Nigeria, Cristiani perseguitati – Parte quinta


La notizia della strage del 05 giugno scorso, giorno di Pentecoste, in Nigeria nella Chiesa di San Francesco Saverio a Owo, nello stato di Ondo “è l’ennesimo episodio di una lunga scia di fatti sanguinosi che celano le scandalose contraddizioni della più popolosa nazione d’Africa: un colosso scosso da forti spinte identitarie e ferito da tensioni sociali strumentalizzate dai gruppi jihadisti” ( da Africa, Marco Trovato)

Giulia Uberti
8-7-2022
“Il Gigante dai Piedi d’Argilla”: così veniva definita la Nigeria all’epoca delle indipendenze africane (1960).
I terroristi avrebbero colpito durante la messa della domenica e il massacro avrebbe provocato la morte di almeno 50 fedeli e decine di feriti gravi. Il vice parroco Don Abayomi racconta che nel suo incontro con i parrocchiani non ha riscontrato una perdita di fede, ma un rafforzamento.
La sera prima della strage di Pentecoste un sacerdote nigeriano veniva rapito, si tratta di Christopher Itopa Onotu, della diocesi di Lokoja ABUJA. Inoltre,
l’arcidiocesi di Kaduna in Nigeria l’11 maggio  annunciava la morte del sacerdote Joseph Akete Bako rapito l’8 marzo a seguito di un attacco alla parrocchia di San Giovanni. Il Vice direttore del Catholic Media Service Center, Anthony Shawuya, ha dichiarato di non aver avuto aggiornamenti sulle condizioni di salute del sacerdote aggiungendo: “A causa dei suoi fragili problemi di salute, non è riuscito a sopravvivere alla tortura. Ci sono stati negoziati e sforzi per il suo rilascio, ma nessuna notizia su ciò che gli è successo“.

La violenza interreligiosa in Nigeria non è nuova, è un conflitto che ebbe il suo inizio nel 1953 con contrapposizioni di milizie di fanatici islamici e cristiani: i primi lottano per l’inserimento della Shari’a in tutti gli Stati nigeriani a maggioranza islamica mentre i secondi lottano per l’opporsi all’avanzare delle violenze anticristiane,
Alcuni  resoconti  informano che dall’inizio delle violenze sarebbero rimaste uccise più di diecimila persone e diverse altre migliaia sfollate a causa delle devastazioni nelle città oggetto di scontri e rivolte.
Le forze che si mossero per convertire gradualmente la Nigeria all’Islam risalgono all’inizio del 19°secolo, con un incremento nel 1999 quando gli Stati del nord adottarono alcuni tratti della Sharia, arrivando a nuovo slancio nel 2015 con l’elezione di Muhammadu Buhari. Dall’ascesa al potere del partito islamista di Buhari gli attacchi verso i cristiani sono stati ancora più feroci. Questi ultimi si ritrovano ad essere vittime degli attacchi di Boko Haram, ma adesso devono far fronte anche all’ISWAP (affiliato dello Stato Islamico) e ai pastori Fulani, mussulmani. La violenza tocca tutti i nigeriani, mussulmani compresi, ma sono i cristiani a dover far fronte ad una minaccia esistenziale.
Buhari ha fatto si che i mussulmani ricoprissero cariche importanti: difesa, polizia, immigrazione, sicurezza, e altri negli organi giudiziari. Pochissima trasparenza sugli atroci atti di violenza verso molti nigeriani, ma ancora meno verso i cristiani. L’impunità è all’ordine del giorno.
Un susseguirsi di scontri diversi si sono riscontrati nel 2001 e nel 2008 nella città nigeriana di Jos culminati con la morte di 1000 nella prima e di 381cristiani nella seconda,  con ferimenti di oltre 400 persone. Inoltre,  nel  2010 si verificarono una serie di atti di violenza interreligiosa tra le comunità cristiana e islamica della città, culminati con la morte di diverse centinaia di persone. La capitale di Plateau si trova ad essere un punto nevralgico della Nigeria conteso tra i cristiani prevalenti nel Sud del paese e i musulmani prevalenti nel Nord.

Alla base degli scontri sembrano concorrere diversi fattori, oltre a quello religioso, tra cui le rivalità etniche e la situazione di gravità economica che affligge la popolazione.
Tradizionalmente è l’Islam la religione dominante in Nigeria. Nel 1963 i fedeli cristiani rappresentavano il 35% della popolazione totale. . A partire dall’ultimo quarto del Novecento, la popolazione cristiana raggiunse il 40% in accordo con i dati della CIA, sfiorando il 48,2% nel 2003 in base al censimento del Nigerian Religious and Demographic survey poco dietro ai musulmani che rappresentavano il 50,5% del totale.
La strage di Pentecoste ha portato ad un dibattito il 9 giugno  al Parlamento europeo, tema la persecuzione dei cristiani in Nigeria. In mezz’ora di dibattito  si sono viste  tutte le contraddizioni dell’Europa. Dalla Nigeria veniva anche il caso discusso lo scorso 20 maggio. Jean-Paul Garraud, europarlamentare francese, aveva già proposto un dibattito sulla persecuzione dei cristiani e la cristo-fobia, con un focus particolare su Debora Samuel, uccisa lo scorso 12 maggio con l’accusa di blasfemia contro l’Islam. Deborah è stata lapidata e bruciata, e i suoi assassini hanno registrato il crimine e persino pubblicato il video. Garraud ha denunciato che “nonostante questi fatti, la Commissione Europea non vuole designare un coordinatore per la lotta contro la cristiano-fobia, mentre c’è un coordinatore per l’antisemitismo o l’islamo-fobia”. L’europarlamentare francese ha anche aggiunto che “il Parlamento Europeo dovrebbe parlare riguardo questa importante questione, “la persecuzione dei cristiani”  e focalizzarsi sul caso di Deborah Samuel”.
 
Secondo la Commissione degli Stati Uniti per la libertà religiosa internazionale e la “World Watch List” dell’organizzazione di Porte Aperte, la Nigeria è uno dei trasgressori più eclatanti del mondo in termini di persecuzione religiosa.
Mentre l’Ong Porte Aperte/Open Doors (clicca), con una lettura più globale del fenomeno,  ha presentato alla Camera il rapporto sui cristiani perseguitati,  nel mondo, sulla base di questo rapporto sono oltre 360 milioni (clicca) i cristiani perseguitati a causa della loro fede. L’Afghanistan è oggi il Paese più pericoloso al mondo per i cristiani, seguito da Corea del Nord Somalia, Libia, Yemen, Eritrea, Nigeria, Pakistan Iran, India e Arabia Saudita, solo per citare i primi dieci Paesi.

 

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