Terre rare nei fondali degli oceanici – il Giappone vuole la sua parte

A cura di Eraldo Rollando
03-02-2026

Sono  materie prime ritenute strategiche per il loro impiego nelle nuove tecnologie  di molti settori industriali, i cui prodotti, realizzati con questi materiali, contribuirebbero all’abbattimento  delle emissioni inquinanti, e  di conseguenza alla riduzione e controllo del riscaldamento climatico del nostro pianeta.
Sono al centro di una competizione strategica globale ed è in atto una corsa, in alcuni casi affannosa, per il loro accaparramento da parte di molti Paesi onde evitare di essere economicamente penalizzati da concorrenti più “riforniti”. Si scava  in miniere terrestri e ci si sta rivolgendo, per ora con attività di ricerca, anche ai fondali marini.
I più interessati risultano essere Cina, USA, Francia, Corea del Sud, India, Norvegia, ma anche il Giappone non vuole rinunciare alla sua parte.
Ancora una volta, però, il rischio ambientale di queste attività viene completamente ignorato.

Ne dà notizia un articolo pubblicato su Avvenire dal titolo “Il Giappone a caccia di terre rare nei fondali degli abissi marini” .
Questo Paese ha avviato un progetto per cercare terre rare nei fondali oceanici, a circa 6.000 metri di profondità, con l’obiettivo di ridurre la sua forte dipendenza dalla Cina – principale produttore mondiale di questi minerali strategici – soprattutto dopo le restrizioni messe in atto dai cinesi sulle esportazioni di terre rare e prodotti “a duplice uso” (civile e militare).
La ricerca è indirizzata verso i fondali dell’isola remota di Minami Torishima, a 1.848 km a sud-est delle coste di Tokyo e zona economica esclusiva giapponese, dove i giacimenti di questi materiali sono stimati in oltre 16 milioni di tonnellate, in grado di coprire il fabbisogno nazionale per oltre 200 anni.
Sarà la nave scientifica Chikyu a occuparsi delle ricerche.
Una sfida tecnologica che presenta grandi vantaggi ma anche un severo risvolto ambientale: gli ambientalisti temono infatti danni agli ecosistemi marini causati dalle esplorazioni e ancor più dall’estrazione. (1)

Per leggere l’articolo di Avvenire (clicca)
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Nota:

      1. Per approfondire l’argomento puoi seguire gli articoli già pubblicati da “I quaderni del Corallo”

    (Clicca su titoli per accedere):

    Estrazioni minerarie in alto mare – Non aprite quella porta!

    Estrazioni minerarie in alto mare – Andremo a sbattere?

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