interessante analisi della proposta in questione. La relazione fa parte degli Atti di un Convegno organizzato dal Movimento 5stelle il 21 luglio 2016.

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