Il sabato del villaggio: Gilets Jaunes

Eraldo Rollando
15 -01-2019
Sabato 12 gennaio 2019: nono sabato di protesta dei Gilet Gialli francesi. Caspita che costanza! Sembra di essere tornati ai sabati del ’68, quando la contestazione al “potere” era scoppiata in tutto il mondo.
Dopo così lungo tempo ci si sarebbe aspettati che un movimento organizzato, capace da mantenere una simile compattezza, potesse accendere la miccia altrove. Per la verità qualcosa si è visto: però, più che una miccia si è vista qualche stella filante; in Italia il sito automoto.it, alla fine di novembre 2018, segnalava che era stata annunciata la nascita sul web di un “Coordinamento italiano gilet gialli Italia” promosso, tra gli altri, da Giancarlo Nardozzi, presidente del Goia, Gruppo Organizzato Indipendente Ambulanti e dall’ex deputato M5S Ivan Della Valle. Coordinamento, per ora, scomparso dall’orizzonte mediatico. Nello stesso periodo un gruppetto di persone a volto coperto aveva bloccato per alcuni minuti il casello autostradale di Genova est accendendo fumogeni e distribuendo volantini contro la Società Autostrade (a Genova è molto acceso il clima per il crollo del ponte Morandi). A Taranto, il primo dicembre, un centinaio di persone, organizzate da Massimiliano Stellato, consigliere comunale in quota al Gruppo Misto, ha marciato al grido di “Vogliamo la riduzione del prezzo del carburante”.
Manifestazioni si sono avute tra la Val di Susa e Torino, dove è animato il confronto tra i movimenti No Tav e Si Tav.
In Europa sparute manifestazioni sono state organizzate in Polonia, Romania, Bulgaria di segno molto locale per l’operato dei rispettivi governi, ma anche in Belgio, Olanda e Germania, mentre nel resto dei Paesi europei nulla si è mosso.
Ai primi di dicembre si era fatto vivo Beppe Grillo, che al giornale Fatto Quotidiano aveva confidato di considerare molto vicine le istanze dei francesi a quelle del Movimento 5 Stelle. “I gilet gialli” – aveva detto il comico – “hanno venti punti di programma, non parlano solo di tasse, vogliono il reddito di cittadinanza, pensioni più alte …tutti temi che abbiamo lanciato noi”. Un’entrata a gamba tesa, che può fare immaginare un aggancio al cosiddetto Movimento francese in vista delle prossime elezioni europee di primavera.
Ed ecco comparire i Venti Punti del Manifesto dei Gilets Jaunes   (clicca per leggere).
Appena il Manifesto ha iniziato a girare sul web è cominciato a suonarmi un campanello: com’è possibile che un movimento del tutto spontaneo, nato on line da una cittadina francese, Jacline Mouraud, che il 18 ottobre scorso aveva postato su Facebook un video in cui si diceva stanca “dell’accanimento del governo contro gli automobilisti”, abbia potuto creare un tale pandemonio e strutturare un documento così articolato?
Ho cercato risposte nell’unico ambito dove, con la dovuta prudenza, è possibile trovare informazioni senza doversi imbarcare in defatiganti e costosi viaggi in Francia. Qualcuno potrà dire: già, il luogo dove le fake news vanno a braccetto con l’italico “bidone”. Certo, sul web, come detto sopra, occorre molta prudenza.
Non mancano i servizi e le interviste sul campo ad opera dei vari inviati della stampa italiana, tutti protesi a capire quali siano gli umori e le richieste dei manifestanti; ma tutto ciò racconta una “quotidianità” del manifestare che non collima, o almeno coincide in minima parte, con il Manifesto, come se i manifestanti, per lo meno quelli meno agitati, non ne siano informati.
Un’inchiesta condotta da Claudia Fusani, giornalista parlamentare, pubblicata sul sito Tiscali.it con data 11 dicembre 2018, avanza una tesi molto interessante anche se, come in altri casi, sarebbe prudente aggiungere un dubitativo “ Sembrerebbe che … “.
L’articolista suggerisce l’idea che dietro la protesta francese si celi un disegno molto più ambizioso di quello annunciato nelle piazze e cioè che una “spectre sovranista” abbia deciso di scendere in campo in prospettiva delle elezioni europee di maggio: insomma, una specie di “Grande vecchio” che muove i fili da dietro le quinte; e abbiamo visto come ciò, ahimè, sia realtà con le inchieste sviluppate dall’Intelligence statunitense su fatti chiamati con il nome di Russiagate ai tempi della campagna elettorale di Trump (2016) o, si sostiene, di Macron in Francia nel maggio 2017.
Naturalmente il Cremlino ricusa con stizza ogni coinvolgimento, come già fatto in altre occasioni, ma l’articolista fa notare che, a detta di Alliance for Security Democracy, l’unità che negli Stati Uniti documenta l’attività di hakeraggio dei Servizi russi e di altri regimi autoritari, siano ormai in azione meccanismi “dediti a sovvertire la democrazia negli Stati Uniti, in Europa e nel mondo”.
In questo caso, viene riferito che nelle settimane a cavallo tra fine novembre e i primi di dicembre “circa 600 account twitter, noti per promuovere le scelte strategiche del Cremlino, hanno iniziato a concentrarsi sulla Francia, aumentando l’uso dell’hashtag #giletjaune” (fonte: Alliance for Security Democracy). L’articolo riferisce che anche gli apparati di Intelligence francesi sono, come ovvio, all’opera e rivelano che “troll” (1) russi hanno alimentato le rivolte dei Gilet Jaune per mezzo della diffusione di fake news”; alcune di queste ormai note, come quelle che agenti della polizia francese avrebbero fraternizzato e condiviso le manifestazioni o che ci fosse stato un ammutinamento delle forze di polizia a favore dei manifestanti, o ancora che “…. cecchini francesi sui tetti avrebbero sparato contro i manifestanti” (fonte Washington Post – Molly McKew). Notizie ampiamente smentite. Viene giustamente sottolineato che queste fake news, e altre messe in rete da gruppi antagonisti francesi, non hanno innescato le proteste, ma hanno sicuramente amplificato la risonanza dei fatti ed esasperato il clima.
Quindi riaffiora la domanda: come è possibile che un movimento del tutto spontaneo, nato on line da una semplice protesta, abbia potuto creare un tale pandemonio e strutturare un documento così articolato?
Si vedrà nei mesi a seguire l’evoluzione di questo “Movimento”: soprattutto tra poco tempo, con l’avvicinarsi delle elezioni europee, si potrà capire se ci sarà una saldatura con i partiti populisti dell’Unione in cerca di una casa comune nel Parlamento europeo.

(1) In internet si definiscono “troll“quei messaggi provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente senza senso e/o del tutto errati, con il solo obiettivo di disturbare la comunicazione e fomentare gli animi. (fonte Wikipedia)

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