Economia del dono

Gabriella Carlon
24-11-2018

Il dono del mantello -Giotto 1295-1299
il dono del mantello-Giotto (1267-1337)

Di fronte alle recenti catastrofi (crollo del ponte a Genova, disastri ambientali in molte regioni italiane) si risveglia una coscienza collettiva che induce a contribuire a raccolte fondi per le persone colpite. Questo fenomeno è importante perché ci rivela che, anche al di fuori di rapporti familiari e affettivi, perfino in una società di mercato come la nostra, esistono relazioni che si sottraggono allo scambio mercificato: non tutto si può vendere e comprare, abbiamo bisogno anche di altro.
Davvero dunque la nostra umana natura sarebbe quella dell’homo oeconomicus?
All’analisi dei rapporti sociali non economici si dedicano i movimenti d’ispirazione anti-utilitarista, che prospettano un cambiamento profondo delle stesse regole dell’economia: non l’utile, non il profitto deve essere il fine dell’attività economica ma il miglioramento delle condizioni di vita, la risposta a bisogni essenziali, la realizzazione di una società più giusta. Il giusto deve avere la prevalenza sull’utile.
Alcuni istituti di ricerca lavorano in tal senso. Il M.A.U.S.S (Movimento Anti Utilitarista nelle Scienze Sociali), fondato a Parigi nel 1981, raggruppa studiosi di diverse discipline (antropologi, sociologi, economisti, ambientalisti) che, ispirandosi a Marcel Mauss (1872-1950), ricercano le relazioni sociali nelle loro diverse sfaccettature, rifiutando l’ideologia neoliberale che vede lo scambio puramente mercantile come fondato sulla stessa natura umana. Rifiutano l’idea che la legge del mercato domini la società mercificando totalmente le relazioni umane. Alain Caillé auspica che possa affermarsi come egemone il “terzo paradigma”, ossia una circolazione di beni e servizi diversa dallo stato e dal mercato, fondata sul “dono”.
Affine a questo orientamento è quello del Polanyi Institute of Political Economy , fondato nel 1988 a Montreal – Canada. Rifacendosi a Karl Polanyi (1886-1964) si studia un possibile superamento della contrapposizione stato-mercato, per costruire una nuova società fondata su legami sociali che prescindono dall’utile. Secondo Polanyi (La grande trasformazione, 1944) è solo nella società capitalistica che lo scambio coincide col mercato, ma questa coincidenza non è una legge universale che regola i rapporti umani, né nello spazio né nel tempo. Tuttavia anche nella nostra società esiste una rete di relazioni di altro tipo, quasi a nostra insaputa. Esistono infatti tre forme di relazione sociale: a) scambio di mercato, fondato sull’utile; b) redistribuzione solidale di beni e servizi attraverso lo Stato per garantire una sostanziale equità; c) reciprocità che nasce da relazioni sociali fondate sul “dono”, ossia sulla prevalenza della relazione rispetto al bene scambiato.
Jacques Godbout studia il “terzo paradigma” secondo la categoria del dono. Il dono nasce spontaneo da un legame affettivo verso la famiglia e gli amici, oppure da un legame emotivo che ci porta alla gratuità e alla condivisione verso sconosciuti in caso di eventi straordinari. Ma quando questo legame solidale diventa costante tra tutti i membri di una società, si realizza il livello politico del dono. La reciprocità non economica crea un legame forte attraverso il quale individui e gruppi si riconoscono come partecipi di un comune destino: da questa coscienza nasce il desiderio di realizzare una società conviviale, capace di garantire a tutti l’uso dei beni, che diventano comuni. Il livello politico del dono deve essere favorito da opportune leggi dello stato, ispirate al principio di solidarietà, ma nessuno deve ricevere una carità compassionevole perché la reciprocità è alla pari; non si distingue tra donatore e donatario in quanto i ruoli non sono prefissati.

A chi non piacerebbe vivere in questo convivio di tutto il genere umano? Credo che ci sentiremmo tutti più appagati e più sereni. A riprova, ancora una volta, che l’homo oeconomicus non realizza la nostra piena umanità.

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