Repubblica del Sudan del Sud – Guerre civili, fame e clima

Gruppo Corallo
(a cura di Eraldo Rollando)
2-3-2017

Il Sudan del Sud, ufficialmente Repubblica del Sudan del Sud, è un paese senza sbocco sul mare nel centro-est dell’Africa con circa 12milioni di abitanti e capitale Giuba o Juba (350mila abitanti). Sino al 2011 il sud del Sudan faceva parte del Sudan.
La regione è stata teatro per molti anni di due guerre civili, combattute dall’Esercito di Liberazione del Popolo di Sudan (ESLP) al fine di ottenere l’indipendenza dal Sudan. I morti sono stati più di 2,5 milioni e 5 milioni sono state le persone costrette a fuggire all’estero. Il Sudan del Sud è uno Stato indipendente dal 9 luglio 2011, a seguito di un referendum passato con il 98,83% dei voti, divenendo un paese membro delle Nazioni Unite.
L’attività petrolifera costituisce però elemento di forte rischio fra le due realtà statuali; infatti i campi di estrazione petrolifera sono nel Sudan del Sud e le raffinerie a nord, in Sudan.
Non fu però il petrolio a creare problemi al Sudan del Sud, ma forti contrasti emersi nel 2013 tra il Presidente in carica Salva Kiir e il vicepresidente Riek Machar appartenenti a due diverse etnie del paese.
Scoppiarono all’interno dell’esercito i primi scontri etnici, che diedero il via ad una guerra civile che durò circa 30 mesi causando la morte di migliaia di persone. Nell’ agosto 2015, dietro pressioni internazionali, si giunse ad una tregua che durò ben poco. Infatti nel luglio 2016
ripresero gli scontri su larga scala.
Il conflitto tra il 2013 e il 2015 è stato segnato da atrocità e gravi abusi: gli uomini in armi considerano come “nemici” intere popolazioni sulla semplice base della loro appartenenza etnica. Nonostante la presenza nel Paese di 12mila caschi blu dell’ONU, la protezione della popolazione civile resta scarsa.
A rendere esplosiva la situazione, oltre al fatto che ormai la realtà politica ed economica si è completamente degradata, lo Stato ha alle sue frontiere paesi come Sudan, Uganda, Etiopia, Repubblica Centrafricana. Tutti Stati con situazioni interne complicate, se non allo sbando.
Una vera polveriera che, se non aiutata, rischia di trasformarsi in un conflitto inter-africano.
A questo, si aggiunge una grave carestia dovuta al clima impazzito nell’Africa centro orientale e nel Corno d’Africa.
La siccità, fra il 2016 e il 2017, ha decimato il bestiame nei campi, i raccolti sono al minimo e la popolazione è in preda alla disperazione. Secondo stime ufficiali almeno 7,5 milioni di persone hanno urgente bisogno di aiuti. Le agenzie umanitarie sul campo si stanno attivando per rispondere il più velocemente possibile a questa ulteriore tragedia. Il paradosso è che il rischio maggiore in queste zone potrebbero essere le piogge in quanto, a causa del terreno reso ormai impermeabile dalla siccità, le strade si trasformerebbero in fango rendendo impossibile la distribuzione degli aiuti

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