TTIP: aggiornamenti

Laura Mazza
12 maggio 2016

Avevamo pubblicato su questo stesso sito il 28 gennaio 2016 in un articolo dal titolo “TTIP: a che punto siamo” alcune notizie su questo Trattato che, per come è concepito, può portare per l’Italia, ma anche per l’Europa intera una serie di problemi piuttosto gravi. I motivi sono contenuti nell’articolo citato quindi è inutile ripeterli ancora, gli aggiornamenti invece consistono in alcune importanti azioni e prese di posizione che qui andremo ad illustrare.
Andiamo per ordine:
il 2 maggio 2016 Greenpeace Olanda pubblica parte dei testi negoziali sul TTIP fino a quel momento mantenuti nella massima segretezza. Naturalmente, queste trattative così segrete creano molti motivi di allarme per tutti gli argomenti trattati. Vanno dall’uso di ormoni negli allevamenti, ai trattamenti che subiscono i polli dopo il macello con l’uso del cloro da noi proibito, e ancora all’uso di pesticidi proibiti in Europa, per arrivare, aggirando tutti i divieti europei, all’uso degli OGM.
Ma non solo, ci sono grandi problemi e divergenze sulla questione Sanità interpretata in modo differente da Europa e USA per la riduzione del controllo sul prezzo dei farmaci; per i cambiamenti importanti sulle procedure diagnostiche o chirurgiche che comporterebbero il pagamento di importanti costi per i brevetti statunitensi; e per la possibilità di rimanere in totale balìa di multinazionali che offrirebbero un mercato dell’assistenza totalmente privatizzato e liberalizzato.
L’Acqua: la CIA prevede per il 2022 che si intensificheranno le guerre per il controllo dell’acqua. Ci sarà quindi presto una concorrenza tra acqua destinata all’agricoltura, acqua destinata all’industria, all’uso minerario (il fraking*), e acqua per uso domestico. Se una multinazionale dovesse gestire l’acqua di un dato luogo potrebbe privilegiare il suo profitto e potrebbe vendere l’acqua al miglior offerente, e a questo punto le tariffe dovranno necessariamente coprire tutti i costi per garantire alti profitti agli investitori. I consumatori di acqua per uso domestico se non ce la facessero a sostenere tariffe più alte da quelle precedentemente garantite, si vedrebbero togliere l’acqua potabile. Non è un racconto horror perché un tale Boone Pickens magnate texano ha comperato un lago in Alaska e vende questa acqua alla Cina e all’Arabia saudita.
L’Energia: verrebbe certamente premiato il commercio dei combustibili fossili ottenuti con i fraking in grande sviluppo negli USA. Qui possono seguire una infinità di ragionamenti, ma la cosa importante è che l’energia prodotta da fonti rinnovabili potrebbe subire un forte rallentamento, infatti potrebbe trovare un rilevante impedimento un’industria nazionale che già lavora allo sviluppo sostenibile dell’energia pulita. Questo perché è prevista la rimozione del LCR (Requisiti di Contenuto Locale). Questa normativa attualmente in vigore impone alle aziende di reperire, in percentuale, beni o servizi da filiere territoriali in modo da frenare la tendenza delle grandi imprese a ricavare profitti senza creare posti di lavoro. Se questa protezione venisse eliminata le multinazionali potrebbero utilizzare manodopera e materiali in altri Paesi dove costi e diritti sono più bassi divenendo molto competitiva con l’industria europea.
I Servizi Finanziari: potrebbe verificarsi l’impossibilità di regolamentare la finanza selvaggia, che sia USA sia Europa con molti sforzi cercano di contenere. Non ci sarebbero più argini alla circolazione dei derivati tossici, proprio quelli che hanno creato la crisi attuale scoppiata come “bolla finanziaria” nel 2008. Si stima che il valore dei derivati tossici sia di 670.000 miliardi di dollari, circa 10 volte il PIL mondiale. Il ragionamento è sempre lo stesso, se si lascia aperto il libero mercato senza regole, o con regole che favoriscono gli interessi di investitori, ogni spazio viene occupato. Il divieto che esistano banche troppo grandi, o anche il faticoso percorso per dividere le banche di investimento dalle banche commerciali per evitare che vengano fatte operazioni ad alto rischio, non avrebbero possibilità di proseguire.
Naturalmente sono in discussione anche i diritti della Proprietà intellettuale e Internet, la gestione della Rete e l’uso dei dati.
Ma tutto questo timore che sembra perfino eccessivo da dove ci arriva? Arriva una sorta di tribunale per gestire le controversie che dovessero sorgere tra investitore e lo Stato che dovesse opporsi alle questioni fin qui illustrate. Si tratta dell’ISDS (Investitor to State Dispute Settlement), dove è prevista una clausola che permetterebbe alle multinazionali di portare in giudizio un Governo che approvando leggi per la tutela dell’ambiente minacciasse le loro prospettive di guadagno. Possono ricorre all’ISDS solo le multinazionali e non lo Stato o le imprese nazionali.
Per avere notizie più approfondite segnaliamo, di seguito, alcuni link che chiariranno, eventualmente, alcuni dubbi e apriranno nuovi orizzonti.

*fraking: frantumazione con grandi quantità di acqua di rocce bituminose per estrarre petrolio

1 – I documenti scoperti da Greenpeace
http://www.repubblica.it/esteri/2016/05/02/news/ttip_greeenpeace-138896086/?ref=HREC1-10
www.greenpeace.org/italy/it/   (TTIPLEACKS 2 maggio 2016)

2 – Perché a Francia e Italia conviene dire no al TTIP
http://www.repubblica.it/esteri/2016/05/11/news/il_ministro_fekl_ecco_perche_all_italia_come_alla_francia_conviene_dire_no_al_ttip_-139552380/?ref=nl-Ultimo-minuto-ore-13_11-05-2016

3 – 7 maggio 2016 Manifestazione a Roma contro il TTIP

4 – Un’intera trasmissione dedicata al TTIP su radio Rai 3 del 11 maggio 2016
https://shar.es/1e9NWa

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