Sicurezza

Gabriella Carlon
23-07-2020
Se non fosse un evento tragico, sarebbe quasi comico.
Mentre l’Occidente erige muri per coltivare la propria sicurezza, viene invaso da un virus che passa beffardo oltre tutti i muri e i fili spinati di protezione, seminando il panico indisturbato. Certo il virus attacca purtroppo tutti i paesi del mondo, ma quello che mi colpisce è l’attacco all’Europa che, per la sicurezza , ha dislocato i propri confini esterni in Libia piuttosto che in Turchia, spendendo miliardi per farsi complice di torture e angherie nei confronti di altri esseri umani, a dispetto della difesa dei diritti, che pure sarebbe l’asse portante della sua civiltà.
E che dire dell’Italia che con i “decreti sicurezza”, tuttora in vigore, è arrivata al punto estremo di multare e condannare chi cerca di salvare da morte certa in mare esseri umani, compresi i bambini, colpevoli solo di cercare una vita meno disumana. I confini nazionali sono diventati di nuovo importanti e la maggioranza dell’opinione pubblica ritiene che dalla difesa dei confini dipenda la sicurezza. Pertanto approva con grande favore la politica securitaria, sovranista e xenofoba antimigranti.
Per non parlare dell’incremento delle spese militari, quasi occultato dai media, in tutto il mondo, con l’ammodernamento delle testate nucleari e la creazione di nuove armi autonome, cioè capaci di agire a prescindere da un comando umano. L’Italia non è da meno: aumentano sia le spese militari sia le esportazioni di armi. Ma a cosa serviranno gli F35 o le nuove testate nucleari? A quale sicurezza?

Penso che altre siano le condizioni che ci rendono davvero più sicuri: un lavoro non precario, che procuri un reddito sufficiente a condurre una vita sobria ma priva dello spauracchio della povertà; la certezza di trovare le cure necessarie in caso di malattia (cosa purtroppo non accaduta nella recente pandemia); un sostegno alla vecchiaia che non costringa a pensioni da fame; buone scuole statali e gratuite che permettano a tutti di raggiungere il livello di istruzione adeguato ai propri desideri e alle proprie attitudini; un ambiente vivibile che contemperi le necessità industriali con la salubrità e la bellezza del territorio.
Sicurezza insomma come condizione per il ben-vivere: speranza nel futuro, apertura agli altri e non asserragliamento contro i nemici.

Non so se l’attuale pandemia ci farà cambiare il concetto di sicurezza, prospettandoci una diversa scaletta delle priorità e aprendoci a una visione globale del problema. Mi pare che ci sia una gran voglia di ripartire per tornare a vivere esattamente come prima. Ma chissà….

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