Laudato si’

Gabriella Carlon
27/11/ 2015

                                          “Non ci sono due crisi separate, una sociale e un’altra ambientale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale.  Le direttrici per la soluzione richiedono un approccio integrale per combattere la povertà, per restituire dignità agli esclusi e nello stesso tempo per prendersi cura della natura.”                           (Laudato sì – cap.4, par.139)

Dei molti aspetti interessanti dell’ultima Enciclica, mi sembra culturalmente stimolante il concetto di “ecologia integrale”.
Nella cultura corrente la questione sociale e quella ecologica, sorte in tempi diversi, sono state e sono tenute distinte, come sono state separate cultura e natura. La conseguenza sul piano politico e operativo è che movimento operaio e movimento ecologista hanno seguito propri percorsi differenti.
Nella prospettiva dell’Enciclica invece l’essere umano stesso fa parte dell’ecosistema e dunque l’organizzazione politico-economica di una società è anch’essa parte dell’ecosistema: è il modello di sviluppo che una società si dà a determinare lo sfruttamento delle risorse, incluse quelle umane, e il livello di degrado del sistema, dall’ambiente ai rapporti sociali alla cultura.
Quale la causa delle ingiustizie, degli squilibri, delle guerre, della devastazione ambientale? Lo sfruttamento senza altro fine che il profitto genera la profonda diseguaglianza economico-sociale e il disastro ambientale, facce di una stessa medaglia. La crisi ha accentuato le disuguaglianze, ma non ha segnato un percorso di cambiamento globale, al contrario ha provocato la restaurazione di modelli economici che tornino, nel breve periodo, al PIL, ai profitti, ai consumi, all’impatto ambientale di “prima”.
Ma la sfida del futuro non è questa, è invece la ricerca di percorsi davvero nuovi, che superino gli obiettivi che si era data la rivoluzione industriale; bisognerà trovare un equilibrio tra risorse e distribuzione della ricchezza a livello globale, in armonia tra le diverse culture e religioni.
Papa Francesco però ci avverte: alcune aree del mondo dovranno “decrescere”, il profitto individuale dovrà cedere il passo ai beni comuni, il consumismo dovrà essere abbandonato per uno stile di vita sobrio.
Chi vorrà aprire un cantiere per trasformare la vita individuale e collettiva secondo questa linea avveniristica?

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